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Il caosa dentro

Frida Kahlo alla Fabbrica del Vapore

Tempo di lettura: 8 minuti

C’era una volta una bella fanciulla a cui piaceva ballare. A causa di un tragico incidente si trova, ancora adolescente, rinchiusa in una camera da letto. Ha un’età in cui non si vorrebbe guardare il mondo dalla finestra per andare alla ricerca della propria strada.

Quella ragazza è diventata un’icona per molte sue coetanee e oggi, alla fabbrica del Vapore a Milano, c’è una mostra quanto mai attuale e dedicata a lei:

FridaKahlo – Il caos dentro

Fino a 28 marzo 2021 è stato istallato un percorso sensoriale – dalla notevole valenza didattica – che immerge il visitatore nella vita della grande artista messicana, esplorandone la dimensione artistica, umana, spirituale.

“La mostra è adatta a coloro che non conoscono ancora a fondo le varie sfaccettature di questa esuberante artista e decidono di approcciarsi ad essa con sincera curiosità. Le visioni da lei dipinte non sono “situazioni impossibili” ma stati fisici e mentali che la tengono in ostaggio, le creano costrizioni da cui cerca una via di fuga, trovandola unicamente nella libertà del fare artistico. André Breton definì l’arte della Kahlo come un nastro intorno ad una bomba. Lo stile di Frida virerà infatti verso una complessità psicologica e una ricercatezza tecnica sempre crescenti”. Maria Rosso

  • Leo Matiz Frida Kahlo Coyoacàn, Città del Messico, 1944 Fotografia a colori © Fondazione Leo Matiz
  • Frida Kahlo Autoritratto con vestito di velluto, 1926 Olio su tela 79,7 x 59,9 cm Museo Dolores Olmedo, Messico Riproduzione formato Modlight © Banco de México Diego Rivera & Frida Kahlo Museums Trust, México D.F.
  • Leo Matiz Frida, Cristina Kahlo, Diego Rivera ed un’amica Città del Messico, 1941 ca. Fotografia B/N © Fondazione Leo Matiz
  • Frida Kahlo Autoritratto con scimmie, 1943 Olio su tela 81,5 × 63 cm Collezione Jacques - Natasha Gelman (Città del Messico, Messico) Riproduzione formato Modlight © Banco de México Diego Rivera & Frida Kahlo Museums Trust, México D.F.
  • Leo Matiz Frida davanti la Casa Azul Coyoacàn, Città del Messico, 1944 Fotografia a colori © Fondazione Leo Matiz
  • Frida Kahlo La colonna spezzata, 1944 Olio su tela incollato su masonite 30,5 x 40 cm Museo Dolores Olmedo, Messico Video-Proiezione animata © Banco de México Diego Rivera & Frida Kahlo Museums Trust, México D.F.
  • Frida Kahlo Autoritratto con collana di spine e colibrì, 1940 Olio su lamina metallica 63,5 x 49,5 cm Harry Ranson Center, USA Riproduzione formato Modlight © Banco de México Diego Rivera & Frida Kahlo Museums Trust, México D.F.
  • Frida Kahlo Il cervo ferito, 1946 Olio su masonite 22,4 x 30 cm Collezione privata Riproduzione formato Modlight © Banco de México Diego Rivera & Frida Kahlo Museums Trust, México D.F.
  • Frida Kahlo Autoritratto con bonito, 1941 Olio su tela 55 × 43,4 cm Collezione privata, USA Riproduzione formato Modlight © Banco de México Diego Rivera & Frida Kahlo Museums Trust, México D.F.

Chi è Frida

Frida Khalo rappresenta una figura centrale dell’arte messicana e certamente la più celebre pittrice latino americana del XX secolo. Con il marito Diego Rivera, tra i più importanti muralisti del Messico, formano una delle coppie più emblematiche della storia dell’arte mondiale.

Nata nel 1907, a sud di Città del Messico, eredita e fa suoi i valori della Rivoluzione messicana, tra cui l’amore per la cultura popolare.

“Le canzoni, gli abiti indigeni, gli oggetti d’artigianato e i giocattoli tradizionali, insieme all’influsso religioso della madre e alle nozioni tecniche sulla fotografia acquisite dal padre creano un legame profondo tra la sua produzione artistica – e dunque la sua esistenza – e la storia del Messico”. Antonio Arévalo

Com’è noto, Frida, da bambina, fu colpita dalla poliomielite, una malattia che l’avrebbe resa per sempre claudicante dalla gamba destra; più tardi, a 18 anni, fu vittima di un incidente: l’autobus sul quale viaggiava si scontrò con un tram, e lei subì diverse fratture alla colonna vertebrale, alle vertebre lombari e all’osso pelvico, oltre a una ferita penetrante all’addome. Fu durante la lunga convalescenza che iniziò a dedicarsi alla pittura. I postumi dell’incidente ne resero l’esistenza piuttosto tormentata. Frida ebbe infatti diversi aborti e dovette affrontare oltre trenta operazioni, tutti eventi infausti che rappresentò nei suoi dipinti, dai quali trapelava inoltre l’immenso dolore interiore provocatole dai continui tradimenti di Diego Rivera.

