Dopo aver gustato la distopica bellezza perversa di Handmade’s Tale, avevo pensato che almeno quest’anno non ci sarebbe stata un’altra serie all’altezza di quella storia e performance, e invece…

Dalla stessa autrice di Fleabag, Phoebe Waller-Bridge, una delle serie TV più femministe di sempre, Killing Eve, nuova miniserie inglese in otto puntate apparsa prima in U.K. e USA e ora anche in Italia per TimVision, è una storia  sui generis alla 007, quasi d’amore, o forse di ossessione.

Waller Bridge ha ammesso di avere un debole per le donne trasgressive, oltre che per l’amicizia e la sofferenza: una combo particolare con cui l’autrice/attrice cerca di soddisfare il suo appetito di storie con quello che scrive. E le due protagoniste in Killing Eve, attrici che tra l’altro interpretano straordinariamente la loro parte —Sandra Oh (nota anche come Cristina Yang di Grey’s Anatomy) nei panni di Eve Polastri, spia MI5 per i servizi segreti britannici, e Judy Comer che porta in scena Villanelle, nome in codice di una killer a pagamento, giovane, bella, psicopatica e amante dei vestiti firmati —

sono certamente personaggi che rompono tutti gli schemi patriarcali di come ci si aspetterebbe una donna sia, faccia e dica.

killin Eve protagoniste

photo credits: Tim Vision

A questo proposito, un punto su cui ha insistito Waller Bridge e di cui lei ha parlato in un’intervista con Harper’s Bazaar: Villanelle non avrebbe mai dovuto utilizzare nello show il suo sex appeal per sbrogliarsi da una situazione, anche se difficile: ed entrambe le nostre protagoniste si defilano quindi da qualsiasi comportamento stereotipato. L’autrice vuole mostrarci un lato femminile che non abbiamo forse mai visto in televisione: attraverso i suoi personaggi cerca di dare sfogo alle lamentele delle donne e soddisfa i loro appetiti segreti. In un’intervista con The Guardian afferma che:

“A teatro e in Tv, vediamo sempre le donne attraverso un’ottica sessuale. Sono rese alla stregua di oggetti. Ma un’esplorazione del desiderio creativo di una donna è davvero eccitante. Può essere una persona gentile, ma gli angoli più oscuri della sua mente sono insoliti e fottuti, perché tutti lo sono.”

E così troviamo una spia dei servizi segreti ossessionata con killer donne, motivo per cui perde anche il lavoro, ma questo non ferma la sua brama né la sua ricerca, anzi è il momento in cui il gioco si fa interessante, e vediamo quindi una Eve che investiga ossessivamente sulla sua killer preferita, studiandola da ogni angolazione quasi con ammirazione, quasi volendo un poco essere lei. Dall’altra parte abbiamo una killer distaccata e senza emozioni, che uccide per il piacere di farlo, che guadagna tanti soldi con quello che fa, e ne spende anche tanti in vestiti firmati, e inoltre che ha come base un appartamento a Parigi da sogno. I vestiti – e parliamo di stivaletti vintage Balenciaga, bomber Miu Miu, bluse Chloé, o trench Burberry, e ancora forse il più famoso, un vestito di tulle che pare una nuvola di Molly Goddard – li indossa però per piacere a se stessa, e non per fare colpo su chicchessia. Inoltre, i suoi metodi per fare fuori le sue vittime sono alquanto singolari, e femminili: forcine per capelli, iniezione letale, fragranza tossica fatta in casa e una pistola da borsetta. Villanelle è spietata e coraggiosa, è brava nell’uccidere e nel non farsi beccare, è straordinaria in quello che fa ma è anche, e questo è il genio di Wallet-Bridge, una ragazza che ha bisogni “normali”.

Killing Eve protagoniste

photo credits: Tim Vision

La storia, candidata a due Emmy oltre che ad altri premi, contorta, intelligente e ricca di suspense, si snoda tra la relazione imprevedibile delle due protagoniste, perché loro stesse lo sono prima di tutto, e mentre loro penetrano nei meandri del desiderio reciproco, lo fanno con il supporto di personaggi che hanno un ruolo minore ma lo stesso importante. Il marito di Eve impersona il compagno amorevole, premuroso e allo stesso tempo bisognoso di attenzioni che lei non riesce a darli, – avendo sempre in testa la sua killer preferita: anche qui notiamo uno stravolgimento dell’uomo stereotipato. E poi Shaw, la boss di Eve, una donna intelligente e volitiva, una spia che ricopre posizioni di potere e sta agli alti vertici della piramide, e che è un personaggio chiave per le domande che la serie farà forse scaturire agli spettatori curiosi, ovvero

chi sta dalla parte del male e chi del bene?

La risposta non sarà soddisfatta come non si riuscirà a incasellare completamente in definizioni preconfezionate le due protagoniste nei loro comportamenti e giochi pericolosi, manie, passioni. Come quando l’agente Eve rivela alla killer di pensare ai suoi occhi, alla sua bocca, o di cosa provi quando uccide, ed ha come risposta:

I think about you, too. I mean, I masturbate about you a lot”.

Un dialogo che avviene prima che tentino di uccidersi a vicenda. Cosa non aspettarsi da una serie così?

Visone consigliatissima!

Photo credits: foto gentilmente concesse da Tim Vision

 

Per approfondire

Killing Eve‘s Jodie Comer explains why we’re all rooting for Villanelle

Phoebe Waller-Bridge: ‘I have an appetite for transgressive women’