La Cassettina di fine anno è complicata per un sacco di motivi. Intanto, serve fare ordine, distinguere quello che hai ascoltato perché avevi semplicemente voglia di quella cosa lì e chi se ne importa di quando è uscito il disco. Ci sono anche quelli che in realtà eri convinta che fossero usciti nel 2018 e invece sono dell’anno prima e quindi niente.

La Cassettina di fine anno serve per fare ordine, in realtà. Serve a riascoltare dischi che con il passare del tempo avevi perduto e invece vale la pena riascoltare. Succede spesso quando ogni venerdì vai su “Nuove uscite”, ascolti distrattamente due tre cose e la settimana successiva ripeti l’operazione. Per raccogliere queste ventuno canzoni (dieci italiane e dieci straniere, più una natalizissima) quest’anno ho spulciato un po’ le vecchie Cassettine del 2018. Chissà perché mi sono sempre ripromessa di non farlo, come quando ti sforzi di non googlare le cose che non ti ricordi perché una volta si faceva così, no? Chissà perché nella Cassettina di fine anno mi riprometto di non mettere pezzi che ho già messo nelle precedenti. Dev’essere per quella cosa tutta mia di non sprecare le cose, al supermercato di non fermarmi agli scaffali centrali, di mettere ogni tanto anche quel maglione che sta sotto tutti gli altri, al ristorante di non ordinare mai la cosa che davvero mi piace di più di tutte perché quella lì so che mi piace e se continuo così come faccio a sapere se mi piacciono anche altri piatti? È un discorso che fila, almeno nella mia testa. È un discorso che spesso porta a incartarsi, in realtà. Capita un sacco di volte che guardo il piatto altrui pensando ma io in realtà volevo quella cosa lì, guardo il mio maglione blu e cazzo voglio mettermi il mio maglione blu e chissenefrega se quello verde non me lo metto mai.

Questa Cassettina di fine anno è il risultato di questo chissenefrega. Avevamo concordato le migliori canzoni del 2018? Eccole. Pochi fronzoli, poca pietà, pochi 5/6 che diventano sei perché si è impegnato tanto. Per me si tratta di fare uno sforzo, nel gioco “giù dalla rupe” non sono mai stata troppo brava, sono sempre stata una che relativizza troppo. E sì, non sarò mai una che decide in un batter d’occhio, ma alla fine decido sempre. Questo 2018 è stato di decisioni veloci, ma forse era più mettere un piede dietro l’altro, la strada lì l’avevo già scelta. Questo 2018 è stato anche di nodi che ho deciso di allentare e non tagliare. Di farlo lungo i mesi, godendomi il tempo che gli dedicavo, guardandomi intorno avendo comunque chiara l’idea che l’obiettivo era sciogliere, resistendo sempre al raptus retromaniaco di stringere per poi dover ricominciare. È che scegliere di sciogliere ti fa poi arrivare alla fine con soltanto due lacci in mano. Li guardi e ti chiedi se ne sia valsa la pena di averci messo così tanto tempo, di averli conservati, sfidando la voglia di tagliare. Li guardi e ti chiedi che ci farai con questi due lacci, adesso che li hai sciolti. Probabilmente niente, ma chissenefrega, te li sei goduti, hai scelto.

Scegliere le venti canzoni della Cassettina di fine anno non è stato facile forse perché questo 2018 non è stato musicalmente memorabile (lo ho forse già detto nel 2017? Può darsi) ma ho tenuto solo quello che ho cantato per strada, che ho ascoltato cinquanta volte di fila su un letto a castello di Venice Beach, su cui ho pianto al Carrefour e su cui ho preparato il risotto. E non capita quasi mai, ma di questo 2018 so quale sia la canzone che ho amato di più. Per una che relativizza sempre forse vuol dire che stavolta qualcosa è cambiato per davvero.

Premete play.

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Le altre Cassettine le trovate qui.

La copertina della Cassettina di fine anno è di Madonnaaddolorata.