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La forma del ricordo

Food design e memoria del palato

Tempo di lettura: 2 minuti

Cibo, ricette, ristoranti stellati, farine e grani antichi sono ormai argomenti quotidiani, ancora di più in questo particolare momento in cui la cucina è una zona franca della quarantena psicologica delle persone.

Negli ultimi anni ho scoperto cosa amo di più del cibo: il potere di generare e di conservare ricordi profondi, associare all’assaggio di un piatto un traguardo raggiunto, far riaffiorare episodi della quotidianità e memorie dell’infanzia che possono avere la forma di un frutto.

Il sapore delle emozioni

La memoria è una qualità su cui posso fare affidamento da sempre: quando penso al cibo, nella mia mente appaiono immagini, ricordi olfattivi e uditivi che si caricano di significato, così vividi che inevitabilmente mi emoziono.

Se ti dico panini piuma, cosa ti viene in mente? Probabilmente nulla. Nel mio vocabolario, invece, panino piuma era il nome con cui mia nonna chiamava i panini al latte, quelli morbidi senza crosta; bastano quelle due paroline e io penso immediatamente ai lunghi viaggi in macchina dove il panino piuma – farcito rigorosamente di formaggino e prosciutto cotto – era l’unico pasto che la mia famiglia potesse fare. Sulle scelte gastronomiche di mia nonna avrei potuto scrivere una tesi.

Riesci a ricordare qual è il primo dolce che hai fatto nella vita?

Io avevo più o meno sei anni. In casa mia non c’erano molte merendine e cioccolato. Io avevo inventato la carota nello zucchero; mi facevo pelare una carota e di nascosto la immergevo nella zuccheriera. È stato il mio primo finger food low cost e molto fast: ti consiglio di provare.

Non ci sono sempre e solo ricordi belli. C’è qualcosa che da un certo giorno non mangio più, che mi è diventato antipatico. È il caso delle tagliatelle. Tu rinunceresti mai ad un piatto di tagliatelle al sugo? Ebbene, per me le tagliatelle sono il ricordo di una domenica infernale con i parenti in cui non riuscivo a mangiarle, perché troppo scivolose, e decisi di iniziare a fare i capricci. Fui mandata in punizione in camera per tutto il resto della giornata…per colpa delle tagliatelle!

Un terreno da esplorare

Però, posso dire di essere stata letteralmente salvata dalla maionese. Non so dirti perché ma quando, in passato, ho affrontato dei momenti difficili e l’appetito mi mancava, l’unica cosa che riuscivo a mangiare – mattina e sera – era maionese spalmata su fette di pane. Forse perché mi ricordava le tartine durante le grandi cene e i festeggiamenti natalizi.

Se chiudi gli occhi e provi a ricordare con la memoria del palato, cosa ti viene in mente? Hai mai fatto questo esperimento? Prova anche tu con tre ricordi: uno bello, uno brutto e il tuo primo ricordo che abbia a che fare con il cibo.

Negli ultimi anni ho capito che desideravo solo lavorare nel mondo-cibo, farne parte. Sono rimasta affascinata dagli studi relativi ai comportamenti sociali legati al cibo e, quando ho capito che il terreno era ancora ampiamente esplorabile, mi ci sono buttata a capofitto. Oggi, con il mio lavoro, cerco di andare oltre i semplici dati numerici, cerco di capire cos’ha spinto quella persona a consumare proprio quel piatto piuttosto che un’insalata.

Dietro ogni scelta, anche la più banale e quotidiana, c’è sempre un motivo. Spesso, un ricordo.

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