Musica e intelligenza artificiale

La canzone che ami potrebbe non averla scritta nessuno

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Potrebbe essere già successo. Una canzone parte in cuffia in una playlist, ti piace e la salvi. Al secondo ascolto sai già dove arriva il ritornello. Non hai idea di chi la canti e forse in quel momento non ti interessa nemmeno troppo. Molte persone si ferma no lì, al ritornello divertente dell’estate. Alcune più curiose scopriranno che quella voce non appartiene a nessuno.

Benvenutə nella fase successiva della musica generativa, quella in cui le canzoni create con l’intelligenza artificiale hanno smesso di essere esperimenti curiosi da ascoltare per vedere quanto sono strane e hanno cominciato a finire nelle classifiche, nelle playlist e, soprattutto, nelle nostre orecchie.

Ormai non è più il tempo di chiedersi se l’AI sappia fare musica, la domanda giusta è se noi sappiamo ancora riconoscerla.

Quella voce non esiste

Nel 2025 alcuni progetti musicali costruiti attraverso l’intelligenza artificiale sono entrati nelle classifiche americane.
Xania Monet, personaggio musicale creato dalla poetessa Telisha Jones attraverso strumenti di AI generativa, è arrivata fino al terzo posto della Hot Gospel Songs di Billboard e al ventesimo della Hot R&B Songs. È stata anche la prima artista AI a entrare in una classifica radiofonica Billboard.

Poi è arrivato Breaking Rust, cowboy digitale dall’aria molto vissuta nonostante non abbia vissuto nemmeno un giorno. Il suo brano Walk My Walk ha raggiunto il primo posto della Billboard Country Digital Song Sales.

C’è anche molto rumore in tutto questo perché l’AI in classifica fa notizia ma serve una piccola dose di sano ridimensionamento.

Essere primi in quella particolare classifica non equivale a essere la canzone più ascoltata d’America. Il Washington Post ha ricostruito che in una delle settimane al numero uno il brano aveva venduto circa 2.000 copie digitali, mentre il singolo più venduto nella classifica generale ne aveva totalizzate 29.000.

Il dato simbolico resta comunque notevole.

Nel giro di pochi mesi artisti che non esistono nel senso tradizionale del termine hanno iniziato a occupare gli stessi spazi di quelli che esistono eccome e non soltanto su Billboard.

Alla fine del 2025 Walk My Walk e Livin’ on Borrowed Time di Breaking Rust hanno raggiunto le prime posizioni della Spotify Viral 50 statunitense. Nello stesso periodo un altro brano generato con AI aveva conquistato la vetta della classifica Viral 50 globale prima di essere rimosso dalla piattaforma.

La questione è diventata abbastanza concreta perché Spotify, nell’agosto 2026, abbia annunciato un nuovo badge AI Persona. Da metà settembre comparirà su alcuni profili per segnalare quando l’identità dell’artista potrebbe essere generata artificialmente e non rappresentare una persona reale.

Se una piattaforma musicale sente il bisogno di specificare che chi stiamo ascoltando esiste davvero, forse qualcosa è effettivamente cambiato.

Novantamila canzoni al giorno

La parte più vertiginosa della storia riguarda la quantità di canzoni più che le hit.

Nel gennaio 2025 Deezer rilevava circa 10.000 brani interamente generati con AI caricati ogni giorno sulla piattaforma, pari a circa il 10 per cento delle nuove consegne musicali.

Ad aprile dello stesso anno erano già diventati più di 20.000. A gennaio 2026 circa 60.000. Nel giugno 2026 Deezer ha registrato picchi di circa 90.000 brani AI al giorno, oltre il 50% di tutta la nuova musica caricata sulla piattaforma in quei momenti.

In un anno e mezzo siamo passati da una canzone nuova su dieci a più di una su due.

Attenzione però a non trasformare questo numero in qualcosa che non dice. Oltre metà dei nuovi upload non significa oltre metà degli ascolti. La quantità di musica sintetica disponibile cresce a una velocità enorme, mentre il suo peso effettivo sull’ascolto resta molto più contenuto. Deezer ha inoltre scelto di escludere la musica interamente generata con AI dalle raccomandazioni algoritmiche.

C’è poi un altro problema. Nel 2025 Deezer dichiarava che una quota molto elevata degli stream relativi alla musica generata con AI era associata a comportamenti fraudolenti. Nel gennaio 2026 la piattaforma ha annunciato la demonetizzazione degli stream fraudolenti legati a questi contenuti.

Quindi sì, la musica AI sta esplodendo. Ma dentro quel numero convivono esperimenti creativi, progetti musicali veri e propri, produzione industriale di contenuti e tentativi molto meno romantici di guadagnare qualche royalty facendo lavorare macchine e bot al posto nostro.

Se ci emoziona, cambia qualcosa?

La musica prodotta con AI è difficile da riconoscere.

Deezer e Ipsos hanno sottoposto a 9.000 persone in otto Paesi alcuni brani generati interamente con AI insieme a musica realizzata da esseri umani. Il 97% non è riuscito a distinguere correttamente le due categorie.

A questo punto il discorso diventa molto meno tecnologico, perché se non riusciamo a sentire la differenza, quanto conta sapere chi ha creato quello che stiamo ascoltando?

La musica è suono, ma è anche biografia, intenzione, contesto. Amy Winehouse non è soltanto una voce. David Bowie non è soltanto una sequenza particolarmente riuscita di note. Una canzone spesso ci interessa anche perché qualcuno, da qualche parte, aveva qualcosa da trasformare in musica.

L’intelligenza artificiale mette in crisi proprio questa associazione e allo stesso tempo apre possibilità creative nuove.

Generare musica non significa necessariamente inventarsi una popstar sintetica con una vita immaginaria. Può voler dire creare una colonna sonora per un video, una presentazione, un progetto visivo o un racconto. Strumenti come il generatore di musica AI di Canva permettono per esempio di scegliere genere, atmosfera e durata e ottenere tracce originali e royalty free da utilizzare nei propri progetti. Canva integra la funzione direttamente nel suo ambiente di progettazione attraverso Soundraw.

Ce ne sono diversi di strumenti a disposizione per sperimentare, e può diventare molto interessante se hai cose da dire.

L’AI può essere una fabbrica che produce novantamila canzoni al giorno oppure uno strumento nelle mani di qualcuno che ha un’idea. La tecnologia, in fondo, è sempre neutra e siamo noi a decidere come vogliano usarla.

Forse tra qualche anno ci sembrerà perfettamente normale ascoltare una canzone e domandarci, oltre a chi la canta e chi l’ha scritta, anche una cosa nuova: quanto di quello che sto ascoltando è umano?

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