Tra le cose belle, ma belle davvero, ci sono soprattutto il gelato, le giornate di pioggia sotto le coperte e quel dettaglio difficilmente trascurabile: i libri che rispondono alle aspettative date dal titolo in copertina. Ecco, Dal tuo terrazzo si vede casa mia, l’esordio di Elvis Malaj portato nelle librerie da Racconti Edizioni, è decisamente uno di questi libri. Candidato al Premio Strega 2018 da Luca Formenton, quella di Elvis Malaj è una raccolta di racconti che racchiude, in un unico universo, una piccola galassia di sensazioni e sfumature che ruotano attorno al concetto a cui Luca Formenton stesso ha fatto riferimento: l’essere outsider. Eppure, leggendo questi dodici racconti, il termine outsider non è mai stato così inclusivo e pochi come Elvis Malaj hanno raccontato di come ci si senta sradicati pur avendo radici, persi nel vuoto nonostante le tradizioni, in un’epoca in cui – classe disagiata o non – l’estero e la patria stanno sempre un po’ a battibeccare nei nostri cuori.

Trovarsi bene in un posto non dipende dal posto, dipende da te. Ovunque vai ti porti sempre dietro qualcosa che alla fine rende ogni posto uguale a un altro. Potrei anche rispondere alla sua domanda, ma non significherebbe niente. Tradirei semplicemente la mia capacità di trovarmi bene o male in Italia.

Proprio come Elvis Malaj, molti dei personaggi di Dal tuo terrazzo si vede casa mia sono di origine albanese ma vivono da diverso tempo in Italia. Grazie ai loro gesti, alla descrizione della loro quotidianità e dei loro sentimenti, Dal tuo terrazzo si vede casa mia diventa la porta sul mondo per permettere a ognuno di essi di raccontare un pezzo di sé, di cosa significhi vivere in un paese pur avendo origini diverse ma soprattutto, più in generale, di cosa significhi vivere in Italia, oggi. È un modo, quello di Elvis Malaj, di portare nero su bianco personaggi irrequieti focalizzati sui propri problemi ma che tentano di dare un significato – qualunque esso sia – a uno spazio – tempo che non comprendono, a un momento della loro vita non ancora ben chiaro seppur poco circoscritto e totalmente caratterizzante per le loro vite.

Quando guardava il soffitto Mrika vedeva oltre; vedeva se stessa, pensava a ciò che avrebbe o non avrebbe fatto, progettava i giorni. Quella mattina, però, nel soffitto non riusciva a vedere niente.

Dal tuo terrazzo si vede casa mia sembra avere il desiderio di descrivere l’Italia vista dal fuori eppure viene raccontata da chi ogni giorno ci vive, con i propri sentimenti e le proprie paure, portando in scena personaggi tormentati e sull’orlo di una crisi (di nervi ma pure psicologica). Elvis Malaj, inoltre, ha un occhio molto attento alla figura femminile, rappresentata spesso come un personaggio da temere a causa del suo carattere forte e deciso.

Per trasformare la propria opera in un libro sincero, Elvis Malaj (classe, 1990) ha scelto uno stile di scrittura dal tono fresco, nuovo, spontaneo ma soprattutto ricco di descrizioni pungenti, reali, sempre attenta ai dettagli, compresi quelli più scomodi. A rendere ancora più fluida la lettura sono i molteplici riferimenti ironici, la mancanza di filtri che si concentra soprattutto su attimi e attese in cui i personaggi dei racconti sono concentrati sulla ricerca di sé senza mai trovarsi.

Dal tuo terrazzo si vede casa mia, così, si trasforma in un libro sull’importanza delle radici e delle tradizioni, sì, ma anche su come, tutto sommato, siano solo ed esclusivamente le persone a fare dei luoghi ciò che sono. Qualsiasi nazione d’origine essi abbiano.

 

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