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Parola d’autrice

Chiara Francini: Il cielo stellato fa le fusa

Tempo di lettura: 5 minuti

Quattro ragazze e quattro ragazze si trovano bloccati in una sontuosa villa sulle colline di Fiesole, tenuti a bada dalla governante Lauretta e dal sontuoso gatto Rollone. Come passare il tempo? Raccontando storie.

Assai liberamente ispirato al Decamerone, Il cielo stellato fa le fusa è il nuovo romanzo di Chiara Francini, trecentotrentasei pagine dirompenti come l’autrice, scritte in una lingua strabordante e che lascia frastornati, esattamente come Chiara è solita investire il pubblico con una verve fuori dagli schemi e con una cultura letteraria che esce da ogni poro della sua pelle esemplare.

È un paniere pieno di delizie, dice la Francini nella presentazione ufficiale – tenutasi rigorosamente in Meet -e alla quale hanno partecipato numerosi book blogger e giornalisti ma, soprattutto, il magnifico gatto fulvo che fa da voce narrante a Il cielo stellato fa le fusa.

Dal momento che la voce dell’autrice e il suo modo di raccontare sono fondamentali per apprezzare la sua opera, le lasciamo l’onore di rispondere alle tante domande che le sono state rivolte.

La domanda banale: come ti è venuto in mente di scrivere un libro del genere?

La mia editor americana mi ha detto Tu devi assolutamente scrivere il Decamerone (immagina l’accento di Stanlio). Ci ho pensato e l’idea mi intrigava perché mi dava modo di dare sfogo alla mia grande curiosità e mettere insieme tanti elementi, varie nazionalità, tante belle storie e la poesia che amo molto.

La situazione a monte puzza di lockdown e di epidemia, anche se i protagonisti possono stare in assembramento

Nessuna delle due situazioni viene mai citata, l’idea esce così, in maniera naturale. Il romanzo si apre con una realtà che potrebbe essere quella dei giorni attuali. Soprattutto ci sono tanti personaggi colorati immersi in un luogo bellissimo. Non c’è un solo tipo di peste. La peste è la mancanza di senno e di regole, la perdita di quello che rende civile l’umanità, è il caos. La straordinarietà non sta nella malattia ma nella salute. Il libro si chiude con una riflessione su come la vita ci metta davanti a una situazione in cui bisogna capire che la nostra vita è strettamente legata al concetto di simpatia: siamo feriti ma guaritori.

Che ruolo ha l’ironia nella tua vita?

Ironia e autoironia sono il mio pane mortadella. Sono quelle che svelano il mondo più della bellezza di Dostoevskij. Gli errori sono meravigliose possibilità che ti rendono unica. L’ironia è una mano calda sulla pancia quando fa male, ti rassicura e ti dà la consapevolezza dell’umanità. Essere sbeccati è un valore e leggerezza non significa superficialità ma planare sulle cose. Questa vita bisogna rispettarla e amarla pazzamente.

L’incipit è molto originale. Avevi tutta la storia sottomano o ti sei lasciata trascinare?

Avevo l’idea di scrivere una sorta di Decamerone – e per questo mi scuso con Sir Boccaccio – ma io non ho assolutamente mai un’idea compiuta. È sempre, più che altro, una sorta di disarmonia prestabilita: conosco l’inizio e la fine ma non so cosa c’è nel mezzo. Il processo creativo ti deve dare gioia e se mi rompo i coglioni io, figuriamoci il lettore. Fare l’autore sull’eremo non rientra nella mia concezione.

