Mi accingo a scrivere de La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg di Sandra Petrignani consapevole di quanto questo libro mi abbia intimidita sia per il tema portante della narrazione, la biografia della Ginzburg, sia per il monumentale lavoro di scrittura e verità storica dell’autrice. Sandra Petrignani si dedica anima e corpo alla “causa Ginzburg” con una tale precisione storica, reverenza ed entusiasmo letterario che risulta difficile poi tornare ad altre letture. Avrei voluto esordire, pure, con le banalità che si usano in queste circostanze: questa è la storia di una donna, di “uno scrittore” (come avrebbe detto Elsa Morante), di un talento monumentale, altissimo, ma avrei fatto un torto all’autrice e a Natalia Ginzburg stessa. Questo perché quando si parla della Ginzburg nemmeno la parola genio riesce a rendere giustizia, è diventata troppo vuota. Natalia, invece, è la “Grande Madre” della letteratura italiana, gigante irripetibile, donna silenziosa, riservata e dalla femminilità “vergognosa”. O come una volta la definì Cesare Garboli, scrittore e critico letterario e suo grande amico, “una nazione femminile intera”.

Natalia vendicherà pienamente quel suo genere (negato) di appartenenza imponendone il punto di vista, «femminile, oscuro, viscerale, primitivo, diverso, uterino, sconosciuto all’uomo».

E l’interpretazione dell’Italia, della sua società e delle vicende storiche a lei contemporanee sono per Natalia Ginzburg motore privilegiato di una ricerca letteraria della verità, bene supremo, che non abbandonerà mai.

Quanti romanzi ha scritto Natalia, ma quanti anche ne ha letti, tradotti, editati, promossi, portati al trionfo editoriale (uno su tutti il Diario di Anna Frank). E quanti articoli, prefazioni, interventi e interviste ha scritto, corretto, curato. La figura dell’intellettuale moderno impallidisce al confronto delle “gesta” della Ginzburg, che ha saputo essere una e multipla, divisa tra la narrazione della famiglia, della disgregazione di amori, di amicizie, di una vita intera, e quella della contemporaneità. La Ginzburg, infatti, è stata anche editorialista del Corriere della Sera, de La Stampa, dell’Unità e ha raccontato con i suoi articoli la storia e i cambiamenti di una Italia in divenire. Sandra Petrignani, con pazienza certosina, narra le vicende che la riguardano dalla nascita fino alla morte e sviluppa attorno a questa narrazione, il punto focale assoluto de La corsara, le storie degli altri grandi dell’Italia: Elsa Morante, Alberto Moravia, Giulio Einaudi, Italo Calvino, Vittorio Foa e Cesare Pavese, solo per citarne alcuni. A quest’ultimo, in particolare, sono dedicate pagine strazianti e delicate che narrano il suicidio dell’autore e l’eco che avrà nella vita di  Natalia, già provata dal dolore più grande: la perdita del marito Leone Ginzburg, intellettuale finissimo, morto in carcere durante la Seconda Guerra Mondiale.

Un turbine infinito di conoscenze per Natalia, tutti i più grandi del XX secolo hanno avuto un contatto, una parola, una relazione di amicizia affettuosa con lei, e la narrazione di queste relazioni tesse una trama fitta, fittissima di ricordi, episodi, testimonianze che ricompongono la sua figura, la sua caratura morale, il suo talento. E parallelamente Sandra Petrignani racconta una ad una le opere e le intreccia con la sua vita personale. Non solo Lessico famigliare e la descrizione bellissima e commovente della vittoria allo Strega del 1963, ma l’opera della Ginzburg nella sua interezza, comprese quelle opere teatrali che Elsa Morante, sua amica grandissima, tanto detestava.

E in questo viaggio nel tempo, lunghissimo e avvolgente, che incurva quasi la schiena del lettore per portata e grandezza, ci si può ancora specchiare nella poetica della Ginzburg e nel suo pensiero sul sociale e sul politico. E non si prova sconcerto quando si legge la sua analisi della condizione femminile e del suo rapporto complicato con il femminismo: lo detestava pur dichiarando apertamente una condivisione di intenti e pensieri.

È burbera Natalia, triste come la definiva il suo amico Vittorio Foa, schiva, ma grande e immensa, anche a più di 100 anni dalla sua nascita, è la sua produzione letteraria e il contributo alla letteratura mondiale. Ed è terribilmente di conforto leggerlo adesso, in un’epoca in cui abbiamo disperatamente bisogno di integrità, sapienza e riservatezza.

 

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