Come un giovane uomo di Carlo Carabba  è un libro che prende spunto da due particolari eventi che accadono quasi contemporanei nella vita dell’autore e che vengono utilizzati da Carabba stesso per aprirci un mondo, il suo mondo, la sua testa, i suoi pensieri.

La storia, autobiografica, si svolge a Roma e si sposta a toccare altri luoghi importanti per la vita dello scrittore: Firenze, città dove vivono il padre e la nonna paterna e in cui il protagonista, bambino, passa dei periodi che ricorda con sentimenti contrastanti, paese che non sente suo e che lo mette di fronte all’idea di non appartenere a nessun luogo in particolare perché dentro di sé ne contiene molti; Milano, città che gli offre il primo lavoro “serio” in un momento molto ambiguo, che lo costringe a scegliere fra il passato ed il futuro, fra la vita e la morte; Levanto, incantevole paesino ligure in cui Carlo era solito passare le estati con la nonna materna: idea di un tempo andato, di persone che non sono più con noi.

La trama è semplice e comincia con una nevicata a Roma. Questa è la neve che Carlo aspetta da più di vent’anni, che ogni inverno brama e non arriva mai.

Ma non osavo portare questa fede alla chiarezza di una formulazione distinta e consapevole e ad accompagnare il desiderio restava soltanto la sensazione che, il giorno in cui sarebbe finalmente tornata a cadere, la nuova neve avrebbe portato con sé una svolta, avrebbe diviso un prima da un dopo.

Quell’anno arriva finalmente, ma nel suo animo il protagonista non prova la gioia che si aspettava, come succede a molti di noi nei momenti tanto attesi, quando vivere a pieno una gioia sembra quasi filmico. Mentre Carlo cammina – o evita di camminare, guardando la città imbiancarsi dalla finestra del suo ufficio – diventa chiara la struttura di questo libro: un’ampia, a volte convoluta, profonda, sincera autoanalisi. Parla di questo, Come un giovane uomo di Carlo Carabba. Ma non in un modo egocentrico, no. Parla della sua vita, si interroga sull’infanzia e l’adolescenza, partendo appunto dalla caduta della seconda neve della sua vita e dall’altro accadimento quasi  contemporaneo: l’incidente in motorino di una cara amica e il suo conseguente coma.

Da questo momento in avanti, per tutta la durata del libro, l’autore analizza ogni scelta, anche quelle ipotetiche, che compie, in – purtroppo per me che non amo la scrittura prolissa – tempi omerici, con frasi che finiscono nella pagina successiva. Non nascondo di aver fatto un po’ di fatica a seguire i pensieri, i ricordi, i rimpianti, i quesiti che Carlo si pone senza nessun freno, ma di aver trovato simili situazioni nel mio passato, nella mia infanzia, nelle mie scelte.

Una delle migliori qualità dimostrate in questo libro dall’autore è proprio la franchezza, la trasparenza, la sincerità con cui si mette a nudo, con cui smonta le giustificazioni da benpensanti che siamo soliti dirci e darci, e dare agli altri. E’ salutare sapere che non si è gli unici a non riuscire a vivere a pieno un momento estremamente triste o felice con la presenza di spirito totale che ci si aspetterebbe. Di non essere gli unici a ricevere importanza riflessa quando parte di un evento tragico, anche se il solo pensarlo ci fa sentire sbagliati. Di non essere gli unici che faticano a comprendere la morte e la vita, di conseguenza.

I sentimenti non seguono i comandamenti della volontà e della ragione, che possono, al più, avere un governo sulle espressioni del viso e del corpo, cui è concesso di manifestare quanto si crede di dover provare e mostrare non quanto veramente avvertiamo di sentire.

“Come un giovane uomo” non è un percorso di psicoanalisi. Ed infatti è l’autore stesso che alla fine, in un’appendice, ringrazia sentitamente il suo psicanalista. C’è chi usa la pittura o la fotografia per raccontare un percorso personale di comprensione –  o tentativo di comprensione – di sé. E chi riesce a scriverci un romanzo. Applaudo Carabba per il suo coraggio e lo ammiro per la sua profondità di pensiero. Un’interessante aggiunta alla scena letteraria italiana e alla selezione del Premio Strega. Come già anticipato, mi sarebbe piaciuto addentrarmi nella mente di Carlo e nella mia con qualche parola in meno, e anche qualche citazione pop e classica in meno, perché purtroppo sento tolgono qualcosa invece di aggiungere.

Questa qui è la nostra maratona del Premio Strega 2018. Seguite il nostro #Stregabello sui social, qui trovate tutte le nostre recensioni, presenti, passate e future.