Chi più chi meno, siamo stati tutti almeno una volta ammaliati dal genere fantasy: che fossero hobbit oppure dragoni poco cambiava. Era il desiderio di credere in qualcosa di irreale che raccontava però, con sacrale precisione, la realtà quotidiana, le lotte di ogni genere e soprattutto di ogni tipo con il fine di portare la pace nel mondo ma soprattutto nell’animo. Non stupisce, quindi, che Cyril Pedrosa sia tornato indietro nel tempo, abbia scovato un mondo magico per immergerlo in un periodo storico misterioso e oscuro come il Medioevo, o così pare, portando il suo amore per i viaggi alla scoperta del sé (vedesi alla voce Portugal) in un nuovo spazio – tempo fantastico (termine da leggere in tutte le sue accezioni). Mi piace pensare che il suo L’età dell’oro, con la sceneggiatura scritta a quattro mani insieme a Roxanne Moreil, sia nato così e sia arrivato nelle librerie grazie a Bao Publishing e alla voglia che abbiamo ancora oggi di avventure, quelle che fremono in un equilibrio precario fra realtà e fantasia.

Secondo le leggende, l’età dell’oro è un tempo mitico caratterizzato da prosperità e abbondanza, da un’eterna primavera portatrice di temperature miti con conseguenti terre rigogliose. Nel primo volume di Cyril Pedrosa e Roxanne Moreil, invece, L’età dell’oro viene presentato come un libro perduto, un mistero nascosto, una traccia lasciata su un foglio che racconta la storia degli uomini. Eppure la principessa Tilda questo ancora non lo sa. Orfana di padre, l’eroina protagonista del graphic novel è alla ricerca della giustizia mentre tenta di riprendersi parte del regno che le spetta e iniziare così una lotta che possa essere solo un confronto e non una strage di sangue. Seppur obbligata all’esilio a causa della madre e del fratello minore, Tilda riesce a scappare nei boschi, quelli più temuti, in cui si nascondono animali e cresce la natura più selvaggia. Ed è qui, sulle rive di un fiume, che Tilda intuisce la presenza di una forza nascosta dentro di sé, un potere irreale eppure palpabile che con forza la spinge verso mete nuove.

Perché la trama de L’età dell’oro è un continuo intrecciarsi di storie, personaggi che nascondono segreti e protagonisti pronti ad affrontare ogni pericolo: in questo primo volume ci sono tesori da scoprire, nemici da sfidare ma soprattutto valori da ricercare per renderci unici. Le avventure narrate e illustrate da Cyril Pedrosa e Roxanne Moreil vogliono raccontare un mondo lontano, sì, ma specchio del presente, di una società perennemente divisa da buoni e cattivi, poveri e ricchi, in attesa di un animo che possa salvare l’umanità intera da qualcosa di veramente cattivo e pieno di astio.

E cosa dire poi delle tavole? Le illustrazioni di Cyril Pedrosa sono pazzesche, ricche di dettagli in cui perdersi letteralmente. Ricordando un po’ i paesaggi del suo Portugal, in L’età dell’oro ci sono boschi e città, interni decorati nei minimi dettagli e abiti che arrivano direttamente dal mondo delle favole. Ci sono travestimenti, tentativi (decisamente riusciti) di far passare un personaggio per quello che non è e ci sono sfumature di colori che raccontano la paura e i porti sicuri, la notte e il giorno, il coraggio e l’entusiasmo.

Con il suo primo volume, L’età dell’oro di Cyril Pedrosa e Roxanne Moreil anticipa un mondo meraviglioso, la prima di una serie di avventure che non vediamo l’ora di sfogliare.