Condividi su telegram
Condividi su whatsapp
Condividi su twitter
Condividi su facebook
Positività al femminile

Quel tempo in più che è come un regalo

Tempo di lettura: 3 minuti

Non di rado mi sono ritrovata a desiderare che il tempo si fermasse per riuscire a rimettermi in pari con tutta una serie di faccende mai concluse.

 La montagna di roba da stirare, gli armadi da sistemare, quelle carte sulla scrivania da archiviare e sempre, comunque, rimandate perché il tempo non c’era.

Esercizio di positività

Quante volte ho pensato: vorrei una giornata di trenta ore. Ecco, causa clausura da coronavirus, il desiderio si è avverato in una maniera inattesa, improvvisa – per molti versi tragica è vero – ma che è comunque l’occasione per recuperare il distacco su molti fronti.

E dunque, pur non pretendendo di trovare lati positivi in un periodo storico nero, che non potrà cancellare dagli occhi dei testimoni e dai libri di storia la colonna di camion carichi di bare bergamasche, provo ad individuare, come esercizio salvifico, tutto il buono che c’è nel tempo trascorso fra le mura domestiche.

Qualcosa di buono

Cominciamo col dire che, pur salvaguardata la didattica a distanza, da un mese a questa parte non devo più alzarmi alle 6.30 del mattino per accompagnare a scuola la più piccola delle mie figlie; quella grande, di solito, si arrangia e prende l’autobus ma, anche per lei, grazie alle lezioni on-line c’è il plus di evitare la calca da mezzo pubblico.

Immediata conseguenza di ciò è che il tempo per la colazione si dilata e mi permette persino di bere il caffè leggendo il giornale (un lusso che per anni ho potuto concedermi soltanto in vacanza).

L’improvviso e inatteso relax, nasconde però un’insidia: quella di ritrovarsi a vivere in un tempo appiattito, all’apparenza senza scopo, potenziale soglia della depressione. Ecco perché mi è necessario scandire la giornata con passaggi imprescindibili, che marchino il trascorrere delle ore.

Management domestico

Al mattino non faccio colazione in pigiama e pretendo che gli altri occupanti le mura domestiche si adeguino. La ricaduta è positiva per tutti: per me – che affronto il quotidiano impegno casalingo col piglio del manager aziendale – e per le mie figlie adolescenti che si presentano alla lezione, pur virtuale, sveglie e attente.

Va bene, diciamo la verità: questa teoria ogni tanto è disattesa da una pratica imputabile alla meravigliosa volubilità dell’essere umano e qualcuno si presenta a colazione ancora in pigiama. Ma succede di rado e, comunque, meno male che succede.

Niente trucco, niente inganno

La costrizione a casa ha anche altri aspetti di positività al femminile per nulla trascurabili: da giorni, per esempio, non ho più la necessità di truccarmi di tutto punto e finalmente mi posso regalare un trattamento ricostituente di due ore ai capelli. Quando mai succede in condizioni normali? Ho persino riscoperto il color rosa naturale delle mie unghie: non lo ricordavo.

È vero, tutti a casa è più difficile – il lavoro in cucina sembra quello di una caserma e la lavanderia rallenta ma non si ferma – però è compensato dall’aspetto relazionale. In molti lamentano la convivenza con il proprio partner percepito come presenza ingombrante, a cui è necessario abituarsi, restando gomito a gomito 24/7. Ma è anche vero che il tempo in più può essere utilizzato per provare a parlare, per andare a letto un po’ prima del solito e stare a raccontarsi paure e speranze; per ridere coi figli e vedere finalmente tutti insieme quel film o quella serie tv.

La paura di una morte rapida, senza nemmeno la possibilità dell’ultimo saluto, ha anche innescato un meccanismo di ritrovata sincerità: se in famiglia c’è qualche conto in sospeso, forse, questo è il momento per regolarlo. E quando tutto sarà finito – se avremo la fortuna di esserne usciti tutti indenni – quella franchezza stimolata dalla paura potrebbe anche trasformarsi nel basamento di una casa nuova di zecca. Vale la pena provarci e sfruttare l’occasione.

In qualità di Affiliato Amazon riceviamo un guadagno dagli acquisti idonei

SCRITTO DA