Joan Didion è tornata in libreria e ancora una volta è per parlare di sé raccontando la California (e viceversa). Dopo gli scritti raccolti in Verso Betlemme e in White Album, dopo romanzi come Run River e Prendila così, questa piccola donna fragile eppure fortissima ci accompagna  ancora una volta per le terre della California, in un’autobiografia che è soprattutto l’ennesima dichiarazione d’amore e odio sulle sue origini e su uno stato che è specchio del suo animo e stile.

(…) questo libro è una ricerca sui miei equivoci circa il luogo e il modo in cui sono cresciuta, equivoci che riguardano l’America così come la California, fraintendimenti e malintesi a tal punto insiti nella persona che sono diventata che ancora oggi mi riesce di affrontarli solo per vie indirette.

Innanzitutto, nell’edizione italiana di Da dove vengo. Un’autobiografia (edito da Il Saggiatore e tradotto da Sara Sullam) il lettore viene immediatamente colpito dalla meravigliosa copertina con una Joan Didion illustrata da Cecilia Carlstedt e dalla volontà di sottolineare “un’autobiografia” subito sotto il titolo. Eppure, Where I was from è soprattutto un libro sulla geografia della California, sulle caratteristiche territoriali di questo stato che hanno influito sulla storia del Paese stesso, tanto da cercare in ogni sua linea il significato più intrinseco di ogni evento politico ed economico. Quella di Joan Didion, infatti, è una storia che parla sì dei suoi avi (il racconto si apre con aneddoti della bis – bis – bis – bis – bisnonna della scrittrice) ma chi la conosce sa che ogni personaggio è solo una chiave per raccontare ben altro: sensazioni, approcci alla vita e ai suoi disastri e, in questo caso, un modo per narrare la storia di uno stato intero.

Joan Didion, in Da dove vengo, pare cercare se stessa e le origini delle proprie inclinazioni e decisioni fra le rocce della California, fra le onde dell’oceano e i quarantatré gradi al tramonto. Ritrova pezzi di sé, Joan Didion, e delle sue scelte passate, nella storia di chi ha vissuto quel luogo prima di lei e lo fa esplorando e indagando sulla loro visione per tentare di capire  l’evoluzione di una società ancora oggi difficile da spiegare per la scrittrice la quale, soprattutto in queste pagine, pare alla ricerca della parole giuste per esprimere quella sensazione che le chiude lo stomaco ogni volta che avvicina la parola casa alla parola California. Non è un caso, infatti, se nella terza parte del libro si trovano parecchi riferimenti a Run River, il romanzo che Joan Didion scrisse mentre viveva a New York, subito dopo gli studi, lontano chilometri e chilometri da casa. Una distanza, quella della scrittrice durante il suo periodo newyorkese, che sembra essere stata vissuta con un continuo rimpianto, come se andarsene dalla California fosse stato un tradimento alla terra stessa.

Mi ci sarebbe voluto un po’ di tempo per capire che “me” è ciò che pensiamo quando muoiono i nostri genitori, anche alla mia età, chi mi cercherà ora, chi mi ricorderà per com’ero, chi saprà che mi succede ora, da dove verrò.

Ed è così che Joan Didion decide di respirare la sua California e raccontarla anche attraverso l’arte che la rappresenta, la letteratura che nei secoli l’ha voluta protagonista, le famiglie che hanno vissuto tutte le fasi di questo stato: dai primi tentativi di insediamento fino ai cambiamenti post bellici dopo la Seconda Guerra Mondiale per arrivare poi al crollo della borsa nel 1987 e al conseguente periodo in cui i cartelli “affittasi” cominciarono a spuntare uno dopo l’altro. E poi c’è l’importanza delle tradizioni, il significato di religione, il rapporto della scrittrice con i propri genitori e il loro concetto di California e infine un focus molto importante sull’agricoltura, una caratteristica fondamentale per lo stato tanto da creare al suo interno una sorta di idealizzazione dell’adolescenza maschile, più di quella femminile.

Non esiste davvero un modo per fare i conti con tutto ciò che perdiamo.

Da dove vengo, più che un’autobiografia, è un piccolo pezzo di storia: quella di uno stato intero, sì, ma anche quella che ruota attorno all desiderio di conoscersi e cercarsi di una delle voci più importanti della letteratura americana attuale.

 

photo credits: Nellie Airoldi

 


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