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Arte verso il futuro

Gilda Contemporary Art, la galleria d’arte resistente

Tempo di lettura: 6 minuti

Gilda Contemporary Art è una galleria d’arte nel cuore antico di Milano, in via San Maurilio, una delle celebri Cinque Vie che da tempo si sono trasformate in un crogiuolo d’attività artigianali e creative.

Nata nel 2017 come braccio commerciale dell’associazione Ars Prima, Gilda Contemporary Art si è fatta un due con il Gilda Store, uno spazio dove si possono trovare oggetti speciali che uniscono funzionalità, immaginazione e ricerca concettuale

L’anima fondatrice e il motore di questo punto di diffusione culturale è la collezionista e mecenate Cristina Gilda Artese che ci racconta la sua visione in un momento di grande incertezza.

Questa non è la prima crisi che investe il mercato dell’arte, come si resiste?

Sono figlia di un collezionista, ho questa passione nel sangue ma ho sempre sentito la necessità di essere parte attiva del sistema dell’arte, un playmaker più che un collezionista-spettatore. Dal 2007 c’è stata una grande crisi che ha investito anche il mercato dell’arte: il sistema è saltato completamente e si è congelato tutto. Io ho cominciato proprio durante quella crisi, nel momento peggiore ma quello che è arrivato dopo è stato più facile. Fino ad ora. Sono seguiti dieci anni di grande evoluzione, con gallerie che non sopravvivevano a tre anni di vita, artisti diventati manager di sé stessi, fiere ininfluenti ma obbligatorie. Smaterializzarsi nel web non aveva senso e bisognava tornare alla fisicità del rapporto con l’arte: questo spazio fisico si chiama galleria.

Come avete attuato la vostra strategia adattiva?

Resistere significa fare propria una strategia adattiva su vari livelli. Bisogna proseguire l’attività nel rispetto delle norme e nello stesso tempo far sì che le persone si sentano tranquille e accolte. Non si tratta solo di rispettare la legge ma anche di non trovarsi in situazioni spiacevoli.

Se dovessimo aspettare di uscirne senza applicare nessuno sforzo, probabilmente staremmo fermi anche per metà del 2021. Abbiamo riaperto la galleria dopo il lockdown con una mostra dedicata alla natura e alla rinascita, con tanto verde e materia viva perché ne avevamo bisogno. Successivamente abbiamo proseguito con Volti, una mostra fotografica collettiva dedicata alla professionalità declinata al femminile: le donne sono quelle che hanno perso di più durante la pandemia perché non solo sono state le prime colpite dalla nuova disoccupazione ma si sono fatte carico ulteriore di tutta una mole di impegni di cura difficilmente riconosciuti. A seguire, c’è stata la personale della pittrice Margherita Martinelli. Lei è un’artista molto tosta perché ha prodotto i lavori in lockdown ma sono molto ariosi e hanno un anelito di ritorno alla normalità. Uno degli aspetti del lavoro in galleria è l’impegno a non fare scoraggiare gli artisti: il lockdown è stato una fatica emotiva enorme per tutti. Alcuni si sono paralizzati perché la creatività ha bisogno di una certa serenità e dobbiamo incoraggiarli affinché non mollino e garantire che le mostre apriranno, in un modo o nell’altro.

Dal punto di vista pratico, abbiamo dovuto mettere in atto un tipo diverso di accoglienza: temperatura, numero chiuso e prenotazione, opening con un numero massimo di venti persone all’ora a rotazione e abbiamo digitalizzato ogni mostra, in modo da rendere possibile anche un tour in 3D che viene mandato assieme all’invito o con la nostra newsletter. Il calmieramento degli accessi non è particolarmente stressante per il pubblico e garantisce la sicurezza.

  • phaera, mostra di Margherita Martinelli, Gilda Contemporary art
  • Il Giardino d'Arcadia, mostra collettiva, Gilda Contemporary Art
  • Vista dell'allestimento di dicembre 2020 Gilda Store
  • Gilda Store - borsetta di Elena Agrizzi e Giuseppe Papalia
  • Gilda Store - Stampa su tavola e su abito di seta di Vittoria Dubini
  • Florencia Martinez fra le sue opere dal titoli Abbracci esposte prossimamente in Gilda Contemporary Art

Qual è il pubblico di Gilda?

