In un’epoca in cui possiamo videochiamare da una vetta himalayana o ordinare ramen a domicilio dal divano, c’è un oggetto che torna a farsi spazio nel paesaggio urbano, con tutta la sua carica nostalgica e futuribile: la cabina telefonica. Ma non più per chiamare. La sua metamorfosi ci parla di desiderio di intimità, connessione umana, e bisogno di trovare nuove isole di senso nella giungla digitale. La nuova cabina telefonica è cool. Di nuovo. O per meglio dire, non se n’è mai andata davvero, ha solo aspettato il momento giusto per rientrare in scena.
Correva l’anno 1952 quando la prima cabina telefonica italiana fece la sua comparsa in piazza San Babila, a Milano. Era un tempo in cui telefonare era un evento, non un riflesso automatico del pollice. Le cabine diventarono presto punti di riferimento nelle città: piccole architetture civiche, templi del “Mi senti?!”, oasi di privacy temporanea nel frastuono urbano. Luoghi dove ci si rifugiava per dichiarazioni d’amore, telefonate di lavoro, drammi familiari o semplici aggiornamenti. Poi, con l’avvento dei cellulari e, ancor più, degli smartphone, iniziarono a sparire una dopo l’altra, simbolo di un’era ormai “superata”. Ma forse la fretta di archiviarle è stata solo un abbaglio.
Il ritorno delle cabine secondo Cleaf
Nel 2025, per celebrare i suoi cinquant’anni, Cleaf — azienda lombarda di riferimento nel mondo delle superfici e dei materiali per interni — ha deciso di fare un regalo al nostro immaginario urbano. Lo ha fatto commissionando allo studio Vudafieri-Saverino Partners un progetto che reinterpreta la cabina telefonica come microspazio polifunzionale.
Il risultato? Quattro urban rooms, quattro cabine tematiche che parlano delle nostre giornate digitali, ma lo fanno con un’estetica calda, materica, accogliente. C’è Outdoor Pavillion, un gazebo urbano dove pranzare all’aperto. C’è Sport Therapy, uno spogliatoio high-tech per monitorare la salute. C’è Smart Office, una micro-stanza perfetta per le call senza interferenze. E c’è Acoustic Oasis, un luogo silenzioso dove ascoltare musica e, finalmente, scollegarti.

Ogni spazio è pensato come risposta a una funzione digitale ma vissuto in modo fisico, concreto, quasi terapeutico. E ogni cabina è realizzata con materiali pregiati: legni, metalli, tessuti, superfici tattili selezionate dalle collezioni Cleaf. Perché anche l’occhio (e la mano) vuole la sua parte.

Non solo design: le cabine come spazi di comunità
Ma se pensi che tutto questo sia solo un esercizio di stile, ti sbagli. Le nuove cabine sono parte di un movimento più ampio che vuole ripensare lo spazio pubblico come luogo di socialità, rigenerazione e, perché no, lavoro.
È il caso di Post Office Pod per Poste Italiane, installazione presentata alla Biennale Architettura 2025 – la puoi trovare ai Giardini, nel grande prato oltre il canale – che trasforma le aree esterne degli uffici postali in postazioni di coworking all’aria aperta. Un progetto che guarda ai piccoli comuni italiani e punta a ridurre il divario digitale creando ambienti modulari, green e condivisi.
Niente più caffè freddo in salotto o call disturbate dal vicino che trapana: in questi nuovi spazi, immersi nel verde e pensati per il benessere cognitivo, la connessione non è solo Wi-Fi. È umana.

Una stanza tutta per sé
La cabina telefonica è sempre stata uno spazio sospeso, liminale, né dentro né fuori, né del tutto pubblico né completamente privato. Un luogo di passaggio, certo, ma anche di riflessione, trasformazione, protezione. Poteva diventare tutto: un confessionale laico, un angolo sicuro, una bolla in cui essere semplicemente te stessə, anche solo per qualche minuto.
Rivederla oggi in nuove forme – più inclusive, più verdi, più condivise, più accoglienti, più libere da regole fisse – è un messaggio potente: possiamo ripensare la città mettendo al centro i bisogni reali delle persone. Possiamo risignificare lo spazio urbano, restituendo spazi per ascoltarsi, raccontarsi, sentirsi al sicuro anche quando fuori tutto corre troppo veloce, partendo da un oggetto ormai “superato”.

Slow city, slow call
Le nuove cabine saranno spazi che ti chiedono di fermarti, di entrare, di scegliere come usare quel tempo. Che sia per riposarti, lavorare, ascoltare musica o mangiare, l’importante è che sia un tempo abitato con consapevolezza. Forse potrai chiamare qualcunə, ma anche solo ricollegarti con te stessə o scattare una foto perché, diciamolo, la cabina sarà ancora fotogenica da morire. Solo che ora, a guardarla bene, sembra parlarti con una voce nuova, quella giusta per gli anni in cui vivi.
