Le esperienze, anche quelle più luminose, vanno fatte maturare per essere comprese a fondo. Così, a qualche giorno dal Week Hand, abbiamo deciso di dirvi la nostra in un diario inedito che, un passo dietro l’altro, vi mostrerà l’energia che si respira durante il festival. Perché di energia, sorrisi e momenti speciali non ne abbiamo mai abbastanza e ci piace così.

Arriviamo con una valigia retrò in questa città mai vista, ma così calda e accogliente da diventare subito familiare.

Dai primi passi, sulla spalla, sentiamo i toc-toc di sartine che ci seguono da lontano e non vedono l’ora di mostrarci i progetti realizzati con i nostri tutorial (se non ci avete ancora provato dovete rimediare, li trovate nella sezione lifestyle di CB)
Stefania i suoi progressi ce li porta di persona e si scusa per le cuciture storte, fatte tra un pisolino e l’altro di Camilla, un’adorabile “terrible two” che non sembra essere molto d’accordo con le passioni di mamma.

I banchi sono una meraviglia: su 53 espositori non ci sono due prodotti che siano simili, ma tutti stanno bene insieme, chapeau all’organizzazione, non osiamo immaginare quanto sia difficile riuscirci.

Usta Crea, Pollice Nero, Ceraunabolla, Insunsit, Le Scarpe di Marta, La bottega di Barbino, Color Soup, Isa&Isa ceramiche sono solo alcuni degli artigiani spaziali protagonisti di questa magnifica edizione di Week Hand.

Le “vite artigiane” sono tutte diverse, ma per certi versi molto simili ed è bellissimo interagire, ascoltarsi, condividere.

L’esperienza più singolare è sicuramente quella di Gloria, la Merciaia Ribelle bresciana, che abbiamo abbracciato di persona solo a Foligno, non perché Brescia sia una metropoli, ma perché con la vita da trottole che facciamo alla fine non ci si incontra mai.
Gloria è l’orgogliosa creatrice di Cindy, la prima merceria su roulotte italiana (e probabilmente mondiale): una carovana creativa tutta colore ed entusiasmo.

Quando la vediamo si accende un sorriso che non riusciamo più a spegnere perché Cindy è davvero contagiosa.
In realtà Gloria ci spiega che dietro a questa meraviglia ci sono ore davanti a Google Street View per “sondare” la strada, dita incrociate quando si passa sotto a una galleria di quelle “old school”, tanta pazienza e molti eventi ai quali, per ragioni logistiche, è impossibile partecipare: vi basti pensare che Cindy in autostrada non ci può andare, perché si viaggia ad un massimo di 70 km/h.

Proseguiamo il viaggio sotto i portici, per incontrare la mitica Gaia Segattini, il punto di riferimento del “nuovo artigianato italiano” che durante Week Hand offre consulenze ai makers che vogliono uscire dal limbo del craft e trasformarsi in un brand.
Gaia è l’empatia fatta persona, la sorella maggiore, l’incoraggiamento e la scossa che vi serve se avete un’attività artigianale e passate un “periodo di crisi” (fidatevi, a noi è successo).

Finalmente è arrivato il momento del nostro workshop e siamo agitatissime!
Quando teniamo una lezione il nostro intento è solo uno: trasmettervi tutta la passione che ci ha condotto fino a qui.
Teniamo corsi continuamente, ma un calore come questo non ce lo saremmo mai aspettato: le ragazze sono tutte in anticipo e non vedono l’ora di mettersi alla prova con il nuovo progetto.
Superata l’ansia da prestazione iniziano a tagliare e, dopo due cuciture, la macchina è già stata addomesticata! Erano tutte super felici con la loro maxishopper handmade e un bel sorriso stampato perché la felicità è contagiosa e tra queste mura se ne respira davvero parecchia!

Se siete da queste parti non perdetevelo, l’effetto del Week Hand dura giorni interi, con un’unica controindicazione: lascia un pizzico di nostalgia!