L’arte bisogna poterla toccare, non solo fare una visita virtuale. Il grande lavoro è portare il pubblico in galleria, avvicinare i bambini insieme alla gente che lavora. Le persone devono avere la sensazione di poter tornare in un luogo accogliente, un luogo fisico dove c’è bellezza, pensiero ma anche un luogo dove educare all’arte fin da piccoli, entrando semplicemente in un negozio.

Com’è nato Gilda Store?

Il lockdown per me è stata la prima volta in cui ho pensato seriamente di mollare. Poi abbiamo avuto l’idea di aprire questo dipartimento di arti applicate che non rappresenta solo una maggiore efficienza dal punto di vista economico ma rimarrà come valore aggiunto. Anziché perdere l’idea di galleria, ci aiuta ad allargare il pubblico e le due attività sono ben distinte, permettendo quindi agli artisti di poter contare su una fonte di guadagno anche in questo periodo di crisi in cui le fiere sono chiuse.

Gilda Store fa riferimento all’interdisciplinarietà tra le materie. Port avanti da sempre il principio che anche le arti applicate devono essere nobilitate. Molti dei miei artisti spesso si divertono – o completano la loro ricerca estetica – con oggetti funzionali e con piccole opere che ho chiamato arte da regalare. Abbiamo portato on line questa dimensione delle arti applicate, cosa che è molto difficile fare con l’arte figurativa.  Lo store è il luogo fisico di riferimento, per chi desidera vedere una vetrina reale, perché comunque i pezzi sono quasi sempre limitati, numerati o copie d’artista.  Questi oggetti funzionali – che possono essere, ad esempio, un accessorio di moda, un giocattolo, un vaso – permettono di avvicinarsi all’arte in maniera più semplice e meno imbarazzata da parte di chi ha il preconcetto di non capirci nulla e ha più timore a comprare un quadro che un gioiello.

Come si fa conoscere un artista giovane?

Nel 2008 ho pensato a Or not, manifesto identitario dell’Associazione Ars Prima di cui sono Presidentessa. Or not è una collana di monografie, ogni anno dedicata ad un artista. È uno strumento molto potente per la promozione, soprattutto se l’artista in questione è molto giovane, perché autonomamente avrebbe difficoltà a creare un catalogo ed essere autorevole. Con un catalogo in mano e la creazione di una bottega dove vendere, gli artisti hanno la possibilità di entrare nell’attività commerciale e, come logica conseguenza, non scomparire. Per contro, gli artisti devono avere un po’ di anticorpi, essere resistenti.

Nel corso del tempo, Ars Prima messo in luce molte donne talentuose: è un caso?

Non è stata una scelta premeditata ma continuo a trovare le donne più brave dei colleghi uomini, più combattive, più creative, più professionali, più umili, più innovative. Portano con sé un mix di concretezza femminile e visionarietà, riescono a fare e allo stesso tempo a sognare. Di molte di loro, a volte i visitatori mi dicono “ah ma è una donna?”. Credo che il mondo dell’arte di stia liberando dei pregiudizi e sta premiando spontaneamente le donne.

Come vedi il futuro di Gilda?

Vorrei condurre Gilda Contemporary Art verso un’apertura internazionale, creando link tra i miei artisti e realtà estere, una specie di Erasmus dell’arte. Andremo avanti come baluardo delle tematiche ambientali e dell’educazione. Attraverso la galleria, Or not e l’associazione voglio spiegare piegare cosa significa fare l’artista di professione.
L’internazionalizzazione può essere sviluppata anche a livello digitale ma sul web bisogna essere molto cauti per la tutela del diritto d’autore. I nostri artisti adesso sono presenti su una piattaforma che si chiama Artland.

La prossima mostra

A metà dicembre aprirà Tundra di Florencia Martinez, programmata fino a metà gennaio 2021. Parla dell’impoverimento del linguaggio ed è prevista una call to action per coinvolgere il pubblico a cui sarà chiesto di dare un nome alle opere. A fianco a Tundra, sarà esposta la serie Abbracci, sculture che visualizzano contatti emotivamente diversi, significativi di questo periodo di difficoltà in cui ci sentiamo impoveriti della parte fisica della relazione umana. Sono opere un po’ ruffiane, realizzate con morbidi tessuti e cuciture che accentuano la tenerezza del soggetto ma riflettono esattamente il sentimento dell’artista in questo ultimo anno tormentato.
Sono esili ed intense, esprimono una bellezza passionale e fragile allo stesso tempo: saranno in molti a ritrovarsi coinvolti personalmente nelle opere della Martinez.

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