100 anni di Bauhaus

Thonet progetta una variante soft per la sedia cantilever S 33/S 34

Tempo di lettura: 3 minuti

Nel centenario dell’inaugurazione dell’edificio del Bauhaus a Dessau, Thonet rilegge le sedie cantilever S 33 e S 34 di Mart Stam con una versione rivestita in tessuto, riportando alla luce il lato più colorato e sorprendentemente caldo del modernismo.

Il modernismo non era solo bianco e nero

Per anni ci hanno raccontato il Bauhaus come un mondo fatto di acciaio cromato, cuoio scuro e fotografie severe in bianco e nero. I mobili in tubolare d’acciaio di Stam, Breuer, Mies van der Rohe e altri divennero l’emblema di questa narrazione. Linee pure, razionalità, macchine. Tutto vero, ma non tutta la verità.

Negli anni Venti e Trenta del ‘900, il design moderno era molto più audace di quanto immaginiamo oggi. Rosso, blu, verde, giallo. Tessuti resistenti, intrecci, superfici che dialogavano con il colore. E in quelle immagini c’è un dettaglio che spesso si perde, perché il bianco e nero non lo registra.

Nel 2026 ricorre il centenario dell’inaugurazione dell’edificio del Bauhaus a Dessau. Thonet sceglie questa ricorrenza per aggiungere una sfaccettatura alla narrazione più rigida del modernismo e presenta le cantilever S 33 e S 34 di Mart Stam anche nella variante Soft con rivestimento in tessuto.

Thonet B33 Steckkartenkatalog

La sedia senza gambe e la voglia di comfort

Mart Stam è considerato l’inventore della sedia priva di gambe posteriori, disegnata per la prima volta nel 1926. Un’idea così nuova che venne ripresa quasi subito anche da altri designer, diventando uno dei simboli della modernità.
Il punto interessante è che quell’epoca non puntava solo sul metallo lucido e sulle superfici dure. Molte prime sedute in tubolare d’acciaio erano rivestite anche in eisengarn (ferro filato), oltre che con cinghie di canapa, tappetini in gomma, paglia di Vienna o cuoio.
L’eisengarn, utilizzato per la prima volta da Marcel Breuer e perfezionato al Bauhaus da Margaretha Reichardt, era pensato proprio per reggere trazione e pressione su telai molleggiati.

Soft non è un vezzo, è un progetto tecnico

Oggi l’eisengarn si usa soprattutto nel restauro. Un semplice tessuto, da solo, non ha la stessa resistenza del cuoio e qui entra in gioco il lavoro di Thonet.
Per la versione Soft, l’azienda ha sviluppato un procedimento con un materiale di supporto che dà stabilità al tessuto e ne impedisce deformazioni e usura.
Una struttura a sandwich che permette di rivestire le sedie con diversi tessuti delle collezioni Thonet, moltiplicando le opzioni di personalizzazione.

Ci è voluto circa un anno per arrivare alla soluzione, e il montaggio richiede un lavoro artigianale preciso, perché i rivestimenti vengono cuciti e infilati su telai già curvati.

Il risultato è una cantilever che resta essenziale e leggibile, dove si ritrova la chiarezza e semplicità originaria ricercata da Mart Stam e l’entusiasmo dell’epoca per i colori e i tessuti, ma guadagna una presenza più accogliente, soprattutto se abbinata a telai in tubolare verniciato a polveri colorate una nuova narrazione di una storia antica.

Thonet S 34 V S 33 V RAL9005

In qualità di Affiliato Amazon riceviamo un guadagno dagli acquisti idonei

Leggi anche

Fino al 7 febbraio 2027 ai Musei Reali di Torino arriva Still Image, la prima mostra italiana dedicata al lavoro fotografico di Jessica Lange. Duecento immagini raccontano quasi trent'anni di scatti, dalla Highway 61 al Messico, realizzati lontano dai set in cui l'abbiamo vista recitare.
Sempre connessi, sempre raggiungibili, sempre con qualcosa da guardare. La digital fatigue è la stanchezza di chi passa la giornata tra notifiche, social e schermi. E i dati raccontano che sempre più persone stanno cercando una via d'uscita.
Perché mettiamo certe cose, e certe persone, nella stessa categoria? George Lakoff ha ribaltato il modo di pensare alle associazioni che facciamo ogni giorno, mostrando quanto cultura, esperienza e convinzioni influenzino il nostro modo di ordinare il mondo.
Da ottobre CAMERA ospita la più ampia retrospettiva dedicata a Letizia Battaglia, tra le fotografe più importanti del Novecento. Duecento immagini raccontano la Sicilia che ha fotografato per tutta la vita, dai delitti di mafia alle feste religiose, fino ai reparti psichiatrici.