L’opera di Frida affonda le proprie radici nella tradizione popolare, ma anche nelle sue esperienze di vita e nelle sofferenze patite, che riesce a esprimere con straordinario talento: il caos interiore e il travaglio esistenziale sono espressi attraverso una produzione artistica eccezionale, capace di trascendere ogni epoca e frontiera”. Antonio Arévalo

La mostra, dopo una spettacolare sezione multimediale con immagini animate e una avvincente cronistoria raccontata attraverso le date che hanno maggiormente segnato le vicende personali e artistiche della pittrice, con sue frasi e citazioni alternate a fotografie celebri, entra nel vivo con la riproduzione minuziosa dei tre ambienti più vissuti da Frida a Casa Azul, la celebre magione messicana costruita in stile francese da Guillermo Kahlo nel 1904 e meta di turisti e appassionati da tutto il mondo: la camera da letto, lo studio realizzato nel 1946 al secondo piano e il giardino. Qui è ricostruita l’intera stanza con il grande letto a baldacchino con lo specchio che utilizzava per potersi ritrarre anche quando costretta a letto dalla malattia e dove morì il 13 luglio del 1954; la camera è arredata con oggetti tipici della cultura messicana, tra cui sculture di pietra e pupazzi di cartapesta, con quadri e fotografie, libri, mobili e le stampelle personali. Lo studio riproduce lo scrittoio e la scrivania con tutte le boccette dei colori ed i pennelli, il diario di Frida, la sedia rossa impagliata, la sedia a rotelle e il grande cavalletto. Nel giardino ci si immerge nell’area lussureggiante di vegetazione che Frida curava e nel quale abitavano vari animali come scimmie e pappagalli.

“Vi dico: bisogna ancora portare in sé un caos per poter generare una stella danzante” Friederich Nietzsche

Gli scatti di Leo Matiz

Segue la sezione I colori dell’anima, curata da Alejandra Matiz, direttrice della Fondazione Leo Matiz di Bogotà, con i magnifici ritratti fotografici di Frida realizzati dal celebre fotografo colombiano Leonet Matiz Espinoza (1917- 1988). Quella di Matiz è una prospettiva esclusiva e ravvicinata: colta in questi ritratti fotografici, Frida è ormai più che trentenne. Il fotoreporter la immortala in un momento della sua vita in cui ha maturato piena fiducia in sé stessa. Sono gli anni in cui la Kahlo non solo ha raggiunto la fama quale pittrice, ma come donna è riuscita ad ottenere la piena indipendenza, sia dal punto di vista economico che da quello sentimentale dal marito Diego Rivera. Leo Matiz, considerato uno dei più grandi fotografi del Novecento, immortala Frida in spazi di quotidianità: il quartiere, la casa ed il giardino, lo studio. Lo sguardo di Frida, fieramente puntato verso l’obbiettivo, agisce da autentico campo magnetico all’interno dell’inquadratura.

“La Kahlo era consapevole del valore artistico dell’operato di Leo Matiz e lui, a sua volta, nelle istantanee non mirava ad esaltare la Frida pittrice, bensì il suo lato intensamente femminile. Matiz la considerava una donna molto interessante, ne riconosceva l’intelligenza e una forza fuori dal comune, e questi tratti straordinari sono quelli che con maggiore enfasi sono stati evidenziati dalle inquadrature e dalla luce catturata dal fotografo. Frida possedeva ed indossava abiti particolari, si ornava con accessori estrosi e ricercatissimi. In maniera eccentrica amava inoltre acconciarsi i capelli con fiori o nastri, in fogge sempre diverse. Questi particolari dello stile di Frida sono stati esaltati nelle sedute di posa fotografica che la pittrice concedeva all’amico Leo, quindi eternati nei suoi scatti e resi ormai iconici”. Alejandra Matiz

Diego Rivera

Rivera aveva 36 anni e Frida solo 15, quando si incontrarono per la prima volta, mentre lui lavorava nell’anfiteatro Bolivar. Di quel primo incontro con Frida, Diego ricorda: “…aveva una dignità e una sicurezza di sé del tutto inusuali e negli occhi le brillava uno strano fuoco”. Solo alcuni anni più tardi ed in seguito al secondo divorzio di Diego con Guadalupe Marín, “l’elefante e la colomba” si unirono in matrimonio (1929). La loro storia d’amore era ben lungi dall’essere perfetta; a volte era tossica, alimentata da gelosie, tradimenti, ma sempre salvata da una grande passione. Nel 1939, a causa del tradimento di Diego con la sorella di Frida, Cristina, ma anche con l’attrice Paulette Godard, arrivò il divorzio. Dopo appena un anno di separazione i due artisti si sposeranno una seconda volta stabilendo, però, di vivere una relazione aperta.

Frida, l’icona di stile

Frida è stata una grande donna ed una straordinaria artista, ma è innegabile che sia riuscita anche ad imporsi quale icona di stile. In questa sezione trovano posto alcuni degli abiti della tradizione messicana che hanno ispirato ed influenzato i modelli usati dalla Kahlo. Gonne ampie e coloratissime, scialli e camiciole, copricapo e collane, ogni capo esposto è un esclusivo richiamo alla tradizione messicana.

“In questa sala si scoprono tutti i dettagli e i riferimenti storici dei capi d’abbigliamento indossati da Frida che utilizzò abiti tipici di diverse regioni del Messico, come simbolo di vicinanza ed empatia col popolo. Era particolarmente legata all’abito tehuana di Oaxaca, lo stato di cui era originaria la madre. Inoltre, quella tehuana era l’unica cultura matriarcale del Messico, in cui le donne sfoggiavano con orgoglio il loro essere lavoratrici ed autosufficienti. Nella tradizione artistica tehuana la quantità di sfumature di colore dei petali di un fiore ricamato sono indice di un elevato status sociale…Nel campo della moda, Frida è stata fonte di ispirazione per stilisti e case di moda internazionali, quali Gaultier, Dior, Vuitton, Givenchy, Kenzo, Ferragamo, Cavalli, Moschino, Missoni, Dolce & Gabbana, Valentino, Vans, Nike e Zara. Forse è per questo che nel 2012, a quasi 60 anni dalla sua morte, Vogue Messico ha deciso di dedicarle una copertina”. Milagros Ancheita, esperta del costume messicano, stilista del marchio Enamoramex

Il focus sulla tradizione messicana procede con la sezione dedicata ad alcuni dei più conosciuti murales realizzati da Diego Rivera in varie parti del mondo. Mentre in un ambiente attiguo si possono ammirare sette busti in gesso che altrettanti artisti contemporanei hanno voluto rielaborare, ispirandosi ai corsetti che Frida dovette utilizzare nel corso della sua vita e che dipingeva.

L’autoritratto

Nella sezione Frida e il suo doppio sono esposte le riproduzioni in formato modlight di quindici tra i più conosciuti autoritratti che Frida realizzò nel corso della sua carriera artistica, tra cui Autoritratto con collana (1933), Autoritratto con treccia (1941), Autoritratto con scimmie (1945), La colonna spezzata (1944), Il cervo ferito (1946), Diego ed io (1949).

“Dal momento che i miei soggetti sono stati sempre le mie sensazioni, i miei stati mentali e le reazioni profonde che la vita è andata producendo in me, ho di frequente oggettivato tutto questo in immagini di me stessa, che erano la cosa più sincera che io potessi fare per esprimere ciò che sentivo dentro e fuori di me”. Frida

Il modlight è una particolare forma di retroilluminazione omogenea, in cui ogni dipinto, precedentemente digitalizzato, viene riprodotto su uno speciale film mantenendo inalterate le dimensioni originali. Attraverso questo metodo, si possono apprezzare tutte le caratteristiche principali delle tele dipinte da Frida nell’arco della sua esistenza. A completare la sezione, uno dei capolavori di Frida- Autoritratto con Bonito (1941) – interamente animato.

Con uno sguardo diretto, penetrante, a volte sensibile ed ironico, Frida è la prima donna ispanica la cui immagine è stata ritratta su un francobollo degli Stati Uniti d’America, emesso il 21 giugno 2001,

La sala multimediale 10D

Lo spazio finale è riservato alla parte ludica e divertente dell’esposizione. Con la sua combinazione di video ad altissima risoluzione, suoni ed effetti speciali, la sala multimediale 10D è una esperienza sensoriale di realtà aumentata molto emozionante, particolarmente adatta ai piccoli. Rappresenta un momento unico di “immersione” visiva in movimento dentro il mondo artistico e umano di Frida Kahlo. Ogni immagine tridimensionale è connessa ad un effetto speciale. Il movimento della piattaforma, su cui sono poste delle comode poltrone, perfettamente sincronizzato con la visione, dà la sensazione di muoversi in prima persona, enfatizzando ogni spostamento ed in tutte le direzioni.

Altro punto di forza dell’esposizione è un laboratorio dedicato ai bambini e alle visite scolastiche appositamente concepito per avvicinare gli studenti alle opere d’arte di questa donna straordinaria.

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