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Il miao e la società

Decalogo ragionato della gattara

Tempo di lettura: 2 minuti

Dai, diciamolo: la gattara ha una brutta reputazione. Intanto è femmina per antonomasia – perché i gattari maschi ci sono eccome ma sono meno appariscenti – quindi, oltre al solito carico sociale di misoginia, aggiunge alla propria fama una serie di stereotipi peculiari: vecchia, brutta, zitella, sciatta. Per com’è vista al momento, la morte del femminismo.

La realtà, ovviamente, è completamente diversa: coppie e intere famiglie gattare e gattari famosi come ClioMakeUp – un marito due figli e quattro gatti – solo per citarne una. Quanto alla bellezza, mi riprometto di approfondire la questione a stretto giro di post con la collaborazione della catographer Marianna Zampieri.

Torniamo alla questione principale: gattari si nasce o si diventa?

Il gatto, nella mentalità comune, non ha una fama carina. La società gregaria è più predisposta all’amore per il cane. Mia nonna, ad esempio, diceva che i gatti sono dei fetenti, quindi io sono nata nel team cane. Però i gatti sono come le ciliegie: cominci con uno e poi non si sa come va a finire. Gattari si diventa, decisamente. Parafrasando un celebre detto, When you try cat you never come back!

Quali sono i pregi della gattaritudine?

Se sei donna, essendo abituata ad un animale così indipendente, sei in realtà la fidanzata ideale perché puoi sopportare praticamente qualsiasi difetto, salvo poi trovarti esasperata dai casi umani e pensare che siano assai meglio i gatti delle persone.

Se sei uomo, preparati ad essere svilito. C’è persino uno studio americano che spiega perché gli uomini che amano i gatti sono reputati meno attraenti dal sesso opposto. Eppure, mi sento di dire che i gattari sono positivi e di buon cuore, disposti a prodigarsi molto per chi amano. Tra l’altro, stando sempre agli stereotipi, gli uomini che preferiscono i gatti avrebbero più facilità a mettersi in discussione, ad approfondire e a mantenere un contatto con il proprio lato femminile (a cui si associa la figura del felino, di sicuro non quella di un bel cagnone espansivo). Una relazione con un gattaro? Assolutamente sì.

Decalogo ragionato della gattara

Ecco, finalmente, come riconoscere la gattara in dieci semplici mosse:

  1. Ha sempre peli sui vestiti, quindi troverai sempre nella sua borsa un rotolino appiccicoso.
  2. Se le rubi il telefono, il 99% delle fotografie sarà dei suoi gatti ed è pronta a fartele vedere come se fossero quelle di un bebè appena nato
  3. Quando fa la spesa, è più attenta alla dieta del micio che alla propria: cervo della Patagonia per lui e tofu del discount per sé stessa. Di buono c’è che non mangia mai da sola perché ha sempre il gatto a farle compagnia, dalla colazione allo spuntino notturno.
  4. Ha sempre le occhiaie perché il gatto la sveglia all’alba
  5. Quando deve andare in vacanza pensa prima a come sistemare il gatto (vi prego, però, non chiamatemi ad agosto!)
  6. Se esce per un appuntamento, si preoccupa di non tornare a casa troppo tardi per non lasciare il micio da solo ma lo usa anche come scusa per boicottare cose che non ha voglia di fare
  7. Non riesce mai a guardare la Tv sdraiata sul divano perché lo usano i gatti.
  8. Lascia sempre la porta del bagno aperta, riflesso condizionato che può diventare imbarazzante al di fuori dell’ambito domestico.
  9. Fidanzato adeguati e cercati un posto nel letto dove stare. La tua permanenza nella relazione dipenderà da come ti comporti con i gatti. Se sei allergico, compra un antistaminico o fatti vaccinare. I gatti restano, tu non necessariamente.
  10. Il gatto è raramente uno solo: i gatti danno dipendenza e la disintossicazione è impossibile.

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