Il segreto della longevità

L’olio d’oliva fa vivere più a lungo?

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È proprio vero che il consumo d’olio d’oliva fa vivere più a lungo? Si legge e si sente spesso nei media che consumare più di mezzo cucchiaio di olio d’oliva al giorno ridurrebbe il rischio di malattie cardiovascolari e cancro. Sebbene l’olio d’oliva sia al cuore della dieta mediterranea, a lungo riconosciuta come fonte di nutrienti associati ad una buona salute, ci sono vari aspetti da considerare leggendo i titoli sull’argomento.

Lo studio dietro ai titoli

Il Consiglio Europeo d’Informazione sull’Alimentazione (EUFIC) ha analizzato in dettaglio uno studio utilizzato come fondamento dell’assunto che l’olio d’oliva contribuisca a una maggiore longevità. Questo studio utilizza dati provenienti da ricerche iniziate negli ‘70 e ‘80, seguendo la dieta, stile di vita e parametri di salute di oltre 90.000 partecipanti (circa 60.000 donne e 30.000 uomini) per quasi 30 anni. I ricercatori hanno analizzato i dati guardando al legame tra il consumo di olio d’oliva ed i decessi.

Gli studiosi hanno trovato che l’aumento dell’olio d’oliva era correlato ad un rischio inferiore di morte.

Nello specifico, i partecipanti con il più alto consumo di olio d’oliva (oltre 7 grammi al giorno o mezzo cucchiaio) avevano il 19% in meno di rischio di decessi per qualunque causa. Lo stesso gruppo presentava anche il 19% in meno di possibilità di morire per malattie cardiovascolari, e il 17% per cancro. Altre cause di rischio di decesso con diminuzioni consistenti erano quelle per malattie degenerative del cervello, come l’Alzheimer e malattie respiratorie.

I ricercatori hanno concluso che sostituire margarina, burro, maionese e altri grassi provenienti dai latticini con l’olio d’oliva potrebbe ridurre il rischio di mortalità. Allo stesso tempo, non ci sono evidenze che mostrino l’olio di oliva sia preferibile ad altri oli vegetali.

Quali sono i fattori da considerare leggendo le conclusioni della ricerca?

É difficile comprovare che il consumo di olio d’oliva sia l’unico fattore in termini di dieta e stile di vita con un impatto sui risultati.

Per esempio, i ricercatori mostrano che le persone che assumono più olio d’oliva tendono ad avere una dieta più sana e sono più attivi fisicamente. Perciò, è difficile mettere da parte l’influenza di altri fattori dovuti allo stile di vita e quantificare l’impatto di un singolo cibo come quello dell’olio d’oliva.

I questionari per la sorveglianza nutrizionale potrebbero non offrire un quadro completo della quantità e tipo di olio d’oliva consumato.

Visto che i questionari dipendono dalla memoria delle persone e dal loro giudizio soggettivo rispetto alle porzioni, può essere difficile stimare in maniera accurata il consumo quotidiano di olio d’oliva o altri grassi nei vari usi (per esempio per friggere, saltare in padella o aggiungere a crudo a pane o insalate, etc). Lo studio, inoltre, non guarda ai vari tipi di olio d’oliva (come l’olio d’oliva raffinato o l’olio extra vergine d’oliva) che potrebbero avere benefici superiori o inferiori.

“Oltre mezzo cucchiaio di olio d’oliva al giorno” potrebbe non essere necessario, considerando che i benefici erano presenti anche con quantità minori.

Nonostante lo studio trovi che l’aumento del consumo di olio d’oliva sia associato ad un rischio inferiore di mortalità sia cardiovascolare che dovuta al cancro, resta difficile capire il livello di assunzione minimo. Si osservano riduzione di rischi significanti anche con meno di un cucchiaino d’olio d’oliva al giorno.

Lo studio prende in esame solo una popolazione specifica negli Stati Uniti, e potrebbe non essere rappresentativo per altre popolazioni, etnie e culture.

Si tratta di uno studio con grande campione ma che include solo professionisti del mondo della salute statunitensi di mezza età negli anni 70-80, principalmente donne e al 98% di etnia bianca. Inoltre, i cambiamenti di dieta e stile di vita nel corso dei decenni si aggiungono alle difficoltà per capire se le quantità di olio d’oliva suggerite avrebbero lo stesso potenziale benefico oggi.

Cosa consigliano le autorità?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda di ingerire meno del 30% delle calorie da fonti di grassi, sottolineando che i grassi insaturi contenuti negli oli vegetali (come l’olio d’oliva, girasole, canola e semi di soia) sono preferibili rispetto ai grassi saturi di origine animale come burro, panna, formaggio e lardo. Una porzione tipo é rappresentata da un cucchiaio di olio d’oliva (10g), oppure in alternativa la stessa quantità di burro o margarina.

Le linee guida nutrizionali per il consumo di oli e grassi variano a seconda dei paesi europei. In Italia, la raccomandazione sottolinea l’importanza di usare grassi insaturi principalmente a crudo, e di scegliere metodi di cottura senza temperature eccessive o per tempi troppo lunghi. Le cose da sapere sui grassi sono veramente molte.

Il Consiglio europeo di informazione sull’alimentazione (EUFIC) è un’organizzazione senza scopo di lucro orientata al consumatore, fondata per rendere più accessibile e comprensibile la scienza dell’alimentazione e della salute, e per promuovere un dibattito pubblico equilibrato sui temi scientifici.

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