Tra la Calabria e Londra degli anni ’70 è troppo facile cadere nei cliché. Deve saperlo bene Angela Nanetti se con questo romanzo è riuscita a superare ogni temibile luogo comune, ricavandone una storia feroce, disperata, malinconica. Il figlio prediletto – edito Neri Pozza – è stato proposto alla candidatura per il Premio Strega 2018 dalla giornalista Carla Ida Salviati.

Difficile dire chi sia protagonista in questa storia, se Nunzio Lo Cascio, figlio prediletto che poi prediletto non è, o sua nipote Annina, guidata per istinto dallo zio che non ha mai conosciuto.
La storia si apre con una scena brutale, fastidiosa. Un amore giovane, selvaggio, puro, viene barbaramente massacrato, perché omosessuale. Nunzio Lo Cascio, figlio prediletto di una famiglia della malavita calabrese viene risparmiato, se così si può dire, e viene fatto sparire. Spedito a Londra, lontano dal rischio di infangare il nome “maschio” della sua famiglia. Nunzio recupera i pezzi distrutti di sé e cerca un modo per essere felice, nella Londra degli anni Settanta, piena, viva, accogliente più della Calabria di allora, ma fino a un certo punto.

Qualcosa ti rimane attaccato anche se parti e vai lontano.

Lo sa bene anche Annina, la nipote di Nunzio, che senza mai aver conosciuto questo zio misterioso, ne ripercorre la strada, guidata solo dallo stesso spirito di ribellione. In comune hanno il mostro che li ha allontanati, ma Annina da Santino Lo Cascio, suo padre, “onnipotente più di Dio“, ci scappa volontariamente. Da sua madre no, Annina non scappa, ma “sua madre non contava. Le donne non contavano niente laggiù“. Annina vive gli stessi luoghi di suo zio Nunzio, prima inconsapevolmente, poi lo cerca, cerca tutto di lui, e lo trova, o meglio trova quel che rimane di lui a Londra.

Ma anche Annina è intrisa del suo passato, che la perseguita, che la richiama.

Che mio padre fosse della ‘ndrina l’avevo capito da tempo, ma finché stavo nel paese non me n’ero curata. Non ti accorgi dell’aria che respiri, la respiri e basta. E se ne respiri una migliore pensi solo a riempirti i polmoni. Così credi di dimenticare. Ma l’aria impasta le parole, gli dà forma e peso, anche sapore, e le parole di casa tua diventano altre in aria straniera (…) e mi fecero l’effetto della schiuma che esce dalle fogne instasate.

Una storia, anzi due, legate dallo stesso mostro, il capo del clan Lo Cascio, ma soprattutto dallo stesso macigno, la mamma di Nunzio, la nonna di Annina.”Vedova” da quando il suo figlio prediletto è partito, è la matrona che insegna alle donne della famiglia dove e come devono stare: obbedienti. Altrimenti sei una “pputtana”.
La nonna di Annina, drammatica protagonista del finale di questa storia, non ammette mai un gesto di tenerezza. Un finale aperto, surreale, che costringe ognuno di noi a cercare l’interlocutore, e che lo trova magari nei propri fantasmi del passato, o del presente.

Due storie di resistenza, candidate in un unico capolavoro per il Premio Strega.
Angela Nannetti è stata precisa nel descrivere la storia che voleva, persino spietata.
I suoi ritratti fanno venire i brividi talmente sono veri: gli agnelli sacrificati che si ribellano e i cattivi che in fondo hanno paura delle ombre delle proprie idee.

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