Ci siamo: il 2 Giugno torna l’appuntamento con Senza Rossetto, il podcast femminista giunto alla sua terza edizione. Tre anni di lavoro lunghissimo, incontri e promozione, ma quella di Senza Rossetto è una esperienza che mantiene il suo spirito con orgoglio: questa è cultura condivisa, un modo ragionato e curato per raccontare, e raccontarsi, i temi più caldi della questione femminile e femminista. Dopo il prezioso lavoro dell’edizione 2017 (trovate podcast, analisi e retroscena su Cosebelle) saranno molti i cambiamenti in arrivo. La piattaforma per ascoltare i podcast è sempre quella di Querty, ma adesso c’è anche una newsletter a commentare e aggiungere spunti di riflessione ad ogni singola puntata e la possibilità di supportare il progetto con delle donazioni su Patreon.

Il tema portante del lavoro di quest’anno è sempre il femminismo, ovviamente, ma spiegato alle nuove generazioni di ragazzi e ragazze fino ad arrivare ad una domanda cruciale:

Come si cresce un/una bambino/a femminista?

Ad aiutare le due storiche curatrici del progetto, Giulia Cuter e Giulia Perona, 5 nuove autrici con i loro racconti inediti e, novità, anche 5 illustratrici.

1. Bianca Pitzorno illustrata da Giulia Sagramola che parla di corpo che cambia, di crescita e invecchiamento 

2. Carolina Capria illustrata da Ilaria Urbinati che esplora l’educazione sentimentale e il consenso

3. Giulia Gianni illustrata da Sarah Mazzetti sul desidero, l’accettazione di essere quello che si è 

4. Lorenza Ghinelli illustrata da Cecilia Campironi che parla di modelli di riferimento 

5. Giulia Cuter e Giulia Perona illustrate da Lorenza Natarella: essere femministe è bello! 

Illustrazione di Elisa Lipari per Senza Rossetto.

Per l’occasione Giulia e Giulia tornano su Cosebelle Magazine per raccontare in prima persona questa nuova edizione.

Care Giulia & Giulia bentornate su Cosebelle Magazine! Ci ritroviamo dopo una edizione di Senza Rossetto di grandissimo impatto. Cosa è successo in questi mesi?
In questi mesi sono cambiate molte cose nelle nostre vite personali e in Senza rossetto. Siamo state in moltissimi posti a parlare del nostro progetto: librerie, festival letterari, circoli culturali, scuole e abbiamo raccolto grandi spunti per portarlo avanti. Poi da ottobre del 2017, Senza rossetto è diventato anche una newsletter dove, ogni due settimane, raccogliamo interviste, recensioni, approfondimenti e racconti sui temi che ci sono da sempre cari: il femminismo e la condizione femminile nel mondo contemporaneo. Spesso ospitiamo voci “terze” nella nostra newsletter, scrittrici, blogger, critiche d’arte, musica, cinema e molto altro. Persone che ci piacciono per quello che fanno e che dicono. Ma c’è sempre anche una sezione dedicata a una rassegna stampa curata direttamente da noi. È stato un bell’esercizio di costanza, ma anche una sfida stimolante: per fare una newsletter bisogna avere idee sempre nuove ed essere sempre costantemente aggiornati su quello che succede nel mondo. E poi anche nel mondo sono successe un sacco di cose: il 2017 è stato un anno esplosivo per il nuovo femminismo. Gli scandali sulle molestie sessuali che hanno investito prima il mondo del cinema con il caso Weinstein e poi a cascata varie istituzioni (pensiamo all’Accademia di Svezia, che quest’anno rinuncia ad assegnare il Nobel per la Letteratura proprio per questo motivo) hanno cambiato e stanno cambiato radicalmente il modo in cui si parla di femminismo. Finalmente.

La nuova stagione di Senza Rossetto inizia il 2 giugno. C’è stato un cambiamento nella preparazione dei nuovi podcast dopo quest’anno di incontri ed eventi? Sono emersi nuovi fronti della discussione o nuove urgenze?
Sono stati proprio gli input che abbiamo ricevuto durante questo anno di eventi e presentazioni e il nuovo fermento sociale su questi temi ad averci indirizzato verso il tema di questa nuova stagione. Da un lato è stato quasi fisiologico perché dopo esserci rivolte al passato nella prima stagione (dove ricordavamo le donne italiane che votarono per la prima volta nel 1946 per il referendum monarchia/repubblica), aver affrontato gli stereotipi sul mondo femminile che sopravvivono anche nel presente con la seconda, ora per chiudere il cerchio non potevamo che rivolgerci al futuro e quindi alle nuove generazioni che bisogna educare al femminismo; dall’altro lato ci siamo rese conto che l’aspetto dell’educazione sentimentale/sessuale è un tema ancora poco approfondito dalla coscienza comune che sta nascendo attorno a questi temi. Siamo molto concentrate a denunciare, a far emergere quello che è andato storto fino ad adesso (che è un processo giusto e necessario nella presa di coscienza collettiva) ma c’è ancora poca attenzione al processo con cui possiamo evitare che tutto questo si ripeta in futuro: iniziare fin da piccoli a dire agli adulti di domani che “dovremmo essere tutti femministi”.

