Il Kindle? Mai! è sempre stato il mio motto. Amare i libri cartacei ha un che di rassicurante. Vederli sullo scaffale è come avere un pubblico che assiste alla tua vita, che veglia su ciò che succede nella tua casa, silenziosamente, discretamente. Una presenza saggia e non giudicante, che c’è, ti fa compagnia, ma non dà nessun fastidio. I loro colori arredano, le loro pagine consumate riflettono l’impegno e il periodo in cui li hai letti; se sono imperfetti significa che sono profondamente tuoi, che li hai vissuti. È catartico l’odore dei libri appena comprati, ed è romantico il ricordo di quando sei andata fisicamente ad acquistarli in libreria, perdendo un po’ del tuo tempo curiosando tra gli scaffali, anche quando sapevi benissimo cosa comprare. Oppure quando arrivano con il corriere, e ti fingi sorpresa come se non sapessi che cosa contiene il pacco, come se non l’avessi ordinato tu stessa qualche giorno prima, dopo mesi di vagli, scrutini e riflessioni sulla tua wishlist.

The Book Exchange, libreria ad Amsterdam

 

E poi le tue sottolineature (per chi ci crede, e per chi crede nel piegare le orecchie alle pagine – roba forte), vergate con la passione di chi ha trovato finalmente parole capaci di esprimere ciò che ha dentro. Per non parlare del vizio di perdersi a guardare i libri a casa delle persone da cui vai ospite, anche un po’ – io lo faccio, lo ammetto – giudicandole per i titoli che espongono. Per poi tornare a casa tua e guardare i titoli che esponi tu, ed essere fiera della tua collezione, e chiederti perché i tuoi ospiti non passino ore ed ore a guardare i tuoi libri, ad ammirarne l’eclettismo, la varietà, la sapienza della scelta, e a domandarti opinioni critiche su ciascuno di essi. Chissà.

Ecco, tutti questi piccoli vizi e piaceri, due mesi fa, si sono scontrati con una dura ed implacabile realtà: il trasloco. Certo, è stato l’ennesimo trasloco, ma è stato quello più impegnativo di sempre, quello di una famiglia, che stavolta, per la prima volta, aveva anche piatti, letti, mobili. Non solo qualche poetica scatola di ricordi, la tazza preferita, e vestiti di poco conto, ma un trasloco serio. Ed ecco che mi sono accorta, proprio mentre riponevo i libri negli appositi scatoloni, che i volumi in questione si erano moltiplicati come i Gremlins. In nemmeno 3 anni, ero passata da 5 scatole a 8. Si fa presto il conto. Ma per passione questo ed altro, si potrebbe dire, altrimenti che passione è?

 

Il punto infatti non è questo. Impacchettandoli, ripercorrendo titoli e autori, ripensando ai periodi in cui mi hanno fatto compagnia (questo l’ho letto in vacanza, questo mi ha distratta quando ero triste, questo è stato un premio che mi sono concessa, questo me l’ha regalato Tizia…), ecco, mi sono accorta, che non ho bisogno che tutti tutti i libri vengano con me. Ho pensato che è bello e giusto avere quelli belli, quelli fondamentali, le nostre pietre miliari, ma non tutti i libri meritano di essere spostati. Qualcuno lo merita di più, qualcuno di meno.

Ci sono libri che mi hanno fatta ridere, ma che non credo riprenderò in mano. Altri che ho letto in inglese proprio perché leggeri, e anche quelli forse li avrei, col senno del poi, dovuti prendere in biblioteca. Perché esporre Sophie Kinsella non è che mi dia tutto questo prestigio. Però mi aiuta ad esercitare l’inglese in modo leggero. Devo ammettere che lo spirito di Marie Kondo, in quei giorni, si è talmente impossessato di me, che ne ho buttati via due (Non si buttano i libri, ho sempre sentenziato! E invece…). Erano libri che non mi erano piaciuti per niente. Avevo pensato di lasciarli in uno di quegli sportellini di book exchange che si trovano ogni tanto qui in giro, ma mi avevano dato talmente fastidio, che non volevo neppure che le idee che veicolavano circolassero. Quindi li ho buttati, e con mia grande sorpresa sono ancora viva.

È qui che entra in gioco il Kindle. Ho capito che andando avanti di questo passo a un certo punto avrei dovuto scegliere tra il trasferirmi nella più remota campagna, o nel castello de La Bella e la Bestia, con la sua libreria che biblioteca di Alessandria spostati, o l’arrendermi al fatto che lo spazio è una realtà limitata, soprattutto nella grande città. Questo ti costringe ad avere intorno solo cose che valgano la pena di occuparlo, questo spazio. Una bella sferzata a questo mio improvvisato spirito di essenzialità lo ha dato la scoperta di questo bellissimo blog (un po’ estremo a tratti, ma pieno di spunti interessanti).

Dicevamo, gli ebook. Certi libri servono, ma non valgono la pena di sacrificarvi dello spazio. Quindi ho comprato il Kindle, e ho fatto bene, perché il primo ebook per cui l’ho usato (Eleanor Oliphant is completely fine) non mi è nemmeno piaciuto. Mi sono data una bella pacca sulla spalla, e mi sono detta di aver fatto bene. L’ho pagato meno, non mi occupa spazio in casa, eppure non me ne sono privata del tutto.

Se state cercando dei pro e dei contro perché siete tentate ma non osate, posso senz’altro menzionare tra gli aspetti positivi l’estrema leggerezza del dispositivo, per cui è possibile leggere mattonazzi alla Anna Karerina cambiando tre volte la linea della metro, senza portarsi in borsa macigni tutto il giorno, e senza preoccuparsi di piazzare il segnalibro ogni volta che devi alzare lo sguardo per evitare un frontale con gli altri commuters. Inoltre gli occhi non si stancano (questo dipende dal dispositivo che si sceglie, chiaramente) nemmeno se si legge al buio o in penombra.

Non banale è poi l’estrema reperibilità di libri in italiano, per me che vivendo in UK non riesco sempre ad ordinarli alla libreria italiana, a farmeli portare come merce di contrabbando da chi mi viene a trovare, o a portarli io stessa in valigia ogni volta (così non devo più scegliere tra il salame o Garcia Marquez).

Tra gli aspetti negativi, naturalmente, mancano tutti i coinvolgimenti sensoriali elencati all’inizio di questo articolo, oltre al fatto di non poter prestare i volumi agli amici, ma soltanto consigliarli. E manca tutta la parte di soddisfazione del feticcio (sempre di cui sopra), il senso di possesso, la sensazione di piazzarti davanti alla libreria come Carrie si piazzava di fronte al suo armadio e ritrovarci un po’ te stessa. Ma per questo io e il mio Kindle abbiamo fatto un patto: se si tratta di un classico, o di un volume che so già che vorrò in libreria, lo compro cartaceo. E se leggo un ebook che mi piacerebbe avere cartaceo, lo compro, anche dopo averlo finito sul Kindle, non importa. Lo avrò sullo scaffale e ne sarà valsa la pena. Tanto il castello de La Bella e la Bestia costerebbe comunque di più.