Vincitore del Premio Strega 2018, La ragazza con la Leica (Guanda) è il romanzo con cui Helena Janeczek mette a fuoco la vita di Gerda Taro: l’eroica fotoreporter di guerra che, negli anni ‘30, si spendeva per la causa della Repubblica spagnola.
Nata Gerta Pohorylle, la fotografa tedesca è stata la prima a cadere su un campo di battaglia. Il 1° agosto 1937, nel giorno del suo ventisettesimo compleanno, il suo corteo funebre – una sfilata di bandiere rosse – attraversava Parigi.

Il romanzo storico e biografico di Helena Janeczek: Gerda Taro e l’Europa degli anni ’30, tra antisemitismo e ascesa del nazismo

(Ri)costruito minuziosamente attraverso un lungo e certosino lavoro di ricerca sulle fonti ufficiali, La ragazza con la Leica intreccia la storia di Gerda in maniera inestricabile con la precarietà degli anni ‘30 dei ragazzi europei. E con quel preciso momento storico (che fino a ieri ci sembrava senz’altro storia, mentre oggi ne sentiamo l’attualità e il pericolo alitarci sul collo) in cui il nazionalismo antisemita tedesco e la repressione nazista ingrossavano la propria voce.
Nel ritratto della fotoreporter Gerda, Helena oltrepassa i confini del visibile, in una narrazione partecipe e premurosa. Giovinezza, gioia di vivere, ottimismo e passione: Gerda Taro è la ragazza piena di vita che lascia Parigi, e un destino piuttosto inevitabile come fotografa di moda, per una vita libera. Con una ingombrante fotocamera appesa al collo, per fotografare la guerra e loro che «imparavano a sparare sulla spiaggia» di Barcellona. Complessa, determinata e libera, una autentica pasionaria.

«Poi era finito il tempo delle favole. Da quando la Repubblica spagnola era sotto attacco, la sola bravura era trovarsi al momento giusto nel posto giusto per catturare una realtà che doveva scuotere, tenere viva la protesta, forzare l’intervento del mondo libero»

Janeczek riaccende la vita de La ragazza con la Leica in un lungo flashback che si srotola a partire da una telefonata negli anni ‘60. Quella tra i due vecchi amici Willy Chardack (il Bassotto), l’eterno spasimante di Gerda, e l’uomo che lei gli preferì, l’attivista Georg ­Kuritzkes.
«Ho capito che Gerda è un personaggio così forte perché passa come una stella cometa nelle vite degli amici e degli amanti; e sono gli sguardi degli altri che ne restituiscono tutto la luminescenza, tutta l’energia inafferrabile. Questa donna sapeva tirare fuori il meglio dagli altri, come accade quando ti innamori e provi energie nuove, ti senti potenziato…», ha raccontato la scrittrice in un’intervista.

Gerda Taro secondo Janeczek: un personaggio straordinariamente letterario

Tra le voci che raccontano la storia e la vita di Gerda, rimane muto lo sguardo di chi le era più vicina, la presenza più ingombrante. Ne La ragazza con la Leica Gerda Taro non è l’altra metà di Robert Capa, ma un personaggio straordinariamente letterario. Nella accuratissima scrittura di Helena Janeczek, Gerda Taro è letterariamente inconfondibile come la Leni Gruyten di Heinrich Böll, ma ancora più irresistibile perché vera, non-fiction.
Il romanzo inizia con una fotografia, anzi con due istantanee a confronto: uno stesso soggetto – due miliziani antifranchisti, un uomo e una donna – ritratto dalla coppia di artisti. Un ritratto di coppia, in più di un senso.

«Robert Capa infatti ha colto il desiderio di abbandonarsi senza ritegno l’uno all’altra, Gerda Taro una gioia spudorata che si lancia fuori a conquistare il mondo»

Il manifesto subito evidente de La ragazza con la Leica – ritratto di un’artista sbiadita, come i colori di una vecchia fotografia – è dunque quello di restituire notorietà e meriti artistici a una donna di eccezionale talento, adombrata dall’ombra schiacciante di un compagno troppo celebre.

Si racconta che, durante la sua lunga agonia, durata diverse ore, Gerda Taro ebbe premura che le sue fotografie venissero salvate. La sua bellezza riverbera oggi brillante non soltanto attraverso le sue pellicole, ma anche sulle pagine e l’inchiostro generosi di un romanzo.

E con quella bottiglia di liquore Strega – che giace tra gli altri alcolici, ignorata, dallo scorso Natale – c’è stato un motivo bellissimo per sbocciare. Magari non mi sono attaccata “a canna” come ha fatto, con un’allure inaspettatamente rock, la compostissima Helena Janeczek. Magari ho, piuttosto, rispolverato quei bicchierini un po’ rétro che custodisco gelosamente, per celebrare un evento decisamente contemporaneo: il Premio Strega che ha visto 3 donne in finale ed è stato vinto proprio da una donna (l’undicesima nella storia della manifestazione, la prima dopo 15 anni).

Una curiosità: la canzone Taro degli Alt-J si ispira proprio a Gerda Taro. Hey Taro!
Per un approfondimento sul mondo dell’artista, visita il sito di Helena Janeczek.

 

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