Il tema della nuova stagione: vi rivolgerete a ragazze e ragazzi per parlare di femminismo. Vi chiederete, anche, come si cresce femministi. A vostro avviso cosa si sta facendo per sensibilizzare le nuove generazioni?
Pensiamo alla rivoluzione di Storie della buonanotte per bambine ribelli, il grandissimo successo editoriale del 2017: quello è stato uno dei tanti titoli che si inseriscono in un ampio tentativo della letteratura per ragazzi contemporanea di dare maggiore spazio al racconto dell’identità femminile. Le prime avvisaglie le abbiamo avute ancora nel 2015, quando la piccola casa editrice Rapsodia decise di sposare il progetto della casa editrice argentina Editorial Chirimbote e pubblicare anche in Italia la collana delle Antiprincipesse (e degli Antieroi), che propone biografie di personaggi anticonformisti e controcorrente per lettori molto giovani. Da lì sia la letteratura per l’infanzia che quella young adult hanno prestato molta più attenzione al pubblico femminile e a una rappresentazione delle eroine meno convenzionale. Questo è sicuramente un segnale, per noi che ci occupiamo di letteratura. C’è poi da aggiungere anche l’interesse di alcuni insegnanti a far sì che progetti femministi entrino anche nelle scuole, per raccontare che cosa sta succedendo oggi, ed è così che siamo state coinvolte per fare alcuni incontri in scuole superiori. Per il momento si tratta della volontà di singoli docenti, ma lo spiraglio per parlare di queste tematiche, su tutti i livelli, ormai è aperto e pensiamo che non si possa tornare indietro.

Quest’anno la squadra è allargata: oltre alle autrici ci saranno cinque illustratrici d’eccezione. Qual è il ruolo delle arti visive, soprattutto sui social network, in questa nuova ondata femminista? Possiamo dire che veicola più velocemente certi messaggi?
Viviamo in una società che si ciba di contenuti sempre più visuali e lo conferma anche la grande crescita che un social come Instagram ha avuto nell’ultimo anno. Tenendo conto che per le nuove generazioni quello è il social network per eccellenza, non potevamo non riflettere anche su questo aspetto nella nostra linea editoriale e  nella comunicazione.

Dopo l’esperienza dell’anno passato con le illustrazioni di Lineette e con la newsletter, in cui ci è capitato di ospitare disegni e collage d’autore, abbiamo deciso che in questa stagione anche le immagini avrebbero avuto un ruolo centrale. Le illustratrici che abbiamo voluto coinvolgere sono persone di cui seguivamo il lavoro e che apprezzavamo, perché, per fortuna, anche nel mondo delle graphic novel e dell’illustrazione negli ultimi mesi sono emersi nomi di autrici donne che sono riuscite a conquistare il mercato editoriale.

Non pensiamo che quello dell’immagine sia un modo per rendere il messaggio “più veloce”: l’illustrazione permette di vedere quel contenuto da un altro punto di vista, di focalizzarsi su un dettaglio che magari ci era sfuggito e che visivamente è rappresentativo di ciò che la scrittrice ha voluto raccontare. È molto interessante per noi scoprire ciò che l’illustratrice disegna dopo aver letto il racconto, perché non sappiamo mai cosa potrebbe venirne fuori.

Illustrazione di Marta Giunipero per Senza Rossetto.

Senza Rossetto è venuto prima dell’esplosione dei movimenti #quellavoltache e del #metoo. Secondo voi adesso a che punto siamo con le conversazioni sul femminismo in Italia? E qual è il posto della nuova serie di podcast in questo scenario?
#quellavoltache e #metoo sono stati due momenti molto importanti, che – dopo decenni in cui questi temi erano passati un po’ in sordina – hanno riportato in auge il dibattito sul patriarcato e l’abuso di potere maschile in tutte le sue forme: violenze, molestie fisiche e verbali, mansplaining, ecc. E di conseguenza anche il femminismo e l’attivismo per la parità di genere hanno preso un nuovo slancio: dopo l’esperienza web di #quellavoltache si sono mosse le attrici, le giornaliste e le donne di moltissimi altri ambiti professionali. Quello che è importante in questo momento di fermento è riuscire a fare fronte comune, a trovare una forma per esprimere questo dissenso che abbia un’effettiva forza politica e civile. E poi è ora di trovare un modo per coinvolgere sempre più uomini in questo cambiamento, è necessario. Questi avvenimenti ci hanno spinto da un lato a pensare la nuova stagione perché fosse il più inclusiva possibile, perché parlasse a quelle persone che possono iniziare da subito a vedere le cose in modo diverso e progettare una società più equa per uomini e donne, cioè i giovani, e dall’altro a ripensare un po’ il format, perché  a un certo punto includesse anche il punto di vista maschile su questi argomenti. Già l’anno scorso dietro le quinte abbiamo lavorato con molti uomini (il nostro produttore Matteo Scandolin, il nostro compositore Greg Dallavoce e i nostri fonici dello Studiozinghi) e continua a colpirci l’entusiasmo e la dedizione con cui si dedicano al podcast anche in questa nuova stagione, perché vuol dire che in qualche modo è un progetto che parla anche a loro. Quest’anno abbiamo deciso di spingerci un po’ più in là, di dare più spazio a qualcuno di loro, ma è una sorpresa che scoprirete ascoltando la stagione…

La seconda edizione di Senza Rossetto su Cosebelle Magazine.

In copertina artwork di Enea Brigatti per Senza Rossetto.

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