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Designer a confronto: Cappellini, Cibic, Borioli

Sarà un nuovo Rinascimento? Così riparte l’Italia del design

Tempo di lettura: 4 minuti

Il mondo del design è stato particolarmente sollecitato a una riflessione approfondita sui cambiamenti che – seppure già in atto – hanno subito una brusca accelerazione a causa delle necessità legate alla crisi per il coronavirus.

In una tavola rotonda virtuale organizzata da Matrix4design, si sono incontrati per dialogare sul futuro Gisella Borioli (CEO Superstudio) e i designer Giulio Cappellini e Aldo Cibic.

La prospettiva è comune: è necessaria una reazione forte e decisa che dia luogo a una autentica ripresa ed è necessario affidarci a soluzioni che siano adeguate a un nuovo modo di vivere e lavorare. Gli architetti, i designer e i professionisti del settore della creatività sono tra coloro che ci traghetteranno verso un vero progresso, dando forma a una nuova normalità.

Quali sono le prospettive e i cambiamenti che ci troveremo ad affrontare? Cosa ci ha insegnato questo periodo?

Per Gisela Borioli è stato un tempo dedicato alla riflessione: “Mi sono resa conto che prima avevo spesso troppa fretta, passavo oltre. Durante il lockdown ho cominciato a pensare a un mondo idealista e non ideologico. Sino ad oggi siamo stati avvolti da un mondo che si stava avvicinando ad enormi problemi ambientali e sociali; nel cambio di prospettiva, dobbiamo trovare i nostri nuovi eroi – creativi ma anche scienziati, fisici e matematici – che abbiano la capacità di ridisegnare il mondo con meno superficialità e più competenza”. Per Aldo Cibic, il designer deve essere uno strumento utile al suo tempo: “La cosa bella di questo momento è che abbiamo una grande facilità di accesso a tutto ciò che è interessante. Il design può essere un media tra attori di valore che possono lavorare insieme alle grandi tematiche”. Anche Giulio Cappellini, pur nella tragicità del momento, scorge grandi opportunità: “L’essere umano riesce a adattarsi alle situazioni più disparate. Questo periodo ha solo accelerato fenomeni che erano sotterranei ma già in atto. Dobbiamo cogliere queste istanze e farle diventare tema di progetto. Dobbiamo tornare ad essere coraggiosi e ad occuparci di progetti seri, reali, concreti e con una velocità diversa: abbiamo bisogno d’essere rapidi a soddisfare nuovi bisogni. Negli ultimi anni abbiamo fatto troppo e spesso con contenuti vuoti. Lavorare con velocità diversa significa produrre qualcosa di coraggioso che dia delle risposte profonde e ben prese.

Cambieranno i consumi? Vincerà la qualità?

Cibic: “La gente lavorerà di più a casa, vestirà di meno perché cambieranno le occasioni sociali. I consumi saranno sicuramente più calibrati. Tutti hanno risentito economicamente della situazione. Le scelte saranno più ponderate così come sarà da rivedere il concetto di usa e getta. Abbiamo bisogno di prodotti veri, che ci diano delle risposte, ma fortunatamente sono quelli che fanno parte del DNA del grande design italiano. Borioli: “Non solo c’è stato un eccesso di produzione e consumo ma anche l’inganno del low cost. Si è arrivati ad acquisti compulsivi e forsennati di cose inutili, il mercato si è gonfiato di roba fatta in fretta e di bassa qualità. La qualità che noi sosteniamo è stata soffocata dalla quantità. Dobbiamo ripensare al valore delle cose.

Il saper fare italiano sarà una risorsa? Ci farà svoltare?

Cibic: “Se come Paese riusciamo a tenere, siamo senz’altro in grado di ripartire con una marcia diversa e abbiamo tutti gli elementi per potercela fare. Se ce la facciamo economicamente, abbiamo tutte le carte in regola per un nuovo Rinascimento”.

