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Il tempo sospeso dei cinefili

Beltrade sul sofà, cinema per fedelissimi

Tempo di lettura: 4 minuti

Il Cinema Beltrade è una piccola sala milanese molto conosciuta per i film d’autore e – a detta dei veri cinefili – il cinema più bello di Milano.

Una lunga storia d’amore per il grande schermo

Il Beltrade nasce nel 1940 come cinema parrocchiale e nella sua piccola storia d’amore con il grande schermo, ospita anche, per un periodo, le proiezioni della Cineteca Italiana.

Nel 2012, però, si presenta una sfida di non poco conto: la sala è a rischio chiusura perché i volontari della parrocchia faticano ad occuparsene e contemporaneamente si presenta il problema di una spesa ingente per digitalizzare la sala. Chiedono quindi aiuto a Paola e Monica di Barz and Hippo, una società specializzata nella gestione di cinema comunali ed arene estive in Lombardia dove – con agilità e leggerezza – portano 35 millimetri e schermi portatili.

Dapprima aiutano il Beltrade a vincere un bando di Fondazione Cariplo e poi, dal 2017 prendono direttamente in affitto la sala curandola in ogni suo aspetto gestionale e facendolo vivere come punto di riferimento per il quartiere nel frattempo divenuto NoLo (acronimo di Nord Loreto) e per chi è interessato a un certo tipo di cinema.

Qui ci raccontano con le loro parole la loro sfida per mantenere in vita questo piccolo orgoglio di cinema indipendente.

La nicchia cinefila

 “Il Beltrade era considerato un cinema periferico dallo scarso potere contrattuale: meno potere ha la sala, più tardi riceve i film. Potendo ottenere i blockbuster solo dopo che erano stati tolti dagli schermi del centro, decidemmo di studiare una programmazione alternativa e rivolgerci a film diversi e a piccoli distributori indipendenti che, grazie al digitale, sono aumentati e si auto-distribuiscono. Abbiamo visto che potevamo avere un pubblico interessato a film che non trovi in altre sale e quindi abbiamo perseverato in questa direzione. Gli indipendenti, d’altro canto, sono stati subito ben disposti a darci le opere in prima visione, perché nemmeno loro hanno spazio”.

Strategia di multiprogrammazione in lingua originale

 “Abbiamo deciso di avviare una programmazione con tanti film al giorno in modo che le pellicole più forti potessero sostenere il bilancio e permetterci di dare spazio anche a film più deboli, con una programmazione oraria a rotazione. Abbiamo deciso anche di proiettare solo originali sottotitolati, un po’ perché i più giovani sono già abituati da internet ad ascoltare materiale in lingua, un po’ perché abbiamo un pubblico di stranieri e, infine, perché gli appassionati che seguono i festival del cinema generalmente detestano i doppiaggi. Il pubblico è intelligente, infatti la nostra proposta è piaciuta fin da subito e man mano il pubblico si è allargato”.

Beltrade sul Sofà

Ora che le sale cinematografiche sono chiuse a causa del coronavirus, il cinema Beltrade si è inventato un modo alternativo per stare accanto ai suoi frequentatori.

“Dopo lo shock iniziale, in cui abbiamo temuto il peggio, abbiamo pensato di aprire un canale VOD su stimolo degli spettatori. Per accedere ai Video on Demand compri la visione di un film pagando normalmente un biglietto. Nell’emergenza ci siamo appoggiati a Vimeo – che era la scelta più rapida – e abbiamo aperto il canale Il Beltrade sul Sofà.

Abbiamo contattato tutti i distributori, registi e produttori che lavoravano già con noi chiedendo se volessero darci le loro opere e così, ad oggi, abbiamo circa 50 film sul nostro canale.

Abbiamo optato per un biglietto responsabile a prezzo variabile, che può andare da 1.70 euro fino a 9 euro per un biglietto sostenitore. Questo è un esperimento che volevamo fare da tempo ma che per la sala non avevamo ancora osato. In realtà, sta andando bene, siamo molto soddisfatte”.

Strategie post-Coronavirus

“Il canale ha una resa bassa di visioni rispetto a quella della sala, circa un settimo rispetto a un giorno infrasettimanale, ma per essere un canale appena nato non ce la caviamo male. Chi ama andare al cinema vuole vedere il film in sala. Come monosala di quartiere possiamo contare sulla fedeltà del pubblico. Quando tutto questo si sarà risolto, alcuni avranno ancora paura ma tanti non aspettano altro che la riapertura delle sale.

Essere così attive sui social non ci toglie le preoccupazioni per il futuro. Le arene estive – sempre che si possano fare – non saranno semplici da realizzare, sia per le misure di tutela della salute che per motivi economici; i drive-in hanno costi tecnici troppo alti e non ci piacciono perché incentivano l’utilizzo dell’auto. Noi vogliamo continuare a fare cinema ma non possiamo fare altro, in questo momento, che aspettare e capire con che criteri potremo riaprire.

L’investimento dello Stato nello spettacolo lascia le sale cinematografiche un po’ in disparte. Sarebbe necessario, in particolare, assicurare un certo sostegno ai cinema indipendenti, che hanno pochi margini e potrebbero andare incontro a spese tali da non riuscire a riaprire. Non siamo favorevoli all’assistenzialismo, ma il finanziamento che lo Stato riserva alle sale cinematografiche incide per circa il 5% sugli incassi (in Francia è circa il 30%). Una sala che ha come risorsa – pressoché unica – i biglietti d’ingresso è particolarmente esposta in una crisi come quella attuale; il valore delle tante sale piccole e indipendenti che fanno cultura plurale e condivisa andrebbe senz’altro tutelato.

Di questo valore, una grande ricchezza che sarebbe un peccato se andasse in fumo, si parla anche in una lettera aperta a sostegno dell’esercizio cinematografico indipendente che abbiamo firmato insieme ad altre sale e che potete leggere qui.

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