Prenditi il tempo di cui hai bisogno

Sul Cammino di Santiago

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Il Cammino di Santiago era una di quelle cose di cui avevo sempre sentito parlare ma quel genere di illuminazione che leggevo nei racconti dei reduci era qualcosa che non mi apparteneva. L’unica soluzione era provare anch’io, prendendomi tutti il tempo necessario per camminare da Saint Jean Pied de Port a Santiago de Compostela.

Nel 2019 quasi 350.000 persone hanno camminato sul Cammino di Santiago (se ti piacciono le statistiche, leggile qui) . Il 10% di tutti i camminatori parte da St. Jean Pied de Port mentre il restante 90% da punti molto più vicini a Santiago perché l’intera distanza richiederebbe circa un mese intero e tempo sufficiente, spesso, non ce n’è.

Le cose che non sai dove ti porteranno sono le più belle ma non penso che questa considerazione valga per tutti: a volte sai semplicemente che devi farle e iniziare il viaggio. In questo caso, il viaggio non è una metafora ma un vero e proprio cammino lungo 800 chilometri, da un piccolo paesino sui Pirenei francesi alla fine della Spagna, verso ovest, dove pare siano sepolte le spoglie dell’apostolo Giacomo.

Le cose per cui vale la pena vivere mi piace farle da solo o, almeno, iniziare da solo e poi qualcuno lungo la strada lo si incontra sempre.

Dal momento che il Cammino non è proprio il massimo per chi non ama le serate in compagnia, partire il 15 dicembre mi sembrò la soluzione ideale. Peccato che, fuori stagione, i trasporti siano sempre ridotti all’essenziale e mi vollero due giorni di aereo/treno/bus/taxi solo per arrivare al punto di partenza.

Arrivai a Santiago de Compostela l11 gennaio 2013, senza un allenamento particolare, semplicemente mettendo un passo davanti all’altro fino alla fine del viaggio e divertendomi ogni giorno a cambiare il volto delle mie camminate: pensavo di fermarmi in un posto poi ne vedevo un altro che mi piaceva di più e quella diventava la sosta per la sera.

Come previsto, in pieno inverno, ci sono pochissime persone che decidono di mettersi in Cammino perciò il mio desiderio di solitudine è stato pienamente soddisfatto; nonostante tutto, qualche pazzo solitario l’ho incontrato e, in tutti quei giorni con lo zaino in spalla, ho sperimentato che anche un solitario come me può diventare loquace.

Sono partito con il minimo indispensabile: per me, il minimo è veramente così minimo che se non avessi trovato una lavatrice alla fine di ogni giornata sarei dovuto ripartire con gli abiti sporchi e puzzolenti. Decisi di prendere l’iPad – così in un solo aggeggio avrei avuto libri, cartina, macchina fotografica, connessione, ecc. – e cominciai a scrivere un diario di viaggio da postare la sera prima di dormire. I primi giorni furono poche righe poi, a mano a mano che i giorni passavano, le righe divennero racconti e anche i lettori, da poche decine, divennero centinaia.

Alla fine, qualcuno mi chiese di raccogliere tutti i post in un libro e alla decima richiesta lo feci davvero (potete scaricarlo qui).

Rileggendolo oggi, a distanza di anni, in quella raccolta di emozioni c’è tutta l’intensità di un viaggio che avrei dovuto fare da solo e che, invece, venne condiviso con centinaia di persone che durante le vacanze di Natale ebbero voglia d’ascoltare la mia storia e seguire la mia avventura.

Ancora adesso, dopo sette anni, penso che il Cammino sia un’esperienza da vivere concedendosi il lusso di prendersi tutto il tempo che serve.

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