Partiamo da questa domanda: si può amare una persona e continuare a farci del buon sesso? quando si tratta di sessualità supponiamo di sapere tutto. Molto spesso tutto ciò che sappiamo è figlio di una pessima educazione sessuale, del porno e delle chiacchiere da bar fatte con gli amici. Lessi tempo fa una collega che sosteneva «i grandi amanti non nascono, si fanno». Quindi vuol dire che per essere buoni amanti non basta lasciarsi andare ed essere naturali? no, mi dispiace, ma no.
Lavorando con i pazienti – molto spesso con coppie sposate da tempo – mi sono trovata di frequente a ragionare sulla natura dei nostri desideri sessuali. Ci siamo domandati, per esempio, che cosa c’è nell’incontro proprio con quella persona che riesce a scatenare la passione? Difficile dare una risposta e poi tutto sommato non è così rilevante, in fondo le passioni si vivono, non ci si discute sopra. Molto più interessante invece interrogarsi sulla possibilità di mantenere l’intensità di quella eccitazione in una relazione duratura. Molti si oppongono al calo di quella intensità, altri l’accettano, ma ciò su cui si diverge riguarda l’importanza da attribuire a questa perdita. Certo nelle prime fasi di una coppia non è un caso che si parli poco e si faccia molto sesso: gli inizi di solito sono facili. L’altro è ancora distinto da noi, separato, non conosciuto, e questa scoperta va celebrata e vissuta più che parlata! Il problema, talvolta, sta appunto nella prosecuzione della relazione, quando lo stabilirsi di un legame sempre più intimo e stabile va a discapito del desiderio.

E quindi che lingua parla il desiderio, sesso?

Quasi tutti i terapeuti di coppia ritengono un ingrediente indispensabile per una buona intesa sessuale riuscire a costruire una appagante intimità emotiva, fatta per lo più di parole. La tesi se pur avvincente non mi ha mai del tutto convinta, ancora di più ascoltando i miei pazienti che spesso mi raccontavano di relazioni dove non mancavano dialogo e vicinanza emotiva, ma la sessualità era quasi del tutto assente. Proviamo allora a fare un passo indietro e a chiederci cosa si intenda per intimità. La maggioranza di noi sa di essere intimo con qualcuno quando si sente a casa, a tal punto a proprio agio da poter parlare apertamente di ciò che pensa e di ciò che sente. E sottolineo parlare: l’impulso a condividere ogni cosa parlando diventa prioritario e obbligatorio, come se il corpo non fosse “sufficiente” a creare la giusta intimità. Quando abbiamo la sensazione di esserci affidati a qualcuno, in fondo, non lo riconosciamo dalla possibilità di poter parlare senza sentirci giudicati e sentendoci ogni volta confermati? È proprio questo tipo di intimità a creare un’atmosfera di cura, sicurezza e protezione, a volte addirittura fusione con l’altra persona che va però a discapito, ahimè, della distanza, così necessaria per creare eccitazione. Il rischio sta proprio qui: l’intimità rischia di diventare intrusione non vicinanza, una tale trasparenza segna la fine della curiosità.

E il fare le cose insieme? I gesti? Che fine fa il corpo che è la nostra lingua madre originaria e che per molti di noi resta l’unico linguaggio possibile?
Ad un certo punto ho cominciato a chiedere ai miei pazienti che vivevano relazioni durature quali fossero le situazioni in cui sentivano maggiore desiderio per il proprio partner. Forse non era un caso che, per la maggior parte, le risposte prevedevano la possibilità di vedere o sapere l’altro lontano, fisicamente e a tratti anche emotivamente, ma allo stesso tempo impegnato in qualcosa che lo appassionava. Aumentando i gradi di separazione dall’altro il desiderio emergeva! Non si è attratti da qualcuno che ha rinunciato alla propria autonomia, forse si può amarlo ma non desiderarlo.
La lingua del desiderio richiede quindi separazione. E richiede immaginazione. Inevitabile arrivare quindi al paradosso che rende le cose assai complicate: se c’è troppa distanza non esiste legame, ma un’eccessiva vicinanza uccide il desiderio.

Simone De Beauvoir scriveva «l’erotismo è un movimento verso l’altro, questo è il suo carattere essenziale». Quanto sono d’accordo! Mi piace l’idea di me che mi muovo e che non sto ferma, che creo vicinanza e distanza e che non penso mai di aver afferrato l’altro e di averlo incorporato in una dualità che rischia di essere fusione. Un pensiero così differente da quanti invece credono che il desiderio nasca, al contrario, dall’idea di stabilità e fermezza e non fanno altro che tendere alla vicinanza. Amare qualcuno prevede la capacità di pre-occuparci dell’altro e questo accade in tanti frangenti delle nostre vite, diversamente invece da ciò che avviene nell’incontro sessuale dove la ricerca del piacere necessita di un certo grado di egoismo. È l’unica area dove puoi perdere il controllo, non prendere decisioni, non sentirti responsabile per nessun altro. L’eccitazione sessuale vive di imprevisti, è riottosa, fa a botte con l’abitudine e la ripetizione.

Sono fermamente convinta che la capacità di tollerare la separazione, e la fondamentale insicurezza che ne deriva, è una condizione davvero molto importante per far funzionare il desiderio in una coppia. Certo, condividiamo gran parte delle nostre vite all’interno di un legame significativo, ma mantenere una zona nostra, privata, uno spazio che appartiene solo a noi, non fa altro che nutrire il desiderio che ha bisogno di una certa dose di elusività e inaspettato. Si tratta di continuare a rimanere due individui distinti sia nelle cose che facciamo, sia in quelle che ci diciamo. Lottare contro il nostro bisogno di sicurezza, di solitudine che vorrebbe eliminare le distanze, ma anzi alimentarle, saper creare uno spazio e riempirlo, di vita e di curiosità. Non illuderci che l’altro sia solo quello che conosciamo, ma che sia anche quello che dobbiamo ancora scoprire con una certa dose di interesse non può far altro che accrescere il desiderio. Lavorare sull’abbattere gli stereotipi ed i tabù: cominciare a pensare che ad esempio la sessualità maschile non sia prestazionale ma al contrario relazionale: gli uomini oggi si aspettano che le donne si divertano nella sessualità, siano maggiormente in contatto con i loro desideri. E il desiderio sessuale delle donne è davvero minore di quello degli uomini? No! Forse è solo più fluttuante e quindi per rimanere interessante, va alimentato ha bisogno di immaginazione, giocosità e novità. Acquistare sex toys in un sex shop online? Lingerie? Sex call?
Non sarà stato un caso che Proust abbia scritto «Il vero viaggio della scoperta consiste non nel guardare nuovi paesaggi ma nell’avere nuovi occhi!»

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Questo è il primo articolo di Marta Marabelli, che dal 2007 incontra persone, le aiuta a cambiare. Ascolta le loro storie di adulti e coppie e lavora con loro per affrontare momenti difficili, legati in particolare a problematiche relazionali e sessuali. Con questo appuntamento mensile vorrebbe parlare di amore, relazioni e sesso. Mai come in questo periodo l’amore sembra più statistica che chimica, mai come ora ci si aspetta tanto dalle nostre relazioni e si sente il peso di così tante aspettative. Perché non aprire un dialogo che sia vero, autentico sul tema delle relazioni e della sessualità, di cui spesso si parla ma non in modo sincero. E provare a farlo attraverso la sua lente soggettiva, di donna, curiosa e psicoterapeuta. Scrivetele qui.

Collage Eleonora Cargnel