Con un paio di mesi in ritardo rispetto all’uscita (Dicembre 2017), ho recuperato “Dark” la prima serie tedesca prodotta da Netflix (e permettetemi di dire, con un pizzico di orgoglio, che l’ho guardata in lingua originale).

Non so se sia per via dell’eredità della tradizione filosofica tedesca o solo un caso, ma il concetto di tempo è il protagonista di questa serie. Intorno alle domande sul tempo infatti (sulla sua linearità o ciclicità, sulla possibilità di cambiare il passato per influenzare il futuro, etc.) ruotano le storie dei protagonisti, gli abitanti di Winden, cittadina tedesca immersa in una foresta fiabesca e insieme spaventosa che ospita anche una minacciosa centrale nucleare.

Dark, lanciata anche come “I segreti di Winden” in Italia, fa pensare subito a Twin Peaks perchè anche qui ci sono ragazzini che scompaiono, ci sono gli abitanti di una città che nascondono storie, segreti, peccati, tradimenti, c’è l’inquietudine scatenata da una presenza che non si vede, in più ci sono una grotta aperta sul buio/ignoto, una centrale nucleare (come detto), gli uccelli che cadono morti dal cielo a ricordare gli effetti di Chernobyl (più volte citata nella serie), il nucleare che interferisce con la natura e con i suoi ritmi, con il tempo appunto.

Ma che non siamo in America bensì in Germania è chiaro: niente sole, niente sorrisi, dialoghi brevi tranne che quando si filosofeggia, pioggia a dirotto (ma guai ad aprire gli ombrelli o a mettere su il cappuccio anche con tanto di impermeabile giallo addosso), colori freddi, la foresta è quella delle favole dei fratelli Grimm (dove probabilmente si persero Hansel e Gretel e Cappuccetto Rosso, ) e la colonna sonora (molto bella a mio parere) è tedesca (va da Apparat al duo Teardo-Bargeld passando per Nena).

Dark non è facile da seguire, bisogna ripassare ogni tanto nella mente gli alberi genealogici delle varie famiglie di Winden per ricordarsi i collegamenti tra i personaggi. Quindi non scoraggiatevi se all’inzio vi sentirete persi (dopo un paio di puntate sarete comunque sempre più avanti delle indagini della polizia).

Poco o niente si riesce ad anticipare di quello che accadrà e quando penserete di aver colto il “filo rosso” della storia ecco che comparirà un altro elemento a farvi rimettere in discussione tutto.

Dark non è scontata, è un viaggio nel tempo perfettamente ricostruito, è come siamo e come eravamo, è il monito, ripetuto più volte, che tutte le cose sono collegate le une alle altre, che passato e presente sono un tutt’uno anche se ci illudiamo di avere il controllo sulle nostre vite.

Di più non posso dire perché ogni parola di troppo sarebbe uno spoiler e sappiamo che il mondo là fuori è pieno di gente con la spoiler-fobia 😉

Sono curiosa di vedere come porteranno avanti la storia per la seconda serie che è già stata confermata e che dovrà rispondere a tanti interrogativi rimasti in sospeso. (Quello che mi sono chiesta io tutto il tempo è: perché i protagonisti non ricordano e/o non hanno déjà vu?)

Spero non diventi una di quelle serie che si perde già alla seconda stagione perché viene meno l’originalità dell’idea di base, perché il meccanismo di sorpresa è stato già usato nella prima serie e quindi bisogna inventarsi qualcosa che però non è all’altezza delle aspettative dell’audience.

Spero tantissimo che gli autori si focalizzino ancora sul concetto di tempo piuttosto che sulle vite dei protagonisti e che, prima o poi, spunti il sole.