Hotel Camelot di Leonardo Gliatta racconta il viaggio emotivo di un ragazzo alla ricerca del padre scomparso tra Milano, Lisbona e la Toscana. Un romanzo di formazione sospeso tra realismo urbano, memoria e mito.
Un viaggio per capire chi siamo davvero
Ci sono romanzi che parlano di viaggi e romanzi che usano il viaggio per raccontare quel momento in cui una persona smette di scappare da sé stessa. “Hotel Camelot”, il nuovo libro di Leonardo Gliatta per Les Flâneurs Edizioni, parte proprio da lì. Da un’assenza, da una domanda lasciata aperta troppo a lungo.
Alex ha vent’anni, vive in una Milano periferica e meticcia e sembra incastrato dentro una vita già scritta. Sua madre è marocchina, suo padre portoghese. Di lui però resta pochissimo. Qualche frammento, una sparizione mai davvero spiegata. Un peso silenzioso che continua a tornare.
Poi arriva un incontro casuale che rimette tutto in movimento. Alex scopre l’esistenza dell’Hotel Camelot, una comunità misteriosa fondata in Toscana proprio dal padre scomparso. E da quel momento il romanzo cambia pelle. Diventa una ricerca, una fuga. Diventa quasi un’Odissea contemporanea che attraversa Lisbona e il golfo di Baratti inseguendo identità, memoria e fantasmi familiari.

Milano, Lisbona e il bisogno di appartenere
Una delle cose più interessanti del romanzo è il modo in cui entra nei luoghi. Milano non è la città scintillante e instagrammabile ma quella delle periferie sospese, delle identità mescolate e delle vite che sembrano sempre in bilico. Lisbona invece è raccontata come una città emotiva, fatta di radici e rifiuti, mentre la Toscana assume contorni quasi mitologici.
Dentro questo viaggio c’è qualcosa che parla molto anche al presente. La sensazione di essere figli di più mondi senza appartenere davvero a nessuno. Il bisogno quasi fisico di trovare un posto dove sentirsi finalmente riconosciuti.
“Hotel Camelot” entra così dentro una delle grandi tematiche della narrativa contemporanea. Le famiglie complicate, i legami irrisolti e le persone che cercano di capire chi sono partendo da ciò che manca.
Un romanzo che nasce da una ferita reale

Leonardo Gliatta ha raccontato di aver scritto il libro in un momento di passaggio molto forte della sua vita. Aveva appena perso suo padre e stava per diventare padre a sua volta. Una specie di cortocircuito emotivo che si sente tra le pagine del romanzo.
Anche per questo “Hotel Camelot” riesce a essere duro e delicato insieme, con alcune note quasi crude e altre di malinconia e tenerezza.
Gliatta arriva dal mondo del cinema e delle arti visive e si vede. Alcune scene sembrano costruite come immagini sospese, con atmosfere che ricordano certo cinema europeo malinconico e notturno. Non a caso in passato ha scritto anche un saggio dedicato a Wong Kar-wai.
“Hotel Camelot” è perfetto per chi cerca romanzi emotivi, pieni di ombre e identità fragili, ma anche per chi ama le storie in cui il viaggio diventa un modo per rimettere insieme i pezzi della propria vita.
INFO
Hotel Camelot
Leonardo Gliatta
Les Flâneurs Edizioni
Collana Montmartre