Sappiamo che il virus ci accompagnerà per un po’. Dobbiamo ripensare allo spazio.

Cappellini. “Abbiamo due grandi temi da affrontare, gli spazi domestici e gli spazi ad alto traffico. Abbiamo assistito a un nuovo nomadismo domestico. La suddivisione delle stanze è sempre più ibrida. Questa tendenza è amplificata negli spazi ad alto traffico Oggi si può lavorare in modo diverso: al parco, a casa, al ristorante e nelle sale d’attesa. Sicuramente un elemento fondamentale sono gli spazi di sicurezza ma abbiamo anche bisogno di privacy e di isolamento termico acustico e visivo – pensate a divani con schienali alti che creano un effetto alcova nei luoghi pubblici – e con buona pace dei produttori plexiglass, un pannello non è sufficiente.

Una quarta dimensione del design: il virtuale. Che spazio guadagniamo?

Borioli: “Questa quarta dimensione che stiamo usando è un allargamento delle nostre possibilità. Fa parte del nostro nuovo Rinascimento.  Ho pensato che se facessi una nuova casa per una giovane coppia, farei pareti scorrevoli per dividere un soggiorno grande, attrezzerei gli spazi esterni – persino un piccolo balcone – con prese elettriche e internet per valorizzarli dal momento che abbiamo visto che è necessario”. Cibic: “È andato in crisi il concetto di densità. Prima la vita creativa esisteva solo in città. Io vivo a Vicenza in un posto piacevole e non costoso. La densità non è più il mito che era prima. Questo paradigma è cambiato e passerà definitivamente il concetto che puoi vivere dove la qualità generale della vita è migliore mentre la comunicazione e buona parte del lavoro passerà on line. La densità passerà in rete, non nelle strade della metropoli”.

Quali saranno le tendenze che emergeranno?

Cappellini: “In quanto a ecodesign e integrazione con la natura, in Europa del sud ci siamo sensibilizzati un po’ in ritardo rispetto ai nordici ma la sostenibilità non riguarda solo i materiali. Ricerca e industria si stanno avvicinando, portando a risultati concreti per rispondere a queste istanze sacrosante”. Borioli: “Il primo orto sul tetto è stato realizzato a Milano nel 2014. La tendenza è sempre più forte. Io stessa ho iniziato a togliere fiori dal terrazzo e a mettere erbe aromatiche, fragole, pomodorini, forse a breve anche le patate. lo spazio orto è terapeutico, gratificante e può svilupparsi anche in verticale. Lo spazio outdoor deve essere vissuto: ci sono già grandi compagnie che hanno spazi per lavorare all’aperto

Dall’outdoor arriviamo allo spazio pubblico: si sta parlando di estroflessione dello spazio. Si pensa di portare fuori molte attività prima svolte all’interno: cosa devono fare gli architetti per rendere possibile quest’idea?

Cibic: “Penso alla copertura di Via Santa Radegonda, dove c’è Rinascente a Milano. Era una stradina un po’ triste da cui è stato creato uno spazio pubblico di grande qualità. Dobbiamo capire come costruire posti preziosi perché l’idea di distanziamento può essere legata alla possibilità di creare una città più bella. Finora abbiamo lavorato sull’omologazione invece dobbiamo dare più valore in ogni intervento. Bisognerebbe vivere maggiormente decentrati, non tutti in una città, per non creare affollamento. Per farlo, serve un grosso lavoro di programmazione per lo smart working ma abbiamo molti mezzi a disposizione. Dobbiamo evitare l’affollamento a beneficio della bellezza e della salute pubblica.

Quali sono le parole chiave da tenere come punto di riferimento per i mesi che verranno?

Borioli: “Solidarietà. Pensare agli invisibili e ai deboli”; Cappellini: “Coraggio di guardare avanti, adattandosi”; Cibic: “Nuove alleanze, per capire come creare progetti di valore, sperando che la politica sia all’altezza”.

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