VRUMS, le virtual reality rooms

Realtà virtuale versus realtà quotidiana

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È nato da poco a Bologna il primo centro per lo studio, la divulgazione e la promozione della realtà virtuale: si chiama VRUMS, in via Zaccherini Alvisi 8, ed è uno spazio ideato e creato dalle menti di Vitruvio Virtual Museum, un’equipe altamente specializzata nel settore tecnologico e alleata al fine di portare l’esperienza della realtà virtuale oltre il semplice intrattenimento.

VRUMS: Virtual Reality Rooms

Il nome è nato dal brain storming: dopo due mesi di ragionamenti e congetture, il gruppo era arrivato a una situazione di stallo. Allora, Simone Salomoni, Ubaldo Righi e Alessandro Agostini si sono chiusi in una sala riunioni e sono rimasti lì per due giorni e due notti senza dormire e mangiare. Alla fine – stremati – sono usciti con il nome VRUMS, che condensa le iniziali di virtual reality e la pronuncia fonetica di rooms.

La scintilla creativa

I primi responsabili – loro si definiscono colpevoli – del progetto sono stati Simone Salomoni e Alessandro Agostini. Loro era stata l’idea di Casa Malaparte, il loro primo lavoro in VR, scelto perché a Salomoni piacevano i romanzi di Malaparte e ad Agostini le architetture di Adalberto Libera. 

Una tecnologia “vecchia” ma poco sfruttata

Questa tecnologia è approdata in Italia già da qualche tempo ma è sempre stata associata al gaming, al divertimento e al tempo libero.

Questi aspetti, in VRUMS sicuramente non mancano ma vengono accompagnati da un approccio totalmente innovativo e all’avanguardia: una parte delle attività, infatti, è dedicata all’applicazione della realtà virtuale in settori quali l’arte, il design, l’architettura, la scienza, l’educazione scolastica, la formazione professionale e persino la sanità.

What If: il primo museo in realtà virtuale

Sono già molti i lavori che VRUMS ha sviluppato in questi mesi; l’ultimo è “What If – La riproducibilità tecnica nell’epoca dell’opera d’arte”, un museo temporaneo di realtà virtuale presentato in occasione di Arte Fiera a Bologna.

La mostra ha fatto immergere i visitatori in universi surreali sorti nel passato o proiettati nel futuro, in mondi fantastici e onirici, attraverso l’uso sapiente e innovativo della realtà virtuale.

Cicer-One – la guida Robot dell’esperienza

In cantiere, attualmente, Vitruvio Virtual Museum ha in serbo un nuovo progetto realizzato per l’INAF – Istituto Nazionale di Astrofisica, che riguarda due documentari interattivi in realtà virtuale, fra i primi nel loro genere. Attraverso Cicer-One – la guida Robot dell’esperienza – il fruitore compirà un viaggio in due diversi siti, il deserto sudafricano e quello del vulcano Teide all’Isola di Tenerife, dove INAF installerà telescopi di nuovissima generazione.

La corporalità come forma d’arte

Nel campo artistico e culturale, i fruitori che provano le tecnologie sviluppate da VRUMS sono i veri protagonisti dell’esperienza; entrando in un museo o, addirittura, in un’opera d’arte, la corporalità della persona diventa essa stessa una forma artistica in quanto parte integrata della realtà virtuale. In questo contesto, la fruizione dell’opera d’arte viene totalmente stravolta e rivoluzionata poiché il visitatore si trasforma da fruitore passivo a utente attivo. 

…ma non solo

La realtà virtuale è applicata anche al mondo del cinema: cortometraggi, film e documentari in VR emozionano gli spettatori che possono entrare, nel vero senso della parola, all’interno di un lavoro cinematografico, compiendo un viaggio del tutto personale ed emozionante. Attraverso la realtà virtuale si semplifica l’approccio allo studio e alla formazione professionale grazie a un tipo di apprendimento esperienziale, basato quindi sull’esperienza cognitiva, emotiva e sensoriale. Infine, ma non da ultimo, VRUMS è uno spazio dedicato al divertimento con una vasta selezione di giochi adatti a tutti i gusti e tutte le età…adatto per un sabato sera diverso dal solito!

Courtesy: Daniela Altamura

info: www.vrums.it

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