Mirabilia / Podcast #12

John Banvard, dalle stelle alle stalle

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C’è una espressione in inglese che suona più o meno così: “from rags to riches”, dagli stracci alla ricchezza. È una delle più chiare immagini del primo sogno americano: la terra delle opportunità, dove tutto è ancora da fare, da inventare, per portarsi a casa il successo, i soldi, la fama.

A volte questa parabola può iniziare nei modi più strani e originali, tramite invenzioni assolutamente imprevedibili, e terminare in modo discendente, in modo altrettanto rapido, perché quella stessa incertezza che lascia spazio all’immaginazione e alla fantasia può nascondere già il seme del fallimento, della follia, dell’autodistruzione.

La storia, con queste parabole, si comporta in modo strano: le dimentica, le seppellisce. Perché la storia non è fatta per ricordare i successi momentanei, anche se notevoli, non fotografa quello che il mondo pensa nella sua contemporaneità, ma quello che rimane di questi momenti, filtrato dal suo personale setaccio che scarta a prescindere tutto ciò che non lascia le tracce giuste. Per quanto sensazionale sia un fatto, un evento, un racconto, se il filo di questo racconto si interrompe la storia lo mette da parte, tra i tanti fili interrotti che la storia non è in grado di riallacciare a quelli successivi.

La storia è fatta di eredità, e la competizione per queste eredità è serrata, non c’è spazio per le meteore che non lasciano tracce profonde negli oggetti che ‘fanno’ la storia: libri, opere, palazzi, monumenti. E, a volte, è proprio nel cercare di lasciare queste tracce che gli uomini scavano la propria strada verso l’oblio.

Questa è una di quelle storie dimenticate, come una grande onda del fiume, destinata a fare una grande impressione per poi infrangersi a terra senza lasciare traccia. Questa è la storia di John Banvard.

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