Quanti tipi di addio esistono? E cosa ci lasciano? Non si somigliano forse tutti in fondo? Il loro tempo è quello delle “ultime volte”: l’ultimo caffè insieme, l’ultima volta che abbiamo dormito insieme, l’ultima risata, l’ultima volta che siamo stati felici.

In Le stanze dell’addio(ed. Bompiani), Yari Selvetella racconta l´addio più difficile di tutti: la morte della persona amata.

“Che amore inutile è l’amore che non protegge, l’amore che non cura e non difende, l’amore che non può (…)”

Ho scoperto solo verso la fine della lettura del romanzo che si tratta di un racconto autobiografico, per cui, se letto con questa informazione non marginale in mente, il libro diventa ancora più potente, coinvolgente e coraggioso.

Yari e i suoi alter ego ci portano da una stanza all’altra in un viaggio che parte dalla disperazione della perdita, la sua non accettazione, il ritornare sul luogo dell’ultima volta, nelle stanze di ospedale, descritte perfettamente negli odori, nei ricordi, nelle sensazioni in cui, chi ha vissuto unesperienza simile, si riconosce facilmente nelle sue perdite e nei suoi addii.

“Si nasce, si muore. Non c’è altro. La lezione è evidente, ma per il parto si organizzano cicli di lezioni in modo che il papà si abitui all’idea di rinunciare al calcetto del giovedì e la mamma ad attaccarsi al seno della creatura. Per morire sembra che non ci sia nulla da imparare. (…)”

Lo stile è molto descrittivo, dettagliato, Selvetella ci fa rivivere il suo dolore e la sua elaborazione dello stesso. Lo sentiamo tutto addosso sin dall’inizio del romanzo il dolore del protagonista, la sua angoscia, la sua perdita che lo porta ai confini della follia nella ricerca di quella persona perduta, nell’andare a cercarla ossessivamente lì dove l’ha vista l’ultima volta perchè chi ti ama non può aver deciso di andar via, può solo essersi perso. Confesso di aver pensato inizialmente: ma non potevo scegliermi un libro più leggero?

Piano piano però, come detto, la narrazione ci porta a seguire il percorso di elaborazione del dolore, la sua accettazione e il superamento e gioiamo con chi racconta, per il nuovo amore e il nuovo nascere che non sostituiscono quello che si è perso ma che rispondono alla regola base della vita: andare avanti, non in nome di qualcosa o qualcuno ma per se stessi. 

“Non mi sento affatto in contraddizione per questa leggerezza di cui ho una gran voglia”

Le stanze dell’addio” è quindi un inno alla vita e all’amore, è una lettera di addio alla persona amata, è l´elaborazione di un lutto, è un libro sensibile e delicato che commuove e dà speranza.

 

 

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