È, questa che vi narro, una storia che prende vita sulle colline di Firenze, durante un giorno di maggio, in una dimora dal nome che pare scritto da Petrarca. O da Biancaneve. Villa Peyron al Bosco di Fontelucente. In questa magione profumata di fiori, caffellatte e bucati s’ha da svolgere, durante un fine settimana, un convegno prelibato che parla di Cibo e Cultura.
I partecipanti, golosi di bellezza e d’arte, vengono da ogni angolo del creato. Governante e regina della magione è la Lauretta, colei che tutto tiene a bada, sbenedizionando a destra e a manca col mestolo disinvolto, la cucina sopraffina e la ciabatta lesta quanto la lingua.
Ma d’improvviso, accade l’impensabile.
Il variopinto bouquet d’umani si trova rinchiuso, sprangato per un tempo assai più lungo di quello immaginato. Una clausura involontaria, un perimetro stretto stretto, anche se straordinario. Che ne sarà dei nostri sventurati, alla ventura? Sconosciuti gli uni agli altri.
In fondo anche a se stessi. E non potendo più uscire, che si fa? Ci si ispira al Decameron del Ser Boccaccio, si raccontano novelle! Tutti diventano oratrici e oratori per ritrovar l’allegrezza certo, ma in verità per dire assai di più. Questi umani vi narreranno di vergini non più di primo pelo, di principesse e malocchi, di donne che hanno battagliato per stare in prima fila e di poeti e poetesse dimenticati che sono rimasti in ultima, di madri coraggio, di poliziotti e regine unti in ogni pertugio, di matite spezzate, nonni muratori e d’amori rotti ma profumati.
Insomma, in questa storia c’è tutto. E anche qualcosa in più. Vi potete fidare se lo dico io. Ah, lasciate che mi presenti. V’accompagnerò durante tutto il racconto, alla scoperta di questa straordinaria commedia umana.
Mi chiamo Rollone il Vichingo e rappresento quanto di più perfetto esista in natura: sono un gatto, dal pelo fulvo.
Io vedo e so. Molto più di ciò che dico. Sempre. In questa storia a furia di narrare e toccarsi con parole, tutti, alla fine, faranno la cosa più coraggiosa del mondo. Si riveleranno per quello che sono: uno spettacolo misterioso, una frittatona saporita come solo gli umani sanno essere. Parola di Rollone.
Un gatto che parla. Che assurdità, direte. Eppure, succede, stolti. Non è una fiaba e neanche un capriccio. Provate a concentrarvi e a credere. E capirete che è solamente vita.

Registro alto e registro basso: quanto ti sei divertita a mescolarli?

Mi sono divertita tanto perché devo sentire la lingua nell’orecchio, letta dalla voce narrante. La mia editor si chiama Lydia ed è molto brava ma anche molto perbenino: a un certo punto mi contestava l’uso del verbo sbenedizionare, che non è toscano ma si trova nel Porta e nel Belli in dialetto romanesco. È importante seguire la musicalità e sbenedizionare il lettore lo capisce ugualmente, perché rende l’idea in maniera immediata, un po’ come quando ti rendi conto che sei innamorato o sei in amicizia e diventi molto verace.

Parliamo della prospettiva gattara ben chiara anche dal titolo e dalla copertina: Rollone il Vichingo, la voce narrante, perché lui?

Sono una grande amante dei gatti e infatti il mio secondo libro era dedicato a Lorelai che non c’è più.  I gatti sono maestosi e ti guardano dall’alto anche se stanno per terra. Possiedono un animo monicelliano, così sarcastico e così umano. Rollone è quasi l’immagine della perfezione, così caustico e colto. Mi diverte l’idea del gatto che cita Gadamer mentre si fa il bidet.

La copertina è un celebre quadro di Hieronymus Bosch, ripreso da un’artista che è una grande amante di gatti, Svetlana Petrova. Il suo enorme gatto Zarathustra entra nei più grandi dipinti della storia e mi è sembrato perfetto, perché rappresentava la commedia umana con il gatto centrale. Attorno a lui c’è un’umanità variegata che trema e ha delle scosse, il rumore incessante delle fusa nella commedia umana.

Il cielo stellato è, insieme, una citazione di Kant e una ricetta campidana Per me il cibo è fondamentale: il mio paradiso assomiglia molto allo stare sempre a tavola a parlare.

Preferisci la recitazione o la scrittura? Essere un’attrice ti aiuta quando scrivi?

Preferisco il teatro se si tratta di recitazione ma, in assoluto, la scrittura perché solo con quella posso restituire tutte le mie tinte. A teatro non sono mai parole tue e, invece, scrivere è come essere dio, sei libero. Recitare aiuta la scrittura perché per me è una questione di solfeggio e di orecchio: se io leggo la Lauretta con il suo accento, è molto divertente. La recitazione mi aiuta quando scrivo dialoghi banali che devono essere credibili.

Chiara Francini, nata a Firenze e cresciuta a Campi Bisenzio, è una scrittrice e attrice di teatro e cinema.
Collabora con “La Stampa” come editorialista. Per Rizzoli ha pubblicato i romanzi bestseller Non parlare con la bocca piena (2017), Mia madre non lo deve sapere (2018) e Un anno felice (2019).

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