Apre finalmente a Mantova – grazie al passaggio in zona gialla della Lombardia il 26 aprile ma con poco ritardo – la mostra Il mito di Venere a Palazzo Te, a cura di Claudia Cieri Via, con la collaborazione di un comitato scientifico composto da Stefano Baia Curioni, Francesca Cappelletti e Stefano L’Occaso.
Il percorso, visitabile fino al 12 dicembre 2021, guida il pubblico in una sorta di caccia al tesoro, alla scoperta di oltre 27 rappresentazioni di Venere presenti nel Palazzo, tra dipinti sculture e bassorilievi.
Un percorso tra miti e favole antiche, raccolto anche in una guida cartacea e multimediale, che si arricchisce con l’esposizione della scultura Venere velata della collezione del Comune di Mantova, appartenuta a Giulio Romano e conservata presso la Galleria dei Mesi a Palazzo Ducale, e dell’arazzo Venere nel giardino con putti, realizzato da tessitori fiamminghi su disegno dello stesso Giulio Romano, di recente ritornato a Mantova grazie a una complessa operazione d’acquisto condotta dalla reggia gonzaghesca, dalla Direzione Generale Musei del MiBACT e con il sostegno di Fondazione Palazzo Te.

Giulio Romano e allievi Venere Marina Sala dei Cavalli 1525-1526 affresco Mantova, Palazzo Te Foto: Gian Maria Pontiroli v© Fondazione Palazzo Te 
Palazzo Te Facciata sulle Peschiere Foto: Gian Maria Pontiroli © Fondazione Palazzo Te 
Giulio Romano e allievi Venere alla guida di un carro indica Psiche ad Amore Camera di Amore e Psiche 1527 olio su intonaco su supporto ligneo Mantova, Palazzo Te Foto: Gian Maria Pontiroli © Fondazione Palazzo Te 
Giulio Romano e allievi Volta della Camera del Sole e della Luna 1527 stucco Mantova, Palazzo Te Foto: Gian Maria Pontiroli © Fondazione Palazzo Te 
Giulio Romano e allievi Afrodite velata Volta della Camera del Sole e della Luna 1527 stucco Mantova, Palazzo Te Foto: Gian Maria Pontiroli © Fondazione Palazzo Te 
Giulio Romano e allievi Venere allo specchio e Amore Volta del Camerino di Venere 1527 Affresco Mantova, Palazzo Te Foto: Gian Maria Pontiroli © Fondazione Palazzo Te
Chi è Venere?
Da dove nasce la sua forza? Da dove vengono i suoi poteri capaci, grazie ad Amore e Bellezza, di condizionare i desideri e le azioni degli uomini, di proteggere o tormentare innamorati umani e divini?
Oggi le attribuiamo semplicemente una valenza di bellezza estetico formale mentre nella mitologia greca, Venere che nasce dalla schiuma generata dal membro di Urano evirato da Crono è simbolo di generazione. Non appena Venere posa i piedi sulla terra, la fa fiorire e porta una nuova armonia tra cielo e terra.
O genitrice degli Eneadi, godimento degli uomini e degli dei,
divina Venere, che sotto i segni mutevoli del cielo
il mare che sostiene le navi e le terre che producono i raccolti
vivifichi, perché grazie a te ogni genere di viventi
viene concepito e giunge a visitare, una volta nato, i lumi del sole.
Lucrezio, De rerum natura
L’immagine della dea, che ha attraversato secoli mantenendo intatta la sua fama e intuitivi i suoi poteri, dalla bellezza alla capacità di scatenare e proteggere la passione amorosa, ha avuto una enorme diffusione nell’arte figurativa, nella doppia valenza di una Venere celeste, nuda e intangibile, divinità astrologica simbolo della perfetta bellezza e dell’amore virtuoso e di una Venere terrestre che presiede alla generazione e ai piaceri amorosi.
