Mirabilia / Podcast #13

Il Bucintoro di Amedeo

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Siamo a Burano, è il 1730.
Mastro Antonio, il più esperto dei maestri d’ascia della laguna, guarda lo scafo ancora grezzo di una peota di 16 metri.

La peota è una barca molto comune in Adriatico, si usa per pescare o per piccoli spostamenti lungo la costa. Non è una barca da mare aperto, ma è solida, robusta, col fondo abbastanza piatto, ha una piccola vela ma è pensata per essere condotta a remi, e può sostenere grandi carichi senza imbarcarsi.

Per questo, a Venezia, si usa addobbare le peote come navi di lusso per le regate, per mostrare a tutti la potenza e la grazia della Serenissima.

Alla fine, lo scafo è pronto, costa solo 240 lire, più 250 di ferramenta inclusa l’ancora.
Con 300 lire, a quel tempo, potevi comprare un palazzo di due piani, a Torino. E questo è solo il principio. All’inizio del 1731, l’imbarco grezzo viene portato a Venezia, in Rio dei Mendicanti, nello “Squero di padron Zuanne”, per la parte più difficile e meravigliosa.

Matteo Calderoni, uno scultore di fama, fa un modello in cera delle decorazioni, che dovranno incutere timore, rispetto e meraviglia lungo tutte le rive del Po.

Si tratta del Bucintoro del Re Amedeo di Savoia, una delle più soprendenti opere navali e artistiche prodotte in Italia, e questa è la sua storia straordinaria.

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