L’autunno porta con sé, oltre i colori meravigliosi, anche i primi venti freddi. È una stagione in cui l’elemento Aria (in sanscrito Vayu) è predominante, c’è più leggerezza, il clima diventa via via più freddo e secco mentre le nubi si avvicinano portate dal vento; è in generale un momento in cui vata dosha (secondo i principi della medicina Ayurveda) viene aggravato ed è consigliabile equilibrarlo per evitare situazioni di stress. Vata è infatti associato principalmente al sistema nervoso, ma regola anche i livelli dei liquidi nell’organismo e le modalità con cui viene assimilato il cibo.

Si può gestire al meglio questo periodo di transizione cercando un riequilibrio grazie anche allo yoga.  Nella mini-pratica proposta qui si segue questo flusso stagionale per poter mantenere la sintonia con tutto ciò che ci circonda, lavorando sull’equilibrio in modo armonioso tra corpo e psiche. Per cercare quindi di ridimensionare “il vento interno”, risvegliato in questa stagione si porterà più attenzione all’energia – e forza – della terra e allo stesso tempo si sosterrà l’energia dei polmoni che è particolarmente sotto stress in questo periodo (l’aria è chiaramente associata a tutto il nostro sistema respiratorio). Si prediligeranno posizioni che permetteranno un lavoro di radicamento e allo stesso tempo leggerezza e potenziamento del respiro, nonché posture che lasceranno svuotare il corpo dai gas/aria in eccesso.

LA SEQUENZA

UTKATASANA – posizione potente estesa

Asana che porta in radicamento verso la terra e allo stesso tempo permette di potenziare il respiro toro-clavicolare, aumentando il volume della cassa toracica. Lavoro importante sulla parte alta del corpo: spalle, cinghia scapolare.

Esecuzione: mantieni i piedi uniti, gambe unite. Colonna dritta. All’inspiro solleva le braccia al cielo prova a contattare i palmi delle mani tra di loro (in namaskara mudra) , all’espiro fai come se ti volessi sedere su uno sgabello immaginario, fletti le gambe e continua a lavorare sull’allungamento della colonna senza portare il bacino indietro (prova idealmente ad appiattire la zona del sacro). Rimani per il tempo necessario, o almeno per 10 respiri. Poi lascia lentamente. Osserva il corpo fuori dalla posizione.

GOPITA – la cutrettola

Posizione chiamata anche dvihastapadasana (ossia delle due mani e un solo piede). Permette di rafforzare la stabilità e il senso dell’equilibrio, migliorando la circolazione delle gambe e rafforzando la colonna.

Esecuzione: in piedi, scarica il peso del corpo sulla gamba sinistra. Inspirando sollevare le braccia lateralmente (come fossero delle ali), espirando fletti il busto in avanti portando allo steso tempo la gamba destra verso l’alto. Le mani arrivano a terra (mantieni il contatto solo con i polpastrelli) e formano un triangolo – tra le due mani e il piede – mantieni quanto possibile poi ripetere sul lato opposto con i medesimi tempi.

PAKSINA – il gabbiano

Asana che porta l’attenzione sia al radicamento a terra sia all’espansione del torace, donando a chi la sperimenta un profondo senso di leggerezza.Permette di aprire bene la cassa toracica (si rafforza cosi l’energia dei polmoni), rafforzare le spalle, le braccia e permette di lavorare sulla cifosi.

Esecuzione: in piedi, gambe e piedi uniti. Inspirando apri le braccia spingendo leggermente indietro le spalle, espirando fletti il busto in avanti mantenendolo inclinato di circa 30 gradi. Se sei comodo puoi tentare di tendere ancora di più le braccia indietro come se volessi unire le scapole. Mantieni per una decina di respiri.

SVANASANA – il cane

Questa posizione è associata al dio Siva, rappresenta la forza che sta all’interno del corpo attraverso un allungamento importante di colonna, gambe e braccia. Si lavora sempre sulla energia della terra, dunque come tutte le posizioni legate a questo elemento dona molta carica, forza fisica e lucidità mentale.

Esecuzione: dalla posizione precedente, nell’espirazione chiuditi col busto verso terra fino ad appoggiare le mani completamente a terra (puoi flettere anche le gambe se mantenendole tese non ci arrivi). Dall’inspiro fai un affondo indietro prima con una gamba e poi con l’altra, ti troverai in una forma che ricorda quella di un angolo in cui il bacino è puntato al cielo, mentre mani e piedi sono saldamente a terra. Mantieni almeno una decina di respiri cercando di portare l’intenzione dell’allungamento dal coccige al capo e dai glutei ai talloni. Per scioglierla, nell’espiro porta le ginocchia a terra e riposa coi glutei ai talloni.

PARNA – la foglia o la piuma

In questa posizione lascia che tutto ritorni verso la terra. La colonna si rilassa, gli organi interni vengono massaggiati, la piccola pressione che si esercita sulla fronte a terra permetterà di alleggerire anche il carico mentale, togliendo il mal di testa.

Esecuzione: dalla posizione precedente, porta le ginocchia a terra e appoggia i glutei ai talloni (i dorsi dei piedi sono rilassati a contatto con il tappetino), lentamente espirando porta il busto in appoggio verso le cosce, sentirai che la colonna un pochino si arrotonda – va bene! – appoggia la fronte a terra e mantieni le braccia rilassate lungo i fianchi. Prova a mantenere questa posizione per alcuni minuti se riesci. Coltiva l’ascolto. La posizione porterà in uno stato di calma e profonda introspezione permettendoti di portare a “galla” la sua simbologia: giunta sulla terra la piuma divenne una pianta sacra identificata come la Butea Frondosa, un albero dalle ampie foglie e dai grandi mazzi di fiori arancioni. Con questa immagine coltiva la forza della terra dell’interna sequenza e decidi di lasciarla sedimentare, in questo modo osserva tutta la stabilità, la calma e allo stesso tempo la leggerezza che ne percepisci. Quando lo desideri inizia ad uscire sollevando il capo e poi portati disteso a pancia in su e mantieni l’ascolto ancora per alcuni respiri.

Al termine siediti in posizione comoda, possibilmente con le gambe incrociate e la colonna dritta, dedica l’ultima parte a una piccola tecnica di respiro estremamente efficace soprattutto in questo periodo stagionale perché permette di purificare i canali nasali dalle tossine, fa fluire in modo più scorrevole il respiro, ripristina l’armonia del sistema nervoso e fortifica il sistema immunitario.

NADI SHODANA – il respiro delle narici alternate

Lo si esegue con la mano destra, la sinistra rimane rilassata sul ginocchio. Utilizza pollice e mignolo. Chiudi la narice destra col pollice, inspira dalla narice sinistra profondamente, chiudi la narice sx e trattieni il respiro con i polmoni pieni fin quanto puoi (senza esplodere, mi raccomando!), quando sei arrivato al tuo limite apri la narice destra ed espira profondamente. Inspiri narice destra, chiudi – se riesci trattieni sempre l’aria a polmoni pieni quanto puoi – apri la narice sinistra espira profondamente. Inspira sinistra e così via.

Fai inizialmente una decina di respiri in questo modo e aumentali man mano che ne senti l’esigenza.

Porre il Sé in mezzo allo spazio e porre lo spazio in mezzo al Sé. Realizzando che tutto non è altro che spazio, non si deve pensare a niente. Vuoto all’interno e vuoto all’esterno, come un vaso vuoto nello spazio. Pienezza all’interno e pienezza all’esterno, come un vaso immerso nell’oceano“. [HYP IV 55-56]