Quando leggiamo un libro, quando ci ritroviamo fra le mani una storia, ci chiediamo troppe poche volte da dove arrivino le parole, come siano state scritte e soprattutto cosa volesse davvero raccontarci chi stava lì, penna in mano o dita sulla tastiera, in una stanza chissà dove, a fissare il muro, immaginandosi impressioni e sensazioni da trasmettere a un ipotetico lettore. Ho sempre immaginato la consapevolezza di essere letti come una percezione strana, intervallata da momenti d’ansia e particolare responsabilità dovuta anche alla temibile conseguenza che Margherita Giacobino confida in una delle quasi trecento pagine di L’età ridicola, un romanzo che coinvolge tutti i i sensi, toccando tanti di quei temi che viene il dubbio di dover mettersi a rileggere i capitoli per la paura di essersene persi qualcuno.

[..] e ascolta la donna tacerle la sua infelicità e parlare di come si sia totalmente immedesimata nella sua protagonista, e la vecchia ormai si è resa conto che questa donna ha letto un libro che non è quello che lei ha scritto, e cercherebbe di dirglielo se non temesse di ferirla e se non avesse ormai capito che lei e la sconosciuta parlano due lingue che hanno le stesse parole ma sono in realtà intraducibili l’una nell’altra.

Per cominciare, L’età ridicola è un romanzo che sembra una lunga conversazione fra generazioni diverse in cui però i problemi stanno sempre lì, a metà fra l’amore e il dolore. Capitolo dopo capitolo, però, il romanzo di Margherita Giacobino diventa molto altro, tanto che a raccontarlo si spera di non travisare nulla, di prendere ogni sfumatura e darle la giusta importanza.

Qual è l’età ridicola?

C’è un detto dalle mie parti che tende a chiamare l’adolescenza l’età della “stupidera”, un modo, facile da intuire, per giustificare tutte quelle decisioni sbagliate che si prendono dai quattordici ai diciotto anni o giù di lì, accompagnate da fin troppo entusiasmo e dosi eccessive di impulsività. Se il titolo L’età ridicola può far pensare appunto alla stupidera e alla testardaggine dei teenager, il romanzo di Margherita Giacobino vuole invece raccontare comportamenti simili eppure caratteristici di tutt’altra fascia d’età: la vecchiaia e tutto quello che porta con sé il peso degli anni.

Perché L’età ridicola di Margherita Giacobino è una storia di donne di decenni differenti, un romanzo che vuole sottolineare quanto il significato di crescere sia trasversale all’età, ai modi di essere e di diventare. Gabriela e la vecchia cercano di conoscersi e vivere assieme, una con il suo modo di fare timido e generoso, l’altra con la sua indole burbera e a volte un po’ caotica. Gabriela è la giovane colf poco più che ventenne, la badante della vecchia di cui, al contrario, non conosceremo il nome se non quello delle persone che ha amato lungo la sua vita. Una trasferitasi dall’estero, l’altra in Italia da sempre, Gabriela e la vecchia vivono ora in una città lungo il Po, aspettando un futuro che sembra non arrivare mai, una felicità che pare solo un ricordo di tempi lontani, legati forse all’infanzia per Gabriela – giovane ma già anziana dentro – e legati all’amore per la vecchia, il cui ricordo dell’amata Nora è ancora così vivido.

[…] come fa bene il dolore, fa sentire così vivi.

Di cosa parliamo quando parliamo d’amore (a tutte le età)

Protagonista del romanzo di Margherita Giacobino è soprattutto l’unione, quella amorosa, sì, ma anche familiare e amichevole. Sono i rapporti, il loro continuo incrinarsi per poi rifiorire e sbocciare: è l’infinito rincorrersi delle domande, perfino in tarda età, pure quando sembrano finite, quando ogni ruga è una storia nuova da raccontare, con tutto quell’entusiasmo e passione tanto simili ai sentimenti provati durante il primo e unico grande amore in gioventù. Quello della vecchia è un vivere al massimo delle proprie energie, ancora forti e intense seppur contro la sua volontà; è la stessa forza adolescenziale in un corpo, però, che si sta ormai preparando ad altre mete ma che ancora si sente trascinato dai pizzicotti che la vita gli dà.

Come sopravvivere all’età ridicola oggi

La scrittrice e giornalista torinese racconta tutto ciò in un contesto attuale, come se la stesura di questo romanzo fosse stata fatta mentre alla radio passavano le notizie più macabre di questi ultimi anni e mesi, proprio come nella casa della vecchia. L’età ridicola, così, diventa un modo per portare la quotidianità su carta, con un occhio attento all’attualità e alla storia, quella che stiamo scrivendo noi in questi anni con scelte politiche discutibili e atteggiamenti incomprensibili.

Ho pensato e ripensato a quello che Margherita Giacobino ha voluto trasmettere con questo libro e il mio riflettere è rimasto impigliato qui, al suo modo di raccontare la terza età mostrandola non così diversa dall’adolescenza perché l’obiettivo sta nell’installare un po’ di insensata gioia nell’alba dei nostri crepuscoli, a sedici anni come a ottantasei. Perché L’età ridicola ci insegna a sopravvivere all’assenza, quella di chi ci lascia per non tornare più ma anche quella che si prova quando non ci sentiamo capiti, quando le persone attorno a noi non sembrano comprendere ciò che stiamo vivendo e, pure in questo caso, è ciò che succede a sedici anni come a ottantasei.

Può esserci una soluzione? Forse sì. È il vivere giocando con l’immaginazione perché “probabilmente la sua vita sarebbe invivibile se non lavorasse di fantasia”; è il cercare di affrontare la realtà per trovare il gran finale perché si sa,  “le fini sono più reali degli inizi”, sono quelli che rimangono più impressi sulla nostra pelle e nei nostri ricordi, quindi tanto vale lavorarci per renderli al meglio. Ma chissà se queste sfumature le ho trovate solo io o anche tu.

 

In copertina: illustrazione di Silvia Testa per Cosebelle Magazine, Sito ufficiale | Instagram 


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