Marco Balzano, vincitore del premio Campiello nel 2014 con L’Ultimo arrivato, parla così del suo ultimo romanzo Resto qui edito da Einaudi e candidato al Premio Strega.

Era da tanto che volevo scrivere un romanzo con una protagonista. Volevo dire “io” e essere una donna. Adesso posso dire che questa è stata una delle esperienze più importanti che ho provato scrivendo. Tutto è diventato ancestrale, viscerale, materno. Fragilità e coraggio, due sentimenti che non ho mai considerato in contrapposizione, si sono amplificati in maniera assolutamente inedita.

Resto qui è un romanzo storico e civile, dove si intrecciano la grande Storia e le storie personali

Un romanzo che cambia punto di vista, che lo mette nei panni di una donna, Trina, e che invece dell’andare via parla del restare. Di portare avanti, costruire, cambiare da dentro.

Resto qui è la storia di un paese nel Sud Tirolo, a pochi chilometri dalla Svizzera e dall’Austria, Curon. Un paese dove Balzano ha incontrato la storia che avrebbe scritto senza cercarla: il campanile di una chiesa sommersa. Un’immagine suggestiva, che è anche la copertina di questo libro storico, femminile, attualissimo. La storia civile di una parte del nostro Paese prima colpita dal nazifascismo e poi dalla decisione scellerata di costruire una diga che sommergerà tutto.

Se per te questo posto ha un significato, se le strade e le montagne ti appartengono, non devi aver paura di restare.

Ma in questa storia che non cerca scorciatoie e non vuole avere il sapore del dramma e del patetico, c’è spazio per l’amore, per il dolore, per la forza di credere nelle proprie idee e non rassegnarsi. C’è la sensibilità umana e la delicatezza nel raccontare, nel costruire un io narrante materno, femminile, che parla ad una figlia – che è stata portata via e la cui vicenda si sviluppa nell’arco del romanzo  – che sa tenere insieme la Storia e gli eventi e la quotidianità. Tre amiche che vogliono fare le maestre, la violenza dell’autoritarismo, la famiglia, il lavoro e la dignità di un piccolo paese, dell’umanità e della vita.

Balzano si documenta, studia, legge, incontra, include nel libro le parole ascoltate da alcuni sopravvissuti, usandole per dare la voce ai suoi personaggi. È questo il valore aggiunto di questo romanzo, capace di essere travolgente e delicato allo stesso tempo, trasmettere la forza di una donna innamorata delle proprie radici, di quei luoghi e delle persone che li fanno vivere. Un romanzo che parlando di legami, di storia, di impegno civile (Trina quando viene impedito da Mussolini di insegnare il tedesco a scuola, continua a farlo di nascosto), di fuga dai rastrellamenti e poi ancora di ribellione a una scelta sbagliata – la costruzione della diga – che distruggerà tutto. Ci racconta le storie nella Storia, la volontà di scegliere e di non perdere il valore delle cose. E il potere di conoscere, delle parole, dei libri.

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