Trent’anni di scatti, cemento e poesia: la mostra a Villa Ghirlanda celebra il fotografo Alberto Lagomaggiore, maestro nel raccontare l’anima nascosta delle città. Dai cantieri di Milano ai sogni industriali della Genova postmoderna, un viaggio tra architettura e visione, dove anche un capannone può commuovere.
Architetture da amare e fotografare
Se pensi che la fotografia d’architettura sia una faccenda per addetti ai lavori armati di cavalletti e pazienza zen, ti conviene rivedere le tue idee perché quando lo sguardo dietro l’obiettivo è quello di Alberto Lagomaggiore, ogni edificio diventa racconto, ogni cantiere un romanzo urbano, ogni cascina una poesia rurale sospesa tra cemento e nostalgia.
La mostra “Fotografie di architettura 1994-2024” in corso fino all’8 giugno a Villa Ghirlanda a Cinisello Balsamo (Milano) è un viaggio fotografico lungo trent’anni, curato da Maria Fratelli e Giorgio Olivero. Un centinaio di immagini — rigorosamente analogiche e in grande formato — per raccontare la trasformazione fisica ed emotiva delle nostre città.

negativo 6×6, stampa alla gelatina di bromuro d’argento, © Alberto Lagomaggiore
Milano, Genova, e quella nostalgia industriale
Dalle ciminiere della Milano produttiva agli argini della Genova post-industriale, Lagomaggiore si muove come un archeologo del presente. I suoi scatti parlano di cambiamento, memoria e futuro. Documentano, ma senza mai essere freddi. Sono immagini che sentono, che riflettono, che fanno pensare.
Il viaggio parte nel 1994, con la documentazione della valle del Polcevera, e continua tra archeologie industriali, edifici dimenticati e restauri d’eccezione — come quello della Villa Reale di Milano, ripreso in fase di cantiere, tra polvere e affreschi che tornano alla luce.

Il design come forma di vita
Non solo fabbriche e periferie: Lagomaggiore si è cimentato anche con il mondo del design industriale. Ma non aspettatevi le classiche foto da catalogo. I suoi oggetti firmati Driade o Cappellini sembrano voler sfuggire al loro destino commerciale per farsi quasi astratti, visionari, surreali. Come se una lampada potesse parlare, e a volte, piangere.

Piccole architetture, grandi emozioni
Tra le chicche in mostra, impossibile non menzionare le Cascine di Milano: edifici “minori”, spesso dimenticati, ma trattati con una cura quasi devota. Qui Lagomaggiore mostra tutto il suo amore per le architetture fragili, quei luoghi che resistono al tempo nonostante tutto.
E per i più curiosi, l’ultimo capitolo è dedicato ai lavori recenti: “Cuneo Zone di Confine” e “Milano Over”, due volumi che condensano la cifra stilistica e politica del suo lavoro: l’urbanistica come narrazione sociale.
Chi è Alberto Lagomaggiore
Alberto Lagomaggiore nasce a Genova nel 1964 e si laurea in Architettura con una tesi sul dialogo tra urbanistica e fotografia. Allievo di Gabriele Basilico, ne eredita lo sguardo analitico e il rigore compositivo. Sin dagli anni Novanta si specializza nella fotografia di architettura e paesaggio urbano, utilizzando fotocamere di grande formato che impongono lentezza, precisione e consapevolezza.
Il suo primo importante lavoro, Valpolcevera 94, è un’indagine fotografica sulla valle post-industriale genovese. A Milano, documenta il patrimonio dell’archeologia industriale con una serie di immagini raccolte nei volumi “Il sogno del moderno” e “La fortuna del moderno”. Da lì, una lunga carriera fatta di collaborazioni con enti pubblici, riviste di settore, editori prestigiosi. Nel corso degli anni 2000, la sua attenzione si concentra sui cambiamenti urbani di Milano: dai Cantieri del 2012 alle Cascine del 2013, fino a un potente reportage sulla Milano deserta del lockdown, pubblicato nel volume “Milano Over”.
La sua è una fotografia che pensa, osserva, e solo dopo scatta. Un esercizio di resistenza visiva in un’epoca in cui tutto è immediato. Lagomaggiore ci ricorda che lo spazio — anche quello urbano — ha un cuore, se si sa dove guardare.
Info utili
Alberto Lagomaggiore
Fotografie d’architettura 1994-2024
Villa Ghirlanda Silva
Via Giovanni Frova 10, Cinisello Balsamo (MI)
17 maggio / 8 giugno
Orari
da martedì a sabato: 15:00- 18:30
domenica: 10:00 – 12:30 / 14:30 – 18:30 (ultimo ingresso 15 minuti prima dell’orario di chiusura)
Ingresso libero e gratuito