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Il pensiero di Anna Savini

Buone ragioni per restare in vita

Tempo di lettura: 4 minuti

“Anna Savini, lei ha scritto un libro, per Mondadori. Si intitola Buone ragioni per restare in vita. Quali sono le sue buone ragioni per restare in vita?”.
Tre anni fa non ho saputo rispondere proprio niente, quando Chiara Pagnoni di Studio Aperto mi ha intervistato per i Tg di Mediaset. E anche dopo, passata l’emozione delle telecamere, non riuscivo a farmi venire in mente neppure una cosa valida da dire.

Un elenco lunghissimo

Se Chiara mi avesse fatto la stessa domanda oggi, invece, avrei avuto un elenco così lungo che non avrei neanche saputo da che parte cominciare. Perché la verità è che il valore delle cose lo scopri sempre quando te le portano via.
Adesso che per colpa del coronavirus ci hanno portato via tutto, è facilissimo trovare buone ragioni per restare in vita. Il mio elenco è molto semplice: tornare presto a nuotare, andare al mare, al cinema, nei negozi, dal parrucchiere, a Milano, a Roma, a Firenze, a Parigi, in America o in qualunque altro posto mi passi per la testa. Ma mi basterebbe già tornare a lavorare in redazione (e non a casa), tornare a guidare e a camminare, anche solo per andare in garage a prendere l’auto voglio dire.

Vorrei essere di nuovo libera di andare dove voglio, quando voglio, senza sentirmi minacciata dal Covid-19 e senza essere terrorizzata dalle persone che mi circondano. E prima ancora di tutte queste cose, vorrei che le persone malate guarissero e non si ammalasse più nessuno, anche se i morti non possiamo certo riportarli indietro.

Mi basta svegliarmi felice

Queste sono le mie buone ragioni per restare in vita, adesso, Chiara. Vedere la fine dell’incubo. E in attesa che quel giorno arrivi davvero, mi basta svegliarmi felice perché riesco ancora a respirare. Vuol dire che almeno non ho preso il virus e non mi aspetta un ospedale da campo o peggio.
Pensare che io non volevo neanche titolarlo così, il libro, volevo titolarlo Ho un tumore e non è neanche di Chanel per dire che il focus non era il tumore ma Chanel. Nel senso che era tutta la vita che sognavo qualcosa di irraggiungibile, il mondo della moda, quello del cinema, ma nel frattempo mi ero dimenticata di fare le cose base, tipo finire un libro dei 150 che avevo cominciato.

Quando ti ammali ti viene una paura di morire tremenda e anche una gran rabbia, io le ho prese e le ho messe nel libro. Ho dato un po’ la colpa a mia mamma, un po’ al Defunto Amore che mi aveva lasciato un sacco di volte, ma soprattutto ho dato la colpa a me, che avevo perso del gran tempo a dare la colpa a qualcun altro per quello che non ero riuscita a fare io.

a.C. e d.C

Buone ragioni per restare in vita sembra scritto apposta per questo momento.
È diviso tra a. C. e d.C che significano ante chemio e post chemio e che adesso vanno a pennello per ante Covid e il dopo Covid.
Quando finisci sotto attacco, la vita non è più la stessa. Perché non perdi più tempo a dire che farai le cose, le fai. Magari impieghi lo stesso un secolo a prendere una decisione, ma le fai. Io l’anno scorso sono andata a New York da sola e quest’anno, poco prima che scoppiasse la pandemia, sono andata a Hollywood per la notte degli Oscar. Era da quando avevo 14 anni che sognavo di andarci perché pensavo che fosse come nei film. Invece è tutto il contrario. Adesso lo so. Se no, mi sarebbe rimasto il pensiero di poter andare là e incontrare Brad Pitt.

Un libro sulla vita e le speranze

In realtà a Los Angeles non ho visto neanche un attore, ma ho scritto due reportage e soprattutto ho stornato la voce Hollywood dalla lista dei sogni. Cosi ho ribaltato la mia fama e sono passata da esempio da seguire (solo alla rovescia) a esempio da seguire e basta. Bisogna fare le cose belle, sempre e subito. Intanto perché aiutano a stare bene e tengono alla larga le malattie, ma poi perché può sempre capitare un intoppo, qualcosa che ci costringe a stare fermi senza poter più fare niente. Esattamente come sta succedendo ora con il Covid.

Due anni fa Buone ragioni per restare in vita è stato adottato come libro di testo in una II A delle scuole medie di Fagnano Olona dalla professoressa Beatrice Zerini. I ragazzi, a fine anno, mi hanno regalato una montagna di disegni e temi in cui dimostravano di aver capito il messaggio. Non era un libro sulla malattia, era un libro sulla vita e sulle speranze che ognuno di noi coltiva fin da giovane e non sempre riesce a concretizzare. Certo, a volte la realizzazione dei sogni non dipende da noi, ma l’importante è non trovare scuse, come facevo io, quando i progetti sono alla propria portata.

Se il mondo dipendesse da me, io cancellerei la malattia e il Covid-19 dalla faccia della terra. Cosi sarei sicura che il prossimo maggio, quando il libro compirà tre anni esatti, saremo tutti liberi di festeggiare. L’unica cosa che posso fare, invece, è augurarci che come io ho dimenticato quel periodo, così un giorno tutti noi non ci ricorderemo più il dolore e l’angoscia che ci sta provocando il coronavirus. Come se non fosse mai esistito. Come se ci fosse passato qualcun altro.
Voglio dire. Io non sono più quella ragazza che non sapeva cosa rispondere alla giornalista della tv. E noi non saremo più imprigionati a casa ma sapremo anche cosa fare di bello anziché perdere tempo, come succedeva nella fase a.C.

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