Non starò qui a dirvi quanto La mia cosa preferita sono i mostri di Emil Ferris sia già il caso editoriale dell’anno, queste sono valutazioni che lascio agli esperti. (Ma ricordatevi: Art Spiegelman, il leggendario autore di Maus, sostiene che con questo libro Emil abbia cambiato grammatica e sintassi del genere fumetto). Quello che mi preme trasmettere è la commovente bellezza di questo libro e del suo messaggio.

È il debutto editoriale di Emil Ferris, colei che ha lavorato alla sua prima graphic novel anni dopo essersi ripresa da una paralisi indotta da una banale puntura di insetto. Un esordio a 54 anni, una vita da illustratrice freelance alle spalle e mille peripezie tra la malattia e il ritorno al disegno, incluso un rocambolesco blocco delle copie del libro nel canale di Panama poco prima dell’uscita ufficiale in America. Finalmente ora è anche nelle librerie italiane in una edizione Bao publishing che rispetta religiosamente lo spirito del libro in ogni dettaglio, font compresi.

Emil Ferris, autoritratto.

Siamo in una notturna Chicago degli anni ’60 e la protagonista è una ragazzina, Karen Reyes, disegnata come un piccolo lupo mannaro, che investiga sulla misteriosa morte della vicina di casa, Anka Silverberg. Una lupetta mannara con impermeabile e cappello da investigatrice, un fratello tatuato che le ha trasmesso l’amore per l’arte e il disegno, e una mamma con occhialini da vista e cappellino che tenta invano di preservarla dal malocchio e dalle cose brutte della vita.

Il mondo sarebbe molto noioso senza i suoi mostri

dice Karen, mettendo nero su bianco il pensiero della stessa autrice, da sempre affascinata da lupi mannari, vampiri e film horror. È dichiarata, del resto, la sua passione per Creature Features, un vecchio show della tv americana dedicato proprio ai mostri, che ha contribuito a costruire l’immaginario riversato in questo libro.

Karen Reyes, lupetta mannara.

Ma chi sono i mostri di Emil Ferris?

I mostri sono coloro che non si uniformano, quelli che scelgono di confezionare cartoline di San Valentino macabre, proprio come fa Karen, e vengono malamente respinti dalle suore della scuola che ritengono tutto non appropriato. I mostri sono, poi, coloro che amano le copertine di Ghastly, Dread, Spectral, riviste horror create dall’autrice per inserire break qua e là nella narrazione. Copertine fittizie che rappresentano un divertissement artistico puro, nonché riflesso diretto dei gusti di Karen e Emil, che così celebrano quello che amano.

Ci sono, però, anche i mostri cattivi, molto spesso sotto mentite spoglie, ma non si fa fatica a riconoscerli. Il trucco è di andare al di là delle apparenze.

La mia cosa preferita sono i mostri è una dichiarazione d’amore per la diversità, una sequenza di vignette e illustrazioni, come la definisce la stessa Bao, che lascia a bocca aperta con ritratti portentosi, citazioni di quadri famosi e disegni architettonici della Chicago più tetra, eppur piena di vita e di immaginazione, proprio come la testolina di Karen. E in questo contesto spettrale, ma nel senso migliore del termine, c’è l’altra protagonista, Anka, un personaggio nato direttamente dai ricordi di bambina di Emil Ferris, da quelle storie che le raccontavano i suoi vicini di casa ebrei scampati all’orrore della Seconda Guerra Mondiale, ma anche delle sue ricerche in preparazione del libro. Due protagoniste principali che si muovono, in tempi diversi, in un mondo notturno, spaventoso, onirico, ma anche paradossalmente rassicurante.

Questo è un capolavoro di graphic novel per tantissimi motivi. Per il tratto ipnotico, penna a sfera su carta, e per i colori che si intrecciano creando sfumature sempre nuove. Ma è un capolavoro soprattutto per il conforto che questa storia sa dare quando realizzate il suo messaggio di accettazione e orgoglio nella diversità, perché quello di Emil Ferris non è un freak show costruito ad arte per dissacrare o spaventare. La mia cosa preferita sono i mostri racconta, piuttosto, l’interiorità infinita di Karen (riflesso della stessa autrice) e della sua natura. Il conforto è dato, allora, dall’idea, pressoché inedita, che questa ragazzina di 10 anni possa essere diversa dal rosa bubblegum, bambole e trucchi, come ci vogliono far credere il pensiero comune e la comunicazione di massa. Karen Reyes è l’eroina di cui noi adulte abbiamo bisogno perché non ha paura di sviluppare un mondo interiore alternativo, genuino, entusiasta e tremendamente solitario, cosa che però non spaventa in fondo, ma, anzi, è un enorme valore aggiunto.

È impossibile, allora, non provare entusiasmo infinito per la storia, i colori e il tratto di Emil Ferris, così come sarà impossibile non percepire la potenza di questa narrazione frutto di una vita diversa, continuamente messa alla prova, ma mai sconfitta.

Ho smesso di avere paure di essere diversa

è sempre Karen a parlare dall’alto dei suoi 10 anni, parole che sono balsamo per questi tempi difficili. Ha ragione, ovviamente, ed è per questo che ho deciso: anche io “da grande” voglio essere così libera e saggia, come Karen e i mostri suoi amici.

Per approfondire

Emil Ferris: ‘I didn’t want to be a woman – being a monster was the best solution’

First, Emil Ferris Was Paralyzed. Then Her Book Got Lost at Sea.

SPX 2017 Panel – Emil Ferris: My Favorite Thing Is Monsters