Grazie all’impulso di social media come Instagram, la fotografia a tema “cibo” è diventata sempre più diffusa e apprezzata. Per scattare foto accattivanti, però, non è sufficiente inquadrare il piatto con lo smartphone. Servono strumenti, tecnica e competenza.

Mattia Lorenzetti e Guido Prosperi – un food & travel writer che ama cucinare e un fotografo con un’instancabile passione per i viaggi che nel 2019 hanno creato Charmen, il blog dove raccontano le loro passioni– sono gli autori di Food Photography, Comporre, scattare e pubblicare immagini irresistibili. La loro guida mostra come diventare un vero e proprio food photographer e creare scatti irresistibili a partire dalla scelta dell’attrezzatura più adatta e dalle nozioni di base, passando per le tecniche di composizione e styling per arrivare, infine, alla fase di postproduzione e alla condivisione delle immagini.
Negli ultimi anni il cibo è diventato uno dei principali protagonisti dell’entertainment del panorama mondiale. I piatti degli chef sono diventati vere e proprie opere d’arte che, grazie alla Food Photography, rimarranno fissati in immagini per l’eternità.
Visto l’argomento così appetitoso, abbiamo preferito avere qualche dritta di prima mano dal duo di Charmen.
La food photography può essere ancora una professione?
Secondo noi sì. La food photography è un territorio dove esporre ancora altri stili e dove potersi esprimere. Non è un caso che sempre più persone si cimentino (con o senza successo, ma questo fa parte del gioco): è una professione che è sempre più – e noi diciamo giustamente – richiesta.
Perché il cibo è così attraente per i fotografi dilettanti?
Pensiamo che uno dei motivi sia la quotidianità: il soggetto cibo è a portata di mano e sempre presente. È anche vero che il food è molto in voga, i programmi tv proliferano, gli chef sono diventati delle star e gli approfondimenti sulla carta stampata e sul web sono in continua espansione. Raccontare una pietanza attraverso una foto è diventato comune e chiunque desidera dire la sua in merito. In fondo, uno degli argomenti più amati da noi italiani è proprio quello del cibo; ci raccontiamo sempre ciò che abbiamo mangiato di buono e dove. Il cibo è il filo conduttore di tutte le vicende umane e degli eventi che si vivono, dal battesimo, alla morte per alcune culture, dal primo incontro amoroso alla fine di un rapporto affettivo, a un incontro di lavoro. Ogni momento può essere suggellato da un pranzo, una cena o un aperitivo e quindi raccontato da uno scatto.

I social hanno alzato l’asticella nella food photography?
Sì e no, allo stesso tempo. Sui social tutti postano foto di cibo, c’è chi lo fa senza alcun concetto fotografico e gli scatti non suscitano alcun interesse. Ci sono molti fotografi di cibo che pubblicano scatti che sono d’ispirazione e stimolo per altri e hanno alzato indubbiamente l’asticella, diventando anche un’occasione di confronto su come realizzare uno scatto interessante che susciti emozione e racconti una storia.
Quali sono i tre errori più grossolani da non commettere mai?
Per prima cosa, utilizzare una fonte di luce diretta. La luce diretta crea ombre troppo decise e tende a schiacciare il cibo e non restituisce i dettagli che incuriosiscono. In secondo luogo, prima di scattare è importante aver compreso la storia di una pietanza. Non conoscere la storia che c’è dietro a un piatto o un alimento non aiuta a creare uno scatto che susciti emozioni, che possa far dire a chi lo vede: “Wow, ma che bel piatto, ho già l’acquolina in bocca!”. Infine, è un grosso errore lavorare senza delle griglie di composizione che guidino lo sguardo dell’osservatore.
Ci raccontate una vostra foto di food che considerate iconica?
Uno degli scatti che consideriamo iconico è lo scatto nato quando abbiamo affrontato la questione del colore, in particolare la parte riguardante il contrasto di quantità, l’opposizione di “molto e poco”, di “grande e piccolo” e il contrasto dei colori secondo Hitten. Sono nati in quel giorno due distinti scatti uno più tecnico un altro che nonostante avesse le caratteristiche di partenza simili al precedente è risultato più accattivante e fa venir voglia ad assaggiare la pietanza. Una pietanza pur se tecnicamente interessante deve veicolare una emozione che invita a chi la osserva a prendere la posata e andare ad assaggiare.