Venus generatix
La mostra illustra gli aspetti diversi della dea, concentrandosi sulla Venus genetrix e sulla sua armonia con la natura dei giardini, un aspetto cruciale per la costruzione e la decorazione della villa del Rinascimento.
Venere è una figura prismatica: nasce dalle acque come Venere Celeste, presiede alla rigenerazione della natura come Venere primavera; sposa di Vulcano, è amante di Marte e innamorata di Adone, ma soprattutto madre del pericoloso Cupido e con lui testimone di amori infelici.
Le sfumature fanno parte di ogni sua rappresentazione: del nudo di Venere Celeste gli uomini, come nei racconti di Plinio e Valerio Massimo, a proposito della Venere di Cnido, scolpita da Prassitele, potevano innamorarsi fino a impazzire.
La raffigurazione di Venere, nuda e perfetta, pone inoltre il problema del modello, che per gli antichi scultori era stato, secondo la testimonianza delle fonti, una scelta fra gli esempi viventi. L’idea che si potesse prendere a modello una bellezza contemporanea affiora all’inizio del Cinquecento, quando si teorizza anche l’esistenza delle Veneri viventi, muse ispiratrici degli artisti. Si arriva a pensare che una modella potesse prestare a Venere non solo il volto, ma anche il corpo. È così che il re di Francia, Francesco I, ricevendo in dono dal marchese di Mantova una Venere di Lorenzo Costa, poteva chiedere se per caso una dama della corte avesse posato per il quadro.
Se la mostra dichiara all’inizio la natura complessa e inafferrabile della dea e delle sue raffigurazioni, procede poi a evocarne il ruolo all’interno degli assetti decorativi del Cinquecento e del Seicento. Venere, al di là del simulacro, è protagonista di “favole”, di leggende e miti che hanno a che fare con la natura, luogo in cui si materializzano i suoi poteri e le sue vicende. I mortali omaggiano Venere in giardini rigogliosi e qualche volta il riposo o il bagno della dea sono minacciati da esseri dall’apparenza ferina, espressione di una natura primordiale. A forze magiche e irrazionali attingono gli esseri umani quando si tratta di conquistare un amante riluttante; pozioni e incantesimi sono strumenti di Venere, ma di una Venere rovesciata e pericolosa.
La misura della bellezza
Il percorso della mostra prosegue nelle stanze aristocratiche, come nella dimora della cortigiana, luoghi dove Venere è costantemente raffigurata. Con lei si misurano le donne contemporanee, che il paragone letterario spinge verso il modello mitologico: la bellezza sublime della dea è la caratteristica che definisce le donne meritevoli del ritratto. Le loro immagini vengono presto raggruppate, come quelle della dea e di eroine antiche, in camerini tematici, come le stanze delle Belle.
Venere divina. Armonia sulla terra
Il progetto espositivo si inserisce nel programma annuale Venere divina. Armonia sulla terra è stato ideato da Fondazione Palazzo Te per completare una riflessione sul femminile avviata nel 2018 con la mostra Tiziano/Gerhard Richter. Il Cielo sulla Terra e proseguita nel 2019 con Giulio Romano: Arte e Desiderio.
La seconda tappa è prevista dal 22 giugno al 5 settembre 2021 con l’esposizione del capolavoro di Tiziano Venere che benda Amore, in prestito dalla Galleria Borghese di Roma.
L a terza e ultima tappa del progetto partirà il 12 settembre con la mostra Venere. Natura, ombra e bellezza, a cura di Claudia Cieri Via, che fino al 12 dicembre 2021 indaga le origini del mito e la sua creazione, grazie al recupero cinquecentesco di leggende e di iconografie antiche.
L’esposizione dedica parte del percorso alla diffusione del mito nelle corti europee, al legame della divinità con le acque, i giardini e i parchi, e con la bellezza delle donne dell’epoca. Una sezione viene dedicata anche ai “pericoli” di Venere e al legame di maghe e streghe con il culto della dea.