Con il suo fascistometro è riuscita ad irritare tutta l’intellighenzia in modo trasversale, dai direttori di giornale agli esponenti politici di varie fazioni.
Secondo me che ciò che più infastidisce di Istruzioni per diventare fascisti, il nuovo libro di Michela Murgia, è il suo essere piuttosto convincente, perché dimostra che dentro ognuno di noi si cela un morbo che se ne frega di età, sesso, collocazione geografica, livello di istruzione: l’involuzione del pensiero.

Il fascistometro, cioè il test in appendice al libro e ripreso dal sito de L’Espresso che tanto ha fatto discutere, è solo un (furbo) specchietto per le allodole, un pretesto per porre l’attenzione su qualcosa di ben più complesso. Per come la vedo io, nel fascismo di cui parla Michela Murgia la politica c’entra in modo marginale: quello che l’autrice descrive è un approccio mentale, un atteggiamento culturale che, in misura più o meno estesa, sembra appartenere a tutti noi.

 

Photo credits by: Alessandra Menozzi

 

La questione non è “tu cosa voti?” ma “tu cosa pensi? Quali sono i valori sui quali si fonda il tuo pensiero? Quali sono gli strumenti che utilizzi per decodificare la realtà, farti un’opinione, esprimere il tuo punto di vista?”

 

 Il fascismo come metodo

Lasciamo perdere per un attimo il chiacchiericcio intorno al libro, facciamo un passo indietro e chiediamoci: la libertà e l’uguaglianza sono principi universali? La dignità è un diritto essenziale di ogni essere umano? La violenza è sempre da condannare?
Ponendo le domande in questo modo tutti risponderemo “certo che sì!”, ma è proprio qui che casca l’asino, perché quando ci si addentra nella specificità del nostro orticello la risposta spesso cambia e diventa “beh, dipende”. Ed è esattamente in queste crepe che si insinua il metodo fascista di cui parla Michela Murgia, un cambio di prospettiva lento ma costante, che fa leva sulle nostre paure e che giorno dopo giorno ci sta portando ad essere più chiusi, retrogradi, ignoranti… forse addirittura meno umani.

«Il mantra “restiamo umani” che tanto piace ai democratici dal cuore tenero dimentica che gli umani sono la specie dominante del pianeta proprio perché sono i predatori di tutte le altre. Restare umani in natura vuol dire sopravvivere, mettere se stessi prima di ogni altra cosa, sapersi difendere contro tutti e se necessario anche contro i propri stessi simili»

Sta passando il concetto che le nostre libertà siano minate da quelle degli altri, che i nostri diritti rischino di soccombere davanti a quelli degli altri, che la nostra cultura sia delegittimata da quella degli altri… ma gli altri chi?  È questo il punto: gli altri possono essere tutti.

 

L’involuzione del pensiero

Quando il metodo dilaga, succede che ognuno è libero di professare la propria fede a patto che la moschea non venga costruita nel nostro quartiere, che ogni essere umano ha il diritto di fare ciò che vuole con il proprio corpo ma se una donna sceglie di abortire deve girare mezzo stivale per trovare un medico disposto ad aiutarla, che se uno stupro viene commesso da uno straniero ci indigniamo di più, che la violenza non è una soluzione ma vogliamo poterci difendere con le armi tra le nostre mura domestiche.

Insomma, al di là delle considerazioni politiche, di cui naturalmente il libro è molto ricco, quello che sembra emergere tra le righe è soprattutto un grido di allarme: ad un certo punto abbiamo perso la capacità di appellarci a quella manciata di valori che costituiscono la base del vivere civile, li abbiamo messi da parte e abbiamo iniziato ad accoglierne altri.

Di per sé il cambio di rotta non è necessariamente un male, anzi, quando si ispira ai principi universali è una manna dal cielo per tutti. Ma se perdiamo la bussola, se accettiamo di essere tutti uguali ma fino a un certo punto rischiamo di finire alla deriva o, peggio, di tornare indietro.

Lentamente rimetteremo in discussione i diritti fondamentali, ci racconteremo che chi commette un omicidio avrà senz’altro i suoi buoni motivi, che la libertà personale bisogna guadagnarsela, che la scienza è un’opinione come tante, che la democrazia è sopravvalutata, che il suffragio universale è un’idea da rivedere e chissà cos’altro.
E così via, in un lunghissimo rewind che ci riporterà alla caccia alle streghe, alle Crociate, alla schiavitù, ai dinosauri, al Big Bang… e probabilmente ci estingueremo, che adesso sembra esagerato e fa quasi ridere, ma forse neanche tanto.

 

(photo credits: Alessandra Menozzi)