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Gli Amanti

12 anni per un amore che è un’opera d’arte: Marina Abramović e Ulay

Tempo di lettura: 3 minuti

La performance è stata la loro forma di espressione ma anche un modo di condividere la vita

Marina Abramović e Ulay si sono conosciuti ad Amsterdam nel 1976, poco prima della messa in scena di Thomas Lips, l’opera più violenta e straziante di Marina eseguita fino a quel momento: alcune fasi della performance, infatti, consistono nell’incidersi un pentacolo sul ventre utilizzando un rasoio; in seguito, frustarsi e sdraiarsi su dei blocchi di ghiaccio disposti a forma di croce, mentre una stufa elettrica appesa sopra di lei continua a farla sanguinare. Ulay assiste allo spettacolo e, alla fine, cura le sue ferite.

Questo è il loro primo approccio, momento decisivo che li vede coinvolti fin da subito: non passerà molto tempo prima che decidano di rivedersi e inizino a trasportare la loro straordinaria sintonia in nuove sperimentazioni artistiche.

Ai limiti della resistenza fisica

Danno così il via a una serie di performance ai limiti della resistenza fisica, che rappresentano perfettamente le dinamiche dell’amore – un amore simbiotico, portato ai limiti – che può diventare anche malato e distruttivo.

Iniziano a condividere amore e lavoro, a vivere una vita nomade su di un furgone che dipingono di nero opaco per spostarsi dove l’arte e il desiderio li avessero chiamati. Ulay definisce questo come il miglior periodo passato insieme: la loro vita è arte, è performance e non vi è nulla di prestabilito.

Legati al respiro dell’altro

In una performance del 1977, Breathing In / Breathing Out, mettono in atto una respirazione bocca a bocca: a turno, uno svuota completamente i propri polmoni per riversare l’aria in quelli dell’altra, e viceversa. Esplorano qui la meraviglia e il pericolo di essere troppo legati a una persona, rappresentando un amore dipendente, totale.

I battiti del cuore accelerano e diventano eterni

Rest Energy (1980) è una performance in cui affrontano il tema della fiducia, una fiducia totale che annienta il tempo. Un arco teso tra di loro, la freccia che punta al cuore di Marina, mentre entrambi sono appesi a quell’arma guardandosi negli occhi. Due piccoli microfoni posti vicino alle loro costole fanno sentire i loro battiti che accelerano in quei quattro minuti, che diventano eterni. Questo non rappresenta forse ciò che ci accade quando ci innamoriamo? In fondo, l’amore non è rendersi vulnerabili e mettersi nelle mani dell’altro, dargli il potere di distruggerci sperando che lui non lo faccia?

Fino a quando si crea la frattura

I due, dall’esterno, appaiono come una coppia perfetta, capace di riflettere col proprio lavoro sui meccanismi di una relazione amorosa. Il miglioramento delle loro performance però, non va di pari passo con la loro reale situazione. Infatti Ulay si trova sempre più frequentemente ad abbandonare la scena in corso d’opera, lasciando Marina sola a terminare il lavoro nei tempi stabiliti. Questo accade ad  esempio in Nightsea Crossing, in cui lo scopo era stare seduti ad osservarsi uno di fronte all’altra, immobili e digiuni. Questa esperienza – programmata in 89 ripetizioni – crea una frattura insanabile tra di loro.

L’ultima performance degli Amanti

Il 30 marzo 1988 ha inizio l’ultima performance condivisa, The Lovers: un’opera la cui realizzazione ha richiesto anni di preparativi e richieste di permessi che tardavano ad arrivare. Marina e Ulay hanno intrapreso un cammino solitario sulla Muraglia Cinese – lungo tre mesi – che li avrebbe portati a incontrarsi a metà strada. Doveva essere un modo per trasformarsi da coppia a unità, ma la vita ha cambiato le carte in tavola, i due artisti erano ormai già molto distanti tra loro, in più Ulay conosce un nuovo amore proprio durante i preparativi di questa performance: l’interprete che lo accompagna durante i viaggi in Cina. L’incontro quindi non è più un modo per consolidare la loro unione, ma diventa simbolo del loro addio, del percorso di cui avevano bisogno per separarsi dopo 12 lunghi anni di unione amorosa e professionale.

23 anni dopo

Solo dopo 23 anni i due si ritrovano nella stessa stanza: si incontrano di nuovo a New York nel 2010 per la performance di Marina,The Artist Is Present. Lei si mette a disposizione del pubblico, restando immobile e in silenzio su una sedia, dall’apertura alla chiusura del museo. Ognuno può sedersi davanti a lei per tutto il tempo desiderato e ottenere uno scambio di sguardi con l’artista, instaurando una forte connessione con lei.

Uno dei visitatori è proprio Ulay e qui – per una volta – è Marina che rompe gli schemi, abbandona le regole imposte dalla sua ennesima prova e tende le mani a Ulay, stringendo le sue e regalandoci uno spettacolo davvero emozionante. Il rigore, il sacrificio, la dedizione incondizionata all’arte vengono momentaneamente accantonati per assecondare le forti emozioni che scaturiscono da questo incontro e dagli occhi dei due.

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