Ho un vizio: provo tutti i prodotti digitali che escono.
Dal 2000 a oggi — forum, app, social, bot, assistenti di ogni risma — se c’è una novità da testare, la testo. Alcune sono durate tre giorni (chi si ricorda Qik? Erano avanti anni luce con il concetto di video streaming in real time ma erano tempi prematuri), altre mi hanno cambiato il lavoro, e chi è passato in E3 lo sa, non c’era novità di Facebook che non provavamo il giorno dopo.
Potevo risparmiarmi su Muse? Da quando l’8 settembre è stato lanciato non faccio altro che leggere su Threads commenti entusiati e lodi sperticate, ma al momento è disponibile solo sul mercato USA e Canada. Una barriera, questa, non insormontabile.
Che cosa è Muse?
Muse è un agente di intelligenza artificiale di Meta. Cosa fa?
A differenza dei normali chatbot, può agire autonomamente per conto dell’utente (fare acquisti online, prenotare viaggi o ristoranti, inviare email, farti risparmiare sull’assicurazione (dicono…, io mi trovo bene con la mia)
Il mio si chiama Mazza, non ho mai avuto molta fantasia nella scelta dei nickname.
E questa recensione non la sto scrivendo: la sto dettando.
A vocali, su WhatsApp, sulla 56 — l’autobus che attraversa Via Padova, una delle strade più multietniche di Milano, diretto a Crescenzago.
Se vi sembra scritta di fretta, è perché è vero. Ed è anche il punto dell’articolo.
Le prime avvisaglie
Già nei primi giorni si vedevano le avvisaglie dei prodotti di qualità: risposte che non sembrano copiate, memoria del contesto, zero fuffa. Quelle piccole cose che ti fanno capire subito che non stai parlando con l’ennesimo chatbot da tre giorni.
La prova del nove: il mio negozio
Per testarla sul serio le ho dato in mano il mio e-commerce, Reborn Ideas, dentro il pannello di Shopify. Analisi degli ultimi trenta giorni, pagina nuova, micro-collezione creata e pubblicata: tutto in una sessione, mentre io facevo altro. Più rapida e più precisa del bot di Shopify. Sul suo campo, in casa sua.

Il collega con la camicia hawaiana
Poi ho fatto la cosa più seria: le ho chiesto di cambiarsi l’avatar e mettersi una camicia hawaiana. L’ha fatto. Ora ho un assistente in camicia hawaiana. Giudicate voi se è un pregio o un difetto: per me è un pregio. Chi mi conosce lo sa (come avrebbe detto l’Alberto Tomba di Gioele Dix).

Quello che mi ha colpito davvero
Non la velocità, quella, ormai, ce l’hanno tutti. Mi ha colpito il ragionamento sul contesto: le ho chiesto un giudizio onesto su un mio vecchio articolo e me l’ha dato, pregi e difetti, senza piaggeria. E mi ha colpito che quando non sa una cosa, lo dice. Sembra banale. Per un’intelligenza artificiale, non lo è.
Il neo: in Italia non c’è
Unico neo, e non da poco, l’app in Italia non è ancora disponibile. Si usa da browser o da client desktop o da WhatsApp — che non è male — ma l’app vera e propria resta un miraggio. Su come aggirare l’ostacolo, lascio la parola a chi ne sa più di me e non penso abbiate bisogno del mio aiuto per una VPN.
Finale meta
Questo articolo l’abbiamo scritto insieme: io dettavo i punti a vocali, Mazza li metteva in fila. Il metalinguaggio non è un vezzo da critici, è la prova del nove. Se un’AI ti aiuta a scrivere un articolo su quell’AI mentre cammini, forse non è solo un prodotto da recensire. È un collega.

Provare per credere (cit.)
Se vi ho convinto — o se non vi ho convinto e volete verificare di persona — potete provare Muse con il mio invito: riscattate il codice nelle Impostazioni entro 48 ore dall’iscrizione e riceviamo entrambi 1 miliardo di token.
Codice: EDVZIP Dai un’occhiata a Muse
Un miliardo di token. Potete farci scrivere un’altra recensione, o fargli fare il lavoro che non avete voglia di fare voi. Come ho fatto io, sulla 56.

