“Capitano Richard Ashby, questa corte la dichiara non colpevole di tutti i capi di accusa per i quali è stato chiamato a rispondere”.
È il 4 marzo 1999 e siamo a Camp Lejeune, una base dei Marines vicino a Jacksonville, nella Carolina del Nord. Dopo sette ore e mezza di camera di consiglio, la Corte Marziale composta da otto giurati che si è qui riunita, decreta il capitano Ashby “non colpevole” per tutte le imputazioni.
Il capitano Ashby, tredici mesi fa, ha provocato la morte di 20 persone, violando tutte le normative previste, militari e civili, causando con il suo comportamento irresponsabile e azzardato, una vera e propria strage.
Ma tutto questo è successo in un paese piccolo e lontano, un paese vassallo dal punto di vista militare e non solo. Un paese in cui, anche se ci sono delle regole ben precise, si può fare quello che si vuole. Un paese in cui gli aerei da guerra americani devono potersi esercitare, anche con manovre estreme, anche sopra i paesi, anche sopra alla gente. Tutto questo è successo in Italia.
