Video intervista a Manuel Moavero

Come e perché si diventa game designer

Tempo di lettura: 2 minuti

Ho incontrato Manuel Moavero, fa uno dei lavori più invidiati dai teens: il game designer.
Una figura professionale che incuriosisce molto, poliedrica, quasi mitologica, dove si fondono le competenze tecniche a tanta creatività e a una nerditudine estrema.

Manuel ha studiato informatica ma poi – dopo aver capito che voleva essere lui, in prima persona, a utilizzare i media elettronici per concretizzare le sue idee – ha lasciato la vecchia facoltà per laurearsi al DAMS di Roma specializzandosi in Arti Elettroniche, comunicazione digitale e Cinema. Dopo la laurea si è iscritto allo IED Roma, in uno dei primissimi Master di Game Design in Italia e, grazie alle persone incontrate là, ha iniziato il suo percorso nell’industria.

Il primo videogioco che ha realizzato come Game Designer è stato Lords of Football, per l’italianissima Geniaware, prima di trasferirsi a Milano dove abita e lavora attualmente.

Il mondo dei videogame è in costante crescita. Secondo Newzoo, nel 2020, il mercato globale dei giochi genererà entrate per oltre 160 miliardi di dollari, con un aumento del 7,3% su base annua. Solo in italia, i videogiocatori sono 24.000.000, quasi un italiano su due.

Inevitabile pensare che sia un settore lavorativo giovane, dinamico e ricco su cui puntare per il proprio percorso. Sarà proprio così?

Tante risposte alle domande più curiose, le trovate nella video intervista.

Il resto l’ho riportato qui.

Ciao Manuel, toglimi la prima curiosità: il mondo dei videogiochi, in Italia, è produttivo?
Ciao! Beh, iniziamo subito con una domanda bella diretta! Senza tanti giri di parole: l’Italia è indietro dal punto di vista dei videogiochi per tanti motivi, sia strutturali del nostro paese che di forma mentis di chi ci lavora. Attualmente ci sono tantissimi studi che aprono e chiudono nel giro di 2-3 anni e pochi studi veramente stabili, alcuni dei quali però in buona crescita. La situazione non è rosea ma neanche terribile, diciamo che – se si vuole vivere con i videogiochi -bisogna rimboccarsi le maniche, mettere da parte le velleità e lavorare duramente.

Cosa fa esattamente un game designer?
Il game designer è un po’ come l’architetto del film Inception: realizza un mondo simbolico ad uso e consumo dei giocatori che lo vivono proprio come dei sognatori. Nella pratica scrive le regole e le ambientazioni dei giochi, facendo da collettore di tutte le idee dei componenti del team che li realizza, in modo da realizzare un’esperienza coerente e significativa.

Dove trovi ispirazione per i tuoi progetti?
Da qualunque cosa: oltre che da altri giochi, anche da un film, da una canzone, da un libro, da un fumetto, dall’arte o dall’architettura (tutte cose di cui sono appassionato). Alle volte, addirittura da una cosa che ho mangiato o bevuto, chiedendomi come gli elementi che la compongono contribuiscono al piacere di chi ci entra in contatto.

Quali sono le tendenze dei videogame oggi?
Come altri media, ci sono mode ed elementi che emergono rapidamente per poi sparire dopo non molto ma la tendenza più forte, contrariamente a quello che si pensa, è quella di unire le persone e farle giocare assieme, facendole interagire tra di loro e facendole alleare per un obiettivo comune. Questa cosa, oltre a creare un’esperienza più “umana”, fa nascere anche delle bellissime amicizie che escono dallo schermo e uniscono le persone nel mondo reale.

Grazie del tuo tempo Manuel!
Grazie a voi per tutte le Cose Belle che scoprite in giro!

Se siete curiosi trovate molto di più nel video.




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