guido damini vestito di rosso su palcoscenico nero
Lo storico da bar

L’intera storia dell’umanità in 90 minuti con Guido Damini

Tempo di lettura: 5 minuti

Tra divulgazione colta e ironia devastante, Guido Damini porta la storia fuori dalle aule e dentro teatri, podcast e radio. In questa intervista racconta come si diventa “storico da bar”, perché serve una visione d’insieme del passato e cosa significa spiegare l’umanità in novanta minuti.

Non c’è dubbio che la storia stia – forse – vivendo il successo che merita e, complice “il professore” per antonomasia, Alessandro Barbero, il racconto di ciò che è stato ha compiuto un salto di qualità: dal suscitare una forte antipatia (unita a senso di inutilità) a materia degna di interesse e che può restituire autentiche rivelazioni. Lo storytelling ha finito così per trasformare anche un ambito che si credeva confinato alle pubblicazioni specialistiche e ai manuali scolastici.

Il cosiddetto fenomeno Barbero non ha soltanto riacceso l’interesse generale, ma ha anche offerto spazio a una nuova generazione di divulgatori, che della storia hanno fatto non solo un campo di studio, ma una vera professione narrativa, più o meno seria, sempre più popolare.

Guido Damini, che si definisce “storico da bar”, ne è un esempio emblematico. Non possiede il curriculum dello storico accademico tradizionale, non ha alle spalle la trafila del dottorato né un corpus di pubblicazioni specialistiche, eppure rappresenta un modo diverso di intendere la disciplina. Del resto, ricordiamolo, Tucidide, Senofonte ed Erodoto non erano certo laureati.

Guido Damini

Cremonese, dotato di una vis comica e affabulatoria non comune, dal 2021 è in onda alle sette del mattino su Radio Deejay con pillole di storia da cinque minuti. Oggi riempie teatri, pubblica libri e produce podcast seguitissimi. Lo abbiamo incontrato prima del suo spettacolo L’intera storia dell’umanità in 90’.

L’intervista

Guido, sei la dimostrazione che uno studente della facoltà di Storia in Italia non è necessariamente destinato all’insegnamento in mancanza di alternative.

Esatto, anche se, devo essere sincero, per un periodo lo sono stato. All’inizio della mia carriera, ho trent’anni, ho insegnato storia per un anno come maestro alle elementari, complice la pandemia, e poi come docente precario al liceo Vida della mia città. Ho capito subito che non era la mia strada: troppo lunga e tortuosa, tra percorsi di abilitazione e concorsi incerti. Sentivo di non dover avere un piano B e, quando ho iniziato, mi sono dedicato completamente a ciò che faccio ora.

Il disegno della Battaglia di Lepanto realizzato per convincere il tuo docente della magistrale a seguirti nella tesi è particolarmente significativo. Come è iniziato il tuo percorso nel disegno?

Mio padre è architetto, ma nel disegno a mano libera sono autodidatta. Ho iniziato facendo schizzi quando mi annoiavo e ho continuato copiando. Da bambino, d’estate, dai nonni, guardavo Superquark e scarabocchiavo ciò che vedevo sullo schermo. Copiando e ricopiando mi sono impratichito. Non credo esista talento: solo esercizio ostinato e la capacità di non scoraggiarsi davanti ai primi risultati disastrosi.

Torniamo all’auto-promozione. Quanto era grande la riproduzione di Don Giovanni d’Austria con il capo mozzato dell’ammiraglio turco?

L’originale è ancora con me, mentre le copie sono state vendute. Dentro ci sono duecento volti e costavano venticinque euro ciascuna. Non tutti hanno voluto comprarle, il che dice molto sull’italiano medio.

In quanti l’hanno acquistata?

Centodue.

Qual è la cifra distintiva del tuo modo di raccontare la storia al pubblico?

Penso che le persone si dividano in chi sa comunicare e chi no. Alcuni studiano teatro e arrivano sul palco senza avere nulla da dire. Altri producono ricerche straordinarie ma non riescono a trasmetterle. Io sono un appassionato con una naturale predisposizione alla comunicazione e mi concentro soprattutto su cosa raccontare.

Sono specializzato in storia moderna e primo Rinascimento, epoche in cui cambiano i sistemi. Per questo mi interessano gli studiosi delle grandi sintesi storiche, come Giovanni Arrighi e David Graeber.

Ed è proprio qui che si chiarisce il significato del titolo del tuo spettacolo?

Le Guerre puniche, da sole, possono sembrare lontane. Inserite in un quadro di conflitti egemonici e mutamenti di potere, diventano improvvisamente attuali. L’iper-specializzazione accademica rende difficile questo sguardo d’insieme. Io provo a costruirlo.

Un progetto decisamente ambizioso, non trovi?

Come molti storici mi sono chiesto se ne fossi all’altezza. Poi ho visto Yuval Noah Harari e il suo Sapiens Da animali a dèi vendere milioni di copie. Io resto più umanista: mi interessano le idiosincrasie dell’uomo.

Non è un approccio nichilista?

Direi realistico. La storia mostra come funzionano i sistemi umani. Non c’è nulla di nuovo sotto il sole, come si legge nell’Ecclesiaste.

Cosa significa per te goliardia?

Prima di tutto è una cosa seria, anche se oggi non è più capita: l’autoironia è scomparsa e ogni frecciatina ferisce ego fragili. La goliardia vera, invece, è esagerazione consapevole, quasi follia organizzata. Alla Statale era sparita, così con i miei amici l’abbiamo reinventata: cortei e travestimenti spettacolari per ogni laurea, tra professori esasperati e aule in subbuglio. Colbacchi, armature, tamburi, sfilate sui Navigli. Una missione dissacrante presa sul serio, che molti non comprendono più. E chi non la capisce vive in compartimenti stagni, incapace di mettere in discussione le proprie certezze.

Alcuni sostengono che la tua divulgazione rischi di semplificare eccessivamente la complessità storica. Come rispondi??

I reel non servono ad acculturare, ma a stimolare curiosità. Se vuoi studiare davvero, devi andare in biblioteca, il che implica estrema sofferenza così come lo è disegnare bene, suonare bene il pianoforte. Se l’obiettivo è acculturarsi non sarò certo io, storico da bar, a poter colmare questa lacuna primaria.

Progetti futuri?

Ampliare il pubblico e lavorare a documentari per grandi piattaforme di streaming, restando in Italia.

La storia dell’umanità in 90 minuti con Guido Damini

Info utili per seguire anche tu la storia al bar

Guido Damini, cremonese classe 1995, si definisce “storico da bar” e ha costruito una forma di divulgazione che mescola rigore storico, ironia e cultura pop. Laureato con lode in storia moderna, racconta soprattutto disfatte e snodi cruciali del passato, convinto che comprendere i fallimenti sia il modo più efficace per capire il presente.

Dal 2021 cura la rubrica Guido nella storia su Radio Deejay, all’interno del programma di Andrea e Michele, e conduce il podcast Le Caporetto degli altri, prodotto da OnePodcast, dedicato alle grandi sconfitte che hanno cambiato il corso degli eventi.

Ha pubblicato il libro Quasi Sapiens. Dalla scimmia a Trump per UTET e porta in tournée teatrale lo spettacolo L’intera storia dell’umanità in 90 minuti, una lectio scenica che condensa millenni di vicende umane in un racconto serrato e visivo. Il suo approccio combina sintesi storica, illustrazioni originali e comicità, con l’obiettivo di offrire al pubblico una visione sistemica del passato e strumenti interpretativi per leggere il presente.

I suoi contenuti audio comprendono anche Cenni storici per fare lo splendido, serie divulgativa in episodi brevi e accessibili. Gli spettacoli sono programmati in numerosi teatri italiani e i biglietti sono disponibili attraverso Ticketone e Vivaticket. La sua ambizione dichiarata è trasformare il modo in cui la storia viene raccontata al grande pubblico, rendendola uno strumento quotidiano di comprensione del mondo contemporaneo.

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