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Quando finisce l’emergenza

Riccione ha ancora il profumo del mare

Tempo di lettura: 3 minuti

Il primo fine settimana di giugno ero a Riccione, in tempo per vedere l’inizio di una nuova stagione. Mai come ora, un vero nuovo inizio.

Riccione è sempre stata la patria del divertimento; insieme alla banda, eravamo soliti andarci in vespa al venerdì sera, partendo da Modena e passavamo le serate con gli amici, avanti e indietro sullo splendido lungomare cercando di rimorchiare le ragazze.

Ci sono tornato subito dopo la pausa che ha bloccato l’Italia per quasi tre mesi

I romagnoli sono gente attiva e creativa, sempre pronti a inventarsi qualcosa.

Nonostante il mare non sia quello dei Caraibi, milioni di persone arrivano qui da ogni parte d’Europa a passare le loro vacanze. Non solo, ci ritornano anche anno dopo anno, accolti da questa gente simpatica che ti chiama per nome e si ricorda da dove vieni e che lavoro fai anche dopo un anno!
Le direttive su come predisporre la spiaggia con le regole del dopo Covid erano arrivate solo tre giorni prima ma la quasi totalità degli stabilimenti balneari era già aperta, bar e ristoranti funzionanti; solo qualche hotel si è preso una settimana di più per organizzre tutto a dovere.

L’apertura mentale che da altre parti è difficile trovare

Io e altri due ragazzi del Team 5.30 siamo stati sul posto per quattro giorni, per verificare se potremo organizzare uno dei nostri eventi a estate inoltrata e abbiamo trovato la disponibilità a discuterne con un’apertura mentale che da altre parti sarebbe difficile da trovare. Riccione – e noi con lei – vorrebbe fare da esempio per tutta l’Italia su come si possa ricominciare ad organizzare in sicurezza un evento sportivo, salvaguardando la salute. Vedremo nelle prossime settimane se e come sarà possibile. Più passa il tempo e più la situazione sembra migliorare a nostro vantaggio, perciò siamo ottimisti.

Riccione attira ogni tipo di turista, con o senza mascherina

Complice il ponte del 2 giugno la città si è riempita – anche se, mi hanno detto, il pienone è ben altra cosa – e mi sono perso ad osservare i comportamenti della gente. Riccione attira ogni tipo di turista, da quello che non indosserebbe la mascherina nemmeno per rispetto verso al barista a quello che, terrorizzato, la porta quasi a coprirsi tutto il viso ma si ostina a voler camminare per Viale Ceccarini all’ora dello struscio schivando i passanti come una pallina da flipper.

La mia comprensione va tutta a loro, a quegli imprenditori che sono voluti ripartire subito nonostante tutto. Anche entrare nel bar alle 6 del mattino, impone una serie di azioni coordinate: entra dalla parte giusta, metti la mascherina, siediti, ordina, tira giù la mascherina, cappuccino e bombolone, alzati, tirati su la mascherina, paga ed esci dalla parte giusta.
In un posto come il bar, che era il massimo del relax, ora sei costretto a ricordarti tutto il cerimoniale per evitare che qualche controllore in borghese appioppi una multa a te e all’esercente.



La situazione in spiaggia è molto più rilassata. La mia impressione è che la gente si sforzi davvero di rispettare le regole, per riguardo a questi imprenditori coraggiosi più che per paura di rimanere infettati da un virus. Camminando sul bellissimo lungomare – su un largo pedonale, la ciclabile accanto separata da piante e fiori e il profumo del mare – di prendere il virus qui, è l’ultima cosa che ti viene in mente. Eppure, anche qui in spiaggia di primo mattino – solo noi a camminare con i piedi in acqua – vedi il tipo che cammina mascherato, forse a proteggere la sua paura.

Mi è tornato in mente Hiroo Honoda, quel giapponese che trent’anni dopo la fine della guerra, nel ’74, venne trovato su un’isola delle Filippine e si rifiutava di credere che la guerra fosse finita.

Il problema sarà proprio questo, far capire che un’emergenza può sì iniziare ma deve anche finire… nella nostra testa e non per decreto.

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