Risate Queer

Non facciamone un lesbodramma, tra fumetti e stand-up ridere per rompere la bolla

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Francesca Damato, in arte FRAD, disegna vignette queer e sale sui palchi di stand-up comedy. Abbiamo incontrato l’autrice di “Dieci anni di non facciamone un lesbodramma” per parlare di fumetto, femminismo, tatuaggi e del coraggio di uscire dalla propria bolla.

Tra le tante cose che le donne, a quanto pare, non saprebbero fare — guidare, seguire la logica, fare le matematiche, le fisiche, le astronaute — c’è anche il saper far ridere. E poi c’è FRAD, al secolo Francesca Damato, che oltre a fare la fumettista fa anche ridere, smentendo l’ennesimo luogo comune.

L’abbiamo incontrata nel luogo meno alternativo di Milano, da LùBar, in occasione del Pride, dove ha presentato la riedizione del suo fumetto. In occasione dei dieci anni dalla prima stesura e pubblicazione delle sue web comics, ha spiegato che le cose nel frattempo si sono evolute, e che quindi questa nuova raccolta aggiorna dal 2016 a oggi le sue vignette e storie brevi.

I temi che tratti e il pubblico degli appassionati di fumetto sono una nicchia: qual è il modo per superare i limiti che questo medium e questi temi portano con sé, per ampliare il più possibile il pubblico?

Allora, già il titolo “Dieci anni di non facciamone un “lesbodramma” si auto-ghettizza da solo, però i contenuti nei quali gioco molto sugli stereotipi lesbici e queer hanno temi assai più ampi, sulle relazioni, l’amore affrontate anche in chiave psicodinamica, scavando anche nelle contradizioni, e poi la vignetta come canale immediato scavalca ogni barriera.

Questo volume – pubblicato con la casa editrice Asterisco – è rivisto ed aggiornato poiché le prime due edizioni erano andate esaurite, arrivavano richieste e così sono state ripubblicate con l’integrazione delle brevi narrazioni che avevo pubblicato online e le nuove vignette dal 2019 ad oggi e collaborazioni che ho svolto negli anni (illustrazioni per eventi, collettivi ecc.) che raccontano il mondo femminista underground.

Dieci anni di «Non facciamone un lesbodramma» / Frad / Asterisco edizioni

La comicità dal basso, i collettivi, i progetti alternativi sono un terreno di coltura e cultura importante per l’alterità, ma rischiano di rimanere isolati e auto-referenziali. Quale potrebbe essere una strada che permetta al mondo queer di restare coerente ma aperto al dialogo con gli ambienti più curiosi del mondo pop?

Bella domanda. Credo che il mio opposto non siano gli avventori che vediamo anche in questa sala, ma piuttosto i bigotti, conservatori di destra. L’underground e la piccola editoria regalano delle chicche e questo è affascinante. In quanto nicchia, poi, è difficile poter uscire senza snaturarsi. In questa terra liminale c’è uno spazio per le persone curiose, che abbiano voglia di farsi un giro per i festival indipendenti, nei luoghi di incontro. Nella stand-up che performo è ancora più evidente, mi muovo tra gli ambienti più alternativi e politicizzati a festival anche grandi o canali di diffusione decisamente più istituzionali come RadioDue o Comedy Central, cioè sono riuscita a rompere la bolla, compiendo dei passi “fuori”.

FRAD / Foto: Simone F. Sparacino

Bella questa immagine della “bolla”.

Già, se la abiti, la bolla, sembra che il mondo sia così. Poi quando esco mi misuro con ciò che sta fuori e vedo anche cosa si potrebbe migliorare, cosa posso perfezionare per farmi capire meglio.

Certo non è facile uscirne, è sempre in qualche modo uno shock culturale, spesso infatti mi fa sentire a disagio, sbagliata, mi mette in dubbio e questo esame tuttavia, questa prova, serve sentire che il pubblico non ride così facilmente anche perché il background condiviso sul quale ironizzare non è lo stesso. Il “mio” pubblico ride più facilmente perché non sentendosi rappresentato, appena ha occasione di vedersi su un palco, è più propenso al riso. Quindi le fughe dalla bolla sono una palestra in cui mi reco non troppo spesso, misurandomici; sicuramente rimane uno dei miei obiettivi, in questo senso di grande ispirazione è Zerocalcare, parla al grande pubblico mantenendo la sua radicalità.

Nel mondo della stand-up, con chi senti di condividere una qualche affinità elettiva?

Beh, sicuramente tutte e tutti coloro che appartengono in qualche modo ad una minoranza vuoi sociale, vuoi economica, che poi sono le persone con cui collaboro quali “recensioni non richieste” tutto il collettivo di “C’è figa” di cui faccio parte. Se devo pensare a tutto il panorama dello stand-up internazionale sicuramente la mente va a tutte coloro che fanno queer comedy come Wanda Sykes, Hannah Gadsby mentre per l’Italia una costante fonte è stata ed è la Gialappa’s band di Mai dire Goal, al mago Forrest che, tra l’altro, non vedo l’ora di conoscere di persona, il suo modo di stare sul palco e di fare la battuta. E poi ovviamente Serena Dandini, Sabina Guzzanti e tutta quella parte di mondo.

Nel fumetto, Andrea Pazienza e fumetti underground, singoli fumetti. Vedo qualcosa che mi piace, non seguo magari in modo sistematico l’artista ma raccolgo spunti. Adesso pensa che ti ho citato nomi maschili e non mi vengono nomi femminili e questa cosa mi irrita non poco. Sicuramente Marjane Satrapi, il suo occhio fine, la sua complessa ironia, sintetica, coerente, acuta.

Va ricordato che la regina del settore, ovvero Sabina Guzzanti, vi ha anche apertamente menzionato: una bella mano!

Eh, come no! Generosa, spontanea nel farlo. Noi la conosciamo, ci è venuta a vedere, ci ha anche invitate al suo format, noi la inviteremo al nostro podcast di “C’è figa”, c’è una bella relazione e lei è una persona curiosa rispetto al nuovo ed al poco conosciuto.

Frad / foto ©Toast studio

Se potessi confrontarti con un classico della letteratura da tradurre in linguaggio a fumetti, quale sceglieresti?

Mi piace la fantascienza femminista, mi piace per esempio Ragazze elettriche; rispetto ai classici non saprei, confesso che non ho questa gran cultura. Sicuramente la letteratura femminista, fantascientifica distopica.

E poi sei anche tatuatrice, ma come ci sei arrivata?

Beh, col disegno c’è una relazione, è un canvas pazzesco il derma. Ovviamente il tratto grafico non è quello impiegato nel fumetto, è diverso. È una responsabilità non indifferente in cui il margine d’errore è al limite. Sicuramente non tatuerei mai soggetti con i quali politicamente non sono allineata e soggetti che richiedono linee sottili e una mano professionale diversa, per cui suggerirei colleghe.

Tatuatrice, illustratrice e comedian, dove trovi il tempo?

In questo momento lo studio va un po’ a rilento, pochissimi appuntamenti perché sto promuovendo il mio nuovo spettacolo in giro per l’Italia, “Giuro che non sono cambiata” con l’agenzia Scena Factory, in scena dal prossimo settembre. Ma anche l’estate sarà una gran sudata tra Ostuni e Bolzano, a Milano con “C’è Figa”, a Vicenza…

Frad / foto ©Toast studio

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