Scrivere lento

Gennaio, tempo di programmazione e del ritorno colto e analogico del taccuino cartaceo

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Dall’etimologia latina alle icone della cartoleria colta, l’agenda cartacea resiste alla dittatura dello smartphone. Tra nostalgia, design e lenta ritualità dello scrivere, alcuni brand storici tornano protagonisti. Un oggetto d’altri tempi che oggi diventa una scelta estetica ma soprattutto una presa di posizione esistenziale.

Agenda, ovvero cose da fare e da ricordare

Agenda: /a·gèn·da/, s.f., dal latino agere, “fare”, nella forma del gerundivo neutro plurale, cioè “cose da fare”.

L’agenda è quindi un promemoria lungo un anno sul quale annotiamo, letteralmente, le cose da fare ma anche eventi da ricordare, compleanni e anniversari compresi. Volendo essere pedanti, si potrebbe chiamarla agenda et ricordanda, ma è probabile che il grande pubblico non apprezzerebbe troppo.

Quando l’agenda era una strenna e non un’app

Fino a poco tempo fa – diciamo massimo tre lustri, non tre ere geologiche – prima che lo smartphone conquistasse il dominio quasi totale del quotidiano mandando in pensione telefoni fissi, penne, quaderni e agende cartacee, una delle strenne natalizie più tipiche era proprio lei, l’agenda. Insieme al calendario da parete – che ancora oppone una buona resistenza – l’agenda era spesso omaggiata da banche e compagnie assicurative. Oggi, complice la tecnologia e i tagli ai bilanci, anche questa abitudine gradita ed urbana è scomparsa. Forse sopravvive solo per i grandi investitori, chissà.

Il lutto per la Smemoranda

Ancora fresco è il lutto, per grafomani e amanti della cartoleria, per la Smemoranda, oggetto di culto per la generazione X e oltre, che ha chiuso i battenti nel 2023. Dal 1978, grazie all’intuizione di Gino & Michele, è stata molto più di un diario scolastico: una sorta di social network ante litteram. Ospitava compiti da (non) svolgere, dediche, disegni, testi di canzoni, ghirigori nati durante lezioni interminabili. E poi quei foglietti finali staccabili, antesignani degli sms, passati di banco in banco. Ma stiamo divagando.

Le nicchie resistenti dell’analogico

Tornando alle agende, se è vero che il mondo digitale è crollato loro addosso, è anche vero che esistono nicchie di appassionate [femminile sovraesteso] che non demordono e semmai integrano analogico e digitale. Ma quale agenda scegliere? Le vere appassionate non si accontentano delle versioni economiche di Tiger o Legami. Cercano altro.

In linea generale, architette, designer e grafiche tendono verso alcuni brand, mentre storiche dell’arte, bibliofile e designer dal gusto più colto verso altri. Nel primo caso, dopo la mercificazione della Moleskine, resta NAVA Design come faro nella nebbia. Nel secondo, orfane delle iconiche Naj Oleari e dei taccuini neri “pelle di talpa”, rimane l’agenda edita da Franco Maria Ricci.

In tutti i casi non si parla di un oggetto da infilare in borsa, ma di un vero libro. Snello, certo, ma da scrivania, da scrittoio, da tempo lento. Sempre che questo concetto sia ancora applicabile alla mentalità produttiva contemporanea.

NAVA DESIGN MILANO / Agenda Settegiorni Special

Franco Maria Ricci e il ritorno dell’eleganza editoriale

Un tempo l’agenda Franco Maria Ricci, stampata su carta Fabriano, rilegata in seta nera Orient, impressioni in oro e font Bodoni, era un omaggio agli abbonati o acquistabile direttamente dall’editore. Oggi, dopo le vicissitudini della casa editrice, dalla vendita ad Art’è nel 2002 alla scomparsa del fondatore nel 2020, fino al riacquisto del marchio da parte di Laura Casalis nel 2021, la prassi resta la stessa.

L’edizione 2026 presenta anche illustrazioni di Erté, maestro dell’Art Déco, anticipando la mostra a lui dedicata al Labirinto prevista proprio nel 2026.

Agenda FMR 2026

NAVA Design, Noorda e la calligrafia

L’agenda 2026 di NAVA Design ripropone il progetto intramontabile di Bob Noorda per la Settegiorni, mentre la Day By Day riedita il design firmato da Max Huber nel 1972. Per entrambe, significativo l’appuntamento in boutique a Milano con la calligrafa Betty Soldi che, con il suo lavoro, mantiene viva la tradizione della bella scrittura, rinnovando il legame naturale tra gesto e carta.

Scripta manent, ancora

Bella scrittura, scripta manent, scriptorium: tre parole che evocano un gesto antico, legato a doppio filo alla carta, alla sua storia millenaria e all’arte di stamparla, tagliarla, progettarla. Libro o agenda che sia, resta un oggetto insostituibile, capace di suscitare meraviglia.

Le due realtà che hanno deciso di investire nuovamente in quest’arte antica, rinate come l’Araba Fenice, tornano alle origini e ripropongono, nell’epoca postmoderna, un sogno antico rivitalizzato.

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