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Per vedere l’effetto che fa

Sono diventato un Ironman

Tempo di lettura: 3 minuti

l’Ironman è la distanza più lunga del Triathlon: 3,8 km di nuoto, 180 in bici e 42 km di corsa. Quelli che arrivano nei primi posti dell’ordine d’arrivo sono degli atleti super top, tutti gli altri puntano a migliorare il proprio tempo oppure anche solo tagliare il traguardo. Sono stato uno di questi ultimi per scoprire come mi sarei sentito.

Il circuito Ironman è un business mondiale i cui diritti appartengono al gruppo cinese Wanda. Per darvi un’idea del successo di questa disciplina, le gare che si tengono in ogni parte del globo, Italia compresa, sono sempre sold out; ognuna di queste dà la possibilità di qualificarsi per il Campionato del Mondo che si disputa alle Hawaii nel mese di ottobre.

Quella sfida così esagerata

Sentii per la prima volta parlare dell’Ironman nel ‘95 e quella cosa così esagerata mi affascinò subito.

Avevo lasciato il mondo dello sport agonistico da quindici anni ma tagliare un traguardo simile era una sfida che andava oltre la mia immaginazione. Non avevo mai nuotato in mare e non avevo mai corso una maratona… a dirla tutta, non avevo nemmeno mai partecipato a una gara di triathlon ma ne avevo viste in TV sicché, pensai di saltare tutte le fasi di passaggio – partecipare a triathlon più brevi – e lasciare intatta la curiosità per quella che sarebbe stata la mia prima e unica gara.

Verso Lanzarote, con determinazione

Quell’anno decisi di iscrivermi alla gara che, per durezza e fascino, più si avvicinava al campionato del mondo: l’Ironman di Lanzarote, nelle isole Canarie. Avevo giusto dodici mesi per prepararmi e la disciplina imparata negli anni da atleta mi tornò utile per sostenere due/tre allenamenti giornalieri tra gli impegni quotidiani: la mattina presto era dedicata alla corsa o al nuoto, l’ora del pranzo alla bici o alla corsa e la sera toccava alla ginnastica leggera.

Maggio ’96.

Arrivai a Lanzarote una settimana prima dell’evento e volli subito provare la muta da nuoto che si può indossare quando la temperatura dell’acqua è sotto ai 2°C. Purtroppo, anche se le Canarie sono le isole dell’eterna primavera, l’oceano era per me troppo freddo e la prova la spostai nella favolosa piscina del Club La Santa, contando sul fatto che l’adrenalina del giorno della gara mi avrebbe, sicuramente, consentito di sentire meno il freddo. Non fu così!

Pronti? Via!

Alle 7 del sabato mattina lasciai che 600 atleti scatenati si tuffassero nelle fredde – 18°C – acque dell’oceano dove entrai, con molta calma, per ultimo. Riuscii a cominciare a nuotare degnamente solo alla prima boa (dopo circa 500 metri) ma, non andò nemmeno così male: uscii dai 3,8 km di nuoto dopo un’ora e venti minuti con parecchia gente ancora dietro di me. La zona per cambiarsi – tra una frazione e l’altra – era un enorme tendone dentro al quale, i volontari, ci riempivano le spalle di crema solare ad alta protezione perché la prova in bici e quella a piedi si sarebbero svolte in mezzo ai campi di lava del parco nazionale di Timanfaya

Sotto al sole africano

Lanzarote è un’isola vulcanica (nera) in mezzo all’Oceano, battuta dal vento e dal sole africano; il vento contrario nella frazione in bici sembrava una mano gigante messa lì per impedirti di avanzare e, il sole, durante la frazione a pedi iniziata nel pieno pomeriggio, creava immaginari chioschi di bibite in mezzo ai campi di lava. I primi arrivarono al traguardo dopo 9 ore, io, verso le 9 della sera dopo quasi quattordici ore e tra due ali di folla urlanti perché i turisti presenti erano scesi in strada, dopo la cena, a vedere l’arrivo degli ultimi concorrenti

Ciò che mi entusiasmò fu vedere l’effetto che fa per tutto il giorno: nuotare in mare aperto, pedalare per così tanto tempo e correre/camminare fino alla fine delle energie e anche oltre. Arrivai alla fine col sorriso sulle labbra godendomi tutta quella gente che era scesa in strada per applaudire anche me, un uomo prestato al triathlon per una sola